«Che gioia il mio gol in acrobazia. È per lanciare in alto la Torres»
Alessandro Masala si racconta dopo la prodezza contro la Recanatese
Sassari Torres è una parola che sente da quando era in fasce. Quella di Alessandro Masala è una famiglia di sportivi, tifosi della Torres. «Ricordo che nonna Vincenza, a cui anche se non c'è più dedico il gol, mi portava allo stadio, per me era una giornata di festa ed è così che mi sono appassionato al calcio». Il centrocampista rossoblù è orgoglioso di indossare la maglia della squadra della sua città, società dove ha cominciato a tirare i primi calci al pallone.
Che prodezza sabato.
«Non avevo mai segnato una rete in acrobazia, gesti tecnici così hanno il loro fascino. Non posso descrivere a parole la gioia che ho provato».
Che cosa le è passato per la testa quando ha visto il pallone gonfiare la rete?
«Sono frazioni di secondo, quando ho visto la palla scendere avevo già deciso di calciare così. Ricordo di aver esultato ma in quei momenti pensi solo che hai fatto qualcosa d'importante per la squadra».
Chi le ha fatto i complimenti per primo?
«Tante persone mi hanno scritto e chiamato. Ricevere quelli della mia famiglia mi ha fatto emozionare. Loro sono sassaresi ma soprattutto torresini. Per me è stata una bellissima giornata».
Un sassarese cosa nella Torres.
«E' il quarto anno che indosso questa maglietta, eppure provo sempre emozioni forti ogni volta che scendo in campo. Mi passano tanti pensieri per la testa: mia nonna, mio papà Stefano che è stato un buon difensore. La Torres è una grande passione di famiglia. E dalla mia famiglia ho imparato una cosa importante, restare umile».
La serie C per lei è un punto d'arrivo o di partenza?
«Chi gioca a calcio ed è un professionista deve sempre pensare di migliorarsi. Questo a prescindere dall'età. Allenarsi, fare sacrifici,devono essere cose normali».
Stefano Udassi per voi è?
«Avere un presidente ex calciatore è un vantaggio. Sa cosa vuol dire giocare con la Torres, vivere nello spogliatoio. Per tutti noi è un punto di riferimento, ci piace la saggezza dei suoi discorsi da dirigente». Qual è, oltre alla Torres, la sua squadra del cuore? « Posso dire che il mio idolo è sempre stato Alessandro Del Piero. Ma non sono un tifosi della Juventus».
Da sassarese si sente un osservato speciale?
«Sento il peso della maglia e forse più degli altri il senso di responsabilità. I tifosi più esigenti con noi? Non so, però ti guardano con un occhio particolare. Se per alcuni sono un peso, per me le responsabilità nel calcio sono la cosa più bella del mondo».
C'è un allenatore a cui si sente legato?
«Ho imparato qualcosa da tutti. Ognuno di loro mi ha fatto crescere sul piano umano e calcistico».
Va verso i 26 anni, ha pensato a cosa farà quando smetterà di giocare?
«Sono diplomato al liceo classico, frequento l'università online in Scienze motorie, sono al terzo anno. La conoscenza è fondamentale».
Ruocco ha detto che vorrebbe giocare in B con la Torres.
«Francesco è un ragazzo eccezionale. Piano, sognare è bello ma poi c'è la realtà».
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