Luca Fancello: "Abusi nella ginnastica? Uno scandalo ingigantito"
Gianna Zazzara
Il 33enne di Oliena è stato un azzurro dell’aerobica: «Quando sono comparse le prime denunce sono rimasto sorpreso»
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Sassari «Mai visto uno che corre i 100 metri e che pesa 600 chili». Con questa frase Luca Fancello, ex campione di ginnastica aerobica (terzo posto agli Europei nel 2013), di Oliena, sintetizza il suo pensiero sul caso delle ginnaste, partito dal racconto di due ex atlete di ginnastica ritmica, Anna Basta e Nina Corradini , che hanno denunciato pressioni psicologiche e maltrattamenti. Uno sfogo seguito da una petizione che in pochissimo tempo è stata sottoscritta da ben 40 atlete o ex atlete della ginnastica ritmica. I racconti delle ragazze sono da incubo: controlli ossessivi del peso, diete rigidissime e poi umiliazioni, schiaffi. Luca Fancello, pur dichiarando di «rispettare tutti gli atleti e le atlete che hanno sofferto», nei giorni scorsi -insieme ad altri ex azzurri dell’aerobica- ha pubblicato un comunicato per schierarsi a fianco della Federazione.
Lei ha fatto parte della nazionale di aerobica dal 2007 al 2014, avrà visto un mucchio di cose.
«Quando sono comparse le prime denunce da parte dei ginnasti di ritmica e aerobica sono rimasto sorpreso. A 33 anni, di cui 15 passati nel mondo della ginnastica, voglio dire che ho vissuto solo esperienze positive».
Crede a quello che è stato denunciato?
«Premesso che non conosco il mondo della ritmica, quello che è stato detto dell’aerobica (magre e grasse in tavoli separati, ndr) e le denunce alla Federazione e agli staff che si sono alternati negli anni sono oltremodo gonfiate rispetto ai fatti reali. I tecnici si sono sempre impegnati al massimo per ottenere il risultato chiedendo a noi atleti il giusto impegno senza mai ledere la nostra sensibilità. Anzi, quando ci sono stati incontri congiunti delle due nazionali junior e senior, lavoravano in team su tutta la squadra. L’obiettivo è sempre stato la crescita sportiva e soprattutto personale di ciascun atleta».
La questione del peso era così determinante?
«La ginnastica è necessariamente rigore e disciplina. Come ogni sport di alto livello sono richiesti sacrifici, dal regime alimentare agli impegni quotidiani degli allenamenti. Se vuoi stare nella Nazionale devi fare sacrifici. E comunque “ogni misurazione”, ogni critica non era mai oltraggiosa ma era sempre finalizzata al miglioramento del rendimento in allenamento e nelle competizioni. Ripeto, io non conosco il mondo della ritmica, è possibile che ci siano stati casi di abusi, ma non condivido nulla di quanto è stato detto sul mondo dell’aerobica. E poi mi fa un po’ strano, di colpo si svegliano tutti ora? Degli anni trascorsi al centro tecnico, a Latina, ho solo ricordi bellissimi. Mi sono anche laureato in economia ».
Ha affrontato problemi alimentari durante la sua carriera agonistica?
«Premesso che non ho mai patito un giorno di fame, il peso nell’aerobica è un fattore che conta più di altri, soprattutto quando lavori con altre persone che ti devono sollevare. La mia dieta? Seguivo un regime alimentare ma non lo consideravo un sacrificio. Lo facevo volentieri, per inseguire un sogno, una medaglia. Ecco, forse in tutta questa storia conta quanto desideri veramente quella medaglia».
Le accuse arrivano da atlete tredicenni.
«Non so nulla di quel mondo, io sono entrato direttamente nella Nazionale senior, ero già grande e consapevole dei sacrifici che avrei dovuto affrontare. Forse quando si è molto giovani non si è ancora abbastanza forti da reggere quel tipo di allenamenti e di richieste che potrebbero essere vissute come vere e proprie vessazioni, anche da parte dei genitori. Ma, lo ripeto ancora, la questione del peso è fondamentale soprattutto nella ritmica, i giudici tendono a premiare la magrezza, questa è la verità».
Lei ha smesso con la ginnastica nel 2014, quanto pesava?
«69 chili per 1 metro e 73, ora la bilancia ne segna 80 ».
La ginnastica fa parte del passato?
«Mi alleno ogni tanto, adesso faccio l’operaio ad Alessandria in una grande azienda. Spero di fare carriera anche grazie alla laurea. Nella vita come nello sport bisogna essere umili e fare sacrifici
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