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Il “falco” dell’area di rigore sta portando in alto la Torres

di Roberto Muretto
Il “falco” dell’area di rigore sta portando in alto la Torres

Con 5 gol l’ultimo arrivato Scappini è il bomber rossoblù

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Sassari Non ama le interviste, è un uomo a cui piace vivere in punta di piedi. Stefano Scappini, 34 anni (arrivato a stagione iniziata), è una persona concreta. Preferisce i fatti alle parole, esprimersi sul campo più che davanti a taccuini o microfoni. L'attaccante della Torres ha già segnato sei gol con la maglia rossoblù, cinque in campionato, uno in coppa Italia. È il bomber della squadra sassarese. Sabato scorso a Carrara ha firmato la rete decisiva e si candida per fare altrettanto sabato prossimo, quando al Vanni Sanna arriverà la vicecapolista Gubbio. Una partita che potrebbe diventare uno spartiacque tra la zona salvezza e quella playoff.

La Torres deve solo pensare a salvarsi, oppure può anche dare uno sguardo ai playoff?
«Nessuno di noi si è dimenticato che il primo obiettivo è mantenere la categoria. La squadra ha margini di miglioramento e questo mi fa essere positivo. Ma prima mettiamo insieme i punti per stare al sicuro, meglio è. Quello che faremo in più sarà tanto di guadagnato. Ma piedi per terra».

Fate un po' fatica a segnare, perchè?
«Le prestazioni le stiamo facendo, dobbiamo fare meglio negli ultimi venti metri. Ci manca qualcosa quando bisogna concretizzare. Diciamo che al dunque ci arriviamo, adesso serve curare il particolare».

Domanda un po’ indiscreta: A 34 anni si sente a fine carriera?
«Nemmeno per idea, mentalmente me ne sento 25. All'inizio ho fatto fatica perchè ho saltato la preparazione, adesso ho preso fiducia. Mi impegno al massimo per essere un esempio sia in campo chee fuori».

Si spieghi meglio
«Nel mondo del pallone prevale l'egoismo. Io metto la mia esperienza al servizio dei giovani. Arrivare per primo agli allenamenti, essere l'ultimo ad andare via, stare sempre sul pezzo».

Perchè ha scelto Sassari?
«Questa nel calcio è una piazza importante. Mi ha convinto il programma e ho deciso di sposarlo. La Torres è una grande famiglia, la base per costruire un futuro importante. Questo club, per il modo in cui è gestito, può diventare un esempio per il calcio italiano».

Lei è attaccante, anche il suo presidente Udassi lo è stato, cosa vi dite tra di voi?
«Stefano è una figura importante per noi. Mi piace molto la sua schiettezza. Ho visto alcuni filmati dei gol che ha segnato in carriera, tanta roba. Si apre con noi giocatori, non è il classico dirigente distaccato e tutto d’un pezzo».

Della città le piace?
«Non conoscevo questa parte Sardegna. Ho scoperto che qui si vive bene, la città la trovo accogliente » .

Si è già fatto degli amici fuori dal calcio?
«Sono qui da poco più di due mesi, per il momento tutto ruota attorno alla squadra, sono più concentrato sul lavoro».

Giusto definirla il "falco" dell'area di rigore?
«Preferisco sbagliare i gol che non tirare mai in porta. Vuol dire che ho fatto bene i movimenti ma sbagliato il gesto tecnico. Diciamo che sono uno che mette a frutto l'esperienza maturata in tanti anni di calcio».

Quanto vi manca Francesco Ruocco?
«No n esagero se di che lui è tanta roba. Un ragazzo che sa di dover migliorare, ma sa già fare cose importanti. Per fare il salto di qualità deve restare umile, ma non credo ci sia il percolo che si monti la testa, ha “fame” e lo dimostra tutti i giorni. Noi lo aspettiamo. Io dipendo dalla squadra lui è un ottimo compagno. Ma lo è anche Diakite. Sta giocando benissimo, è un ragazzo perbene, è nell'ambiente ideale per esprimere le sue qualità».

Col Gubbio serve un cambio di passo ma non sarà una partita semplice.
«Loro sono quadrati, hanno un grande allenatore per la categoria. Piero Braglia ha vinto diversi campionati. Comunque tutte le partite dipendono da quello che facciamo noi. Hanno individualità di spessore».

Quando non è impegnato col calcio che cosa fa?
«Nei giorni liberi mi piace andare a mangiare fuori, visitare posti nuovi. Mia moglie Ilaria lavora e non è qui. Fa avanti indietro e altrettanto faccio io. Sono sacrifici ma li facciamo volentieri».

Lei ha giocato in molte piazze, che idea si è fatto dei tifosi sassaresi?
«Sono molto caldi, ci seguono ovunque. Fanno sacrifici per farci sentire il loro calore, si sobbarcano trasferta lunghe e faticose, oltre ai costi. Noi vogliamo portare più gente possibile allo stadio, regalare soddisfazioni, creare entusiasmo in una città che ha tanta fame di calcio. Ma dico un’ultima cosa, non dobbiamo mai perdere di vista la realtà».

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