A Saint Vincent Fabio non stecca ed entra nell’olimpo del biliardo
Il sassarese Mura vince il trofeo più prestigioso e guarda al professionismo
Sassari Se Djokovic è il re di Wimbledon, il sassarese Fabio Mura è il principe della Goriziana 9 birilli. Ha vinto il Grand Prix di Saint Vincent a cui hanno partecipato in 2.176. Un torneo che nel biliardo viene paragonato a quello che si gioca sull’erba di Londra. e Fabio lo ha vinto entrando dalle qualificazioni.
L’altra sera la sala giochi che il padre di Fabio gestisce in via Duca degli Abruzzi a Sassari si è trasformata in un piccolo stadio. La diretta Rai delle fasi finali della manifestazione è stata vissuta in modo intenso. Quando ha messo a segno il colpo decisivo l’esultanza è stata incontenibile: lacrime, abbracci, urla di gioia, brindisi. Papà Giampiero che libera piangendo tutta la tensione accumulata. «Non siamo riusciti a parlarci – racconta Fabio, rientrato a Sassari nel tardo pomeriggio di ieri e accolto da una festa a sorpresa –. Sembravamo due bambini, singhiozzavamo entrambi. Ci siamo sentiti con calma il giorno dopo. Sono felice per me e per lui, se sono arrivato a questo livello molto del merito è suo. Tanti gli sms per farmi i complimenti e le telefonate non le conto».
Gli inizi Fabio ha 37 anni, non ha il fisico da atleta, ma nel biliardo serve altro per diventare un campione. Ha forza mentale, nervi saldi, capacità di concentrazione. «Gioco a biliardo da quando avevo 12 anni. In realtà ho cominciato quando ne avevo cinque. Facevo fatica ad arrivare al tavolo. Avevamo una sala a Predda Niedda, da 12 anni siamo in via Duca degli Abruzzi. Studiavo all'Alberghiero ma la scuola non mi piaceva, dopo il triennio mi sono ritirato. Ho iniziato a lavorare in sala con mio padre, servivo al bar. Papà è stato un gran giocatore di biliardo e mio zio Giuseppe, morto tanti anni fa in un incidente stradale, era il più bravo di tutti. Io mi sono appassionato piano piano. Ho giocato a calcio con le giovanili di Torres, Sassari e Mapi. A 17 anni dovevo trasferirmi al Cagliari. In quel momento ho scelto il tavolo verde, che paragono a una droga. Non mi sono mai pentito».
Presente e futuro Il premio in denaro non è nemmeno paragonabile alle cifre che girano in altri sport professionistici. A Fabio a Saint Vincent, oltre alla coppa, gli è stato consegnato un assegno di diecimila euro. «Io sono Master ma con questo risultato dovrei passare Nazionale e forse anche professionista, ma dovrò stare tra i primi sedici della classifica dopo le sei prove del circuito. Dopo due prove sono secondo, la terza a gennaio a Salerno. Ci sarò».
Sacrifici Conciliare lavoro e sport ad alto livello è difficilissimo. Fabio Mura ha le idee chiare. «Gestisco la sala giochi con mio padre, mia madre Antonella e mia sorella Claudia, che presto si sposerà. Io? Sono single, da poco. Se passo professionista, come spero, dovrò allenarmi tantissimo. Chi lo è gioca una media di otto ore al giorno, io otto ore a settimana perchè il lavoro mi impegna tanto. Dovrò mettermi sotto, serve la giusta preparazione fisica e mentale, oltre alle capacità tecniche. Questo è uno sport in cui la testa conta moltissimo ma per me non sarà un sacrificio. Il biliardo è la mia passione. Dovrò cambiare vita, la mia famiglia mi aiuterà, come ha sempre fatto».
Nuovi orizzonti «Ora entro a far parte in un mondo nuovo – conclude il campione sassarese – Un ingaggio fuori? Non lo so, dovrei valutare. Ma per lasciare la famiglia, l’attività e gli affetti, deve valerne davvero la pena. Sono legatissimo alla mia terra».
Già, però dopo l’exploit di Saint Vincent il suo futuro potrebbe prendere una strada diversa e proiettarlo su palcoscenici prestigiosi.
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