Dinamo furiosa dopo Venezia troppe leggerezze arbitrali
Il club non è abituato alle accuse ma questa volta ha deciso di non stare zitto L’allenatore e la società chiedono di essere tutelati e direzioni di gara lineari
Venezia La Dinamo non è mai stata una società “piangina”, non si ricorda una Dinamo sempre pronta a scaricare su arbitri o federazione colpe esclusivamente proprie. Tutto sommato non lo ha fatto nemmeno nel dopo-Venezia, nelle ore successive a una sconfitta che brucia non tanto perché fosse scontata una vittoria su un campo tanto difficile, quanto per le modalità con le quali si è materializzata: i toni utilizzati dal club per protestare contro la direzione arbitrale sono abbastanza moderati e non fanno riferimento a chissà quale complotto nei confronti dei biancoblù. Si parla di comprensione nei confronti della categoria e del lavoro che si sta facendo per rilanciare l’organizzazione arbitrale, ma anche di una prestazione “assolutamente inadeguata” e non più accettabile.
Un po’ più forti le parole di Bucchi nel dopogara, quando il coach non è nemmeno riuscito a sedersi in sala stampa, spiegando il motivo che aveva scatenato la sua reazione, da cui è scaturita poi l’espulsione (e la deplorazione da parte del giudice sportivo “per comportamento protestatario reiterato nei confronti delle decisioni arbitrali, fatto che ne provocava l’espulsione”. Ciò che è avvenuto nel finale infatti non è che la classica goccia che fa traboccare il vaso e quel “non capisco” del coach esprime tutta l’incredulità per un atteggiamento inspiegabile, poco rispettoso del grande lavoro che c’è dietro la gestione di una squadra a questi livelli.
Ciò che non è piaciuto è il metro arbitrale poco chiaro, nel quale si è punito l’uso delle mani e molto poco quello del corpo, per cui dopo due-tre minuti di ogni quarto Sassari si trovava regolarmente in bonus; dopo nemmeno 15’ la situazione falli dei lunghi era già compromessa (tre Stephens, due Diop) costringendo a un utilizzo di Gandini fuori programma e condizionando soprattutto l’ultimo arrivato in casa Dinamo. Tutto ciò in un confronto con una supersquadra, profonda nel roster anche senza Moraschini e Brooks, mentre le assenze di Treier e Gentile, oltre ai guai fisici con i quali ha dovuto fare i conti Jones, sono ben più impattanti per un organico come quello sassarese.
Ciò che nel finale ha fatto scattare la reazione di Bucchi, è emblematico. Questa la ricostruzione: a un minuto dalla fine Robinson fa fallo su Watt. L’arbitro Sahin fischia fallo, segnala due tiri liberi e corre all’instant replay su richiesta della Dinamo, convinta che non si tratti di una situazione di tiro. Si dovrebbe riprendere con una rimessa laterale e 14” sul cronometro, a meno che non sia un fallo antisportivo, escluso però dal video. Restano però i due liberi perché l’arbitro Bartoli fa notare a Sahin che ormai li aveva già segnalati. Quest’ultimo spiega all’incredulo Bucchi che al momento del fischio era convinto che la Dinamo fosse in bonus, ma di non potere tornare sulla scelta. Il risultato è che da una situazione di zero liberi e rimessa Venezia si passa a due liberi regalati a Watt, più uno per il tecnico a Bucchi e due per l’espulsione. Un altro episodio precedente aveva fruttato tre punti, e anche in quel caso c’era stata un’ammissione di errore, ha spiegato la società. In tutto 8 punti che in una gara giocata quasi tutta punto a punto fanno la differenza. Errare è umano (o Umana...), ma non usare al meglio l’instant replay in uno sport in cui gli arbitri passano parecchio tempo a rivedere azioni è, appunto, incomprensibile. E fa arrabbiare.
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