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I nuovi arbitri sui banchi di scuola: Sassari cerca i Collina del futuro

di Gianna Zazzara
I nuovi arbitri sui banchi di scuola: Sassari cerca i Collina del futuro

Il corso dura un mese, poi l’esame federale Iscritti 19 ragazzi, tra loro anche due donne. La sezione dell’Aia è guidata da Emanuele Fresi. «La caratteristica più importante? La personalità»

08 febbraio 2023
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Sassari L’arbitro è un po’ come il pallone. Senza, non si può giocare a calcio, dai Giovanissimi fino alla Serie A. È la figura meno amata ( e più insultata) del mondo del calcio ma è indispensabile. E negli ultimi tempi si fa fatica a trovarla. Crisi della vocazione, la chiamano. Colpa del Covid, certo, ma anche dei rimborsi bassi, quasi ridicoli ( in media 35 euro a partita compresa la benzina fra i dilettanti).

Giocatori-arbitri. Per arginare la crisi, l’Aia, l’Associazione nazionale arbitri, ha copiato dal sistema inglese introducendo la strada del doppio tesseramento: in pratica un ragazzo che gioca a calcio dai 14 ai 17 anni può anche arbitrare. Tanti ragazzi (e ragazze) stanno sfruttando questa possibilità. Anche a Sassari. In via Mazzini n.6, dove ha sede la sezione locale dell’Aia, c’è la scuola che sforna i direttori di gara del futuro. Al primo corso del 2023, inaugurato una settimana fa, si sono iscritti ben 19 ragazzi, tra loro anche Claudia e Silvia. «Un bel successo, non credevamo di avere tutti questi iscritti – ammette il presidente della sezione Emanuele Fresi –. Oggi gli arbitri sono sempre di meno, non sono sufficienti per coprire tutte le partite. La conseguenza è che la federazione ha dovuto anticipare numerose gare al sabato in modo da permettere a tanti arbitri di “sdoppiarsi” con la domenica. C’ è chi tra sabato e domenica dirige anche tre gare. Per questo è necessario formare una nuova classe di arbitri che colmi i vuoti e garantisca il ricambio».

Il tesserino federale. «Il corso dura un mese ed è gratuito, al termine vengono forniti divisa, fischietto e cartellini – spiega Fresi –. Lo scopo è formare i ragazzi e individuare quelli con più potenzialità. La caratteristica più importante? Una grande personalità, non è facile tenere testa a 22 giocatori».

I ragazzi studiano il regolamento e devono superare l’esame federale. Poi, una volta ottenuto il tesserino, cominciano ad arbitrare partendo dalle categorie giovanili. Da quel momento la loro vita è un esame continuo: dopo ogni gara c’è il voto dell’osservatore. «Per arrivare in Promozione ci vogliono almeno 3/4 anni – spiega Fresi–. Altrettanti per arrivare in Serie D. Deve esserci una grande passione, visti i rimborsi. Uno stipendio vero (dai 40 agli 80mila euro più i bonus a partita) si vede solo in Serie A. Se qualcuno dei nostri ce l’ha fatta? Gianluca Sechi, di Sorso, è assistente arbitrale in Serie A e tanti altri si stanno facendo strada. Sì, è un sogno possibile».

Fabrizio e gli altri Lo pensano anche i ragazzi, tra loro molti giocatori della Torres giovanile e del Li Punti, che si sono iscritti al corso. Tutti entusiasti della possibilità di tenere in mano il fischietto e di tirare fuori i cartellini rossi o gialli. Come Fabrizio, 17 anni, giocatore rossoblù. «Durante una partita sono stato ammonito perché ho esagerato nelle proteste – racconta–. Ora che sto seguendo il corso e mi sto mettendo nei panni dell’arbitro ho capito che aveva ragione lui. È un’esperienza che mi servirà anche a livello personale per capire come comportarmi in campo e fuori. L’arbitro non è quel mostro nero come noi giocatori pensiamo quando entriamo in campo». «È anche una questione culturale ed educativa – interviene Fresi –. I ragazzi si calano nel ruolo dell’arbitro e comprendono che non è uno diverso da loro ma va rispettato. Tutti i giocatori dovrebbero fare il corso, è una grande occasione di crescita personale».

Riccardo, 17 anni, giocatore del Li Punti, è più pragmatico. «Perché mi sono iscritto? Per avere un piano B. Amo il calcio e se non dovessi sfondare come calciatore potrei provare come arbitro. Chissà, magari è la strada giusta». Ma c’è anche chi si è iscritto al corso pur non avendo mai calzato gli scarpini bullonati. Luca, studente delle industriali, è un tifoso dell’Atalanta. « Sono un grande appassionato di calcio, quando ho saputo del corso mi sono iscritto subito». Anche Silvia non gioca ma è curiosa proprio come Luca. «È una bella occasione, che consiglio a tutti». Claudia, invece, è una giocatrice della Torres under 15. Il primo tiro in porta a 6 anni. «E non ho più smesso. Ora eccomi qua, sarebbe bello arbitrare in Serie A».

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