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Il ricordo

«Se ne va un pezzetto di tutti noi»: Matteoli racconta l’amico Vialli

di Enrico Gaviano
Matteoli, Vialli e Mancini durante un raduno della nazionale
Matteoli, Vialli e Mancini durante un raduno della nazionale

Compagni nella Samp e in Nazionale: «Era un leader, straordinario in tutto»

08 gennaio 2023
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Sassari Colpiscono le tante manifestazioni d’affetto di rappresentanti del calcio sardi che lo hanno avuto come compagno di avventura in un tratto di carriera o come esempio da seguire: da Zola a Matteoli, da Barella a Giulini, tutti accomunati nel ricordare con affetto il campione scomparso il 6 gennaio. E allora, ecco Gianfranco Zola, colpito dolorosamente che si chiude su se stesso ma scrive sui social: «Siamo sempre stati noi stessi, due ragazzi e un pallone». O Nicolò Barella che dice: «Per sentirmi realizzato mi basterebbe essere ciò che sei stato per noi in questi anni». Su Twitter il presidente del Cagliari Giulini ricorda un calciatore «sempre col sorriso, i calzettoni abbassati , le rovesciate e tanto altro. Grande Gianluca».

Tra Gianluca Vialli e i sardi c’è stato evidentemente un rapporto speciale, profondo. Lo testimoniano non solo le frequentazioni estive, l’amore per l’isola espresso ripetutamente del calciatore cremonese. Anche piccoli gesti, come quello di partecipare nei primi anni 2000 ai camp per bambini che si svolgevano al “Biagio Pirina” dell’Arzachena Calcio, scatenando l’entusiasmo dei piccoli partecipanti.

Fra chi è stato più vicino, e lo ha conosciuto sino in fondo fra i calciatori isolani, certamente c’è Gianfranco Matteoli. Proprio il calciatore di Ovodda ora parla a mezza voce nel ricordare il calciatore ma soprattutto il compagno e l’amico che non c’è più. «Difficile parlare ora – dice Matteoli –. Si rischia soltanto di dire delle banalità, delle ovvietà. L’unica cosa vera è che la sua scomparsa ha provocato in me, in tutti noi, soprattutto in chi lo ha conosciuto, un dolore profondo. Gianluca è stata parte delle nostre vite, e con lui se ne va un pezzetto di noi».

I due sono stati nella stessa squadra una sola stagione, la Sampdoria della stagione 1985/86 in cui si iniziò a mettere le basi per il clamoroso exploit del 1990/91, campionato in cui i blucerchiati vinsero lo scudetto. Il sardo poi andò all’Inter. Ma insieme, Vialli e Matteoli sono stati in Nazionale. Sfogliando l’album dei ricordi , ci sono i flash delle tante formazioni fotografate a inizio partita in cui spesso e volentieri i due appaiono affiancati nella fila in basso, accosciati: il regista sardo e il campione cremonese. Una vicinanza frequente che evidentemente non era casuale. Matteoli ricorda con tanta nostalgia ma anche con tanto orgoglio. «Abbiamo fatto insieme in azzurro la trafila prima nell’Under 21, arrivando a sfiorare il titolo continentale, e poi abbiamo giocato insieme anche nella Nazionale maggiore. Momenti indimenticabili».

Parlare dell’uomo e del campione Vialli? Matteoli dice poche parole, confermando la proverbiale riservatezza di chi vuol custodire per sé i ricordi più belli. «Luca era un giocatore straordinario in tutto: caratterialmente, forza fisica, completo tecnicamente – afferma –. Un leader. Di quelli capaci davvero di trascinare la squadra. E fuori dal campo colpiva il suo sorriso e, in particolare, quella voglia inesauribile di scherzare e che serviva tanto a fare gruppo».

Vialli compagno di squadra ma anche e soprattutto, avversario nella lunga carriera di Matteoli. «C’è quel ricordo del pareggio in casa della Samp con il Cagliari di Ranieri. Perdevamo 2-0. Segnarono, manco a dirlo, lui e Mancini, ma finì 2-2. Loro alla fine vinsero lo scudetto, un’impresa indelebile nella storia del calcio, come quella del Cagliari di Riva o del Verona di Bagnoli. A noi restò l’orgoglio di non perdere con loro in quel campionato, neanche nella gara d’andata a Cagliari». Già, Vialli rivela... «Posso definirlo semplicemente come un avversario irriducibile ma sempre molto corretto – conclude Matteoli –. Un campione vero in tutti i sensi»

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