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«Queste partite Olbia-Torres sono una scossa di adrenalina»

di Andrea Sini
«Queste partite Olbia-Torres sono una scossa di adrenalina»

I ricordi dell’ex rossoblù Paolo Morosi: «Sfide molto sentite, ai miei tempi tifoserie calde ma corrette»

23 febbraio 2023
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Sassari «Non più di una settimana fa ho incontrato il mio vecchio avversario diretto. Ovviamente abbiamo parlato e scherzato proprio di quelle sfide bellissime di oltre mezzo secolo fa». Il derby tra Olbia e Torres si giocherà domenica pomeriggio al Nespoli, ma la nuova edizione della sfida è iniziata per strada, al centro di Sassari, con l’abbraccio poco più che casuale tra due distinti ex calciatori, due vecchi amici: da una parte Paolo Morosi, toscano di Lamporecchio, 84 anni compiuti tre giorni fa, è una leggenda vivente con le sue 332 presenze in rossoblù. Dall’altra Giovanni Secchi, 8 anni più giovane, sassarese ma legato alla maglia bianca, con la quale ha giocato cinque stagioni, disputando ovviamente tutti i derby dell’epoca.

Emozioni antiche Tra le 45 reti segnate da Morosi con la maglia della Torres, tra il 1964 e il 1974, ce ne sono anche tre infilate nella porta dell’Olbia. Tre come Umberto Serradimigni (due nel 1949 e una nel 1954) e Lorenzo Musto (nel 2015-’16), anche loro torresini, gli altri recordman tra i bomber di questa sfida. «Tra tutti i derby che ho giocato – ricorda Paolo Morosi – il più emozionante è stato senza dubbio il primo. Era la stagione 1968-’69, loro erano neopromossi ed erano una gran bella squadra, noi eravamo molto forti. Al Nespoli c’era una marea di gente, vincemmo noi 2-1 e io segnai il nostro primo gol. Me lo ricordo ancora: feci una finta, misi a sedere il portiere e la buttai dentro. Il portiere era Bettella, buonissimo giocatore, ma io ero la sua bestia nera e mi ricordo che quando prendevo la palla al limite della loro area si metteva a gridare ai compagni: “non fatelo tirare, non fatelo tirare”. Ripeto, eravamo due ottime squadre che si facevano rispettare su qualsiasi campo: e tutto questo nel contesto di una serie C di livello altissimo, dominata dall’Arezzo ma con squadre come Ascoli, Siena e Ancona che erano veramente temibili».

Aria di derby Costanzo Dettori, difensore torresino di quell’epoca, scomparso due anni fa, raccontava accompagnandolo con grasse risate il continuo scambio di cortesie tra lui e l’olbiese Pinuccio Petta. Con il quale passò dai calcioni in campo a un memorabile match di boxe negli spogliatoi, sino a un chiarimento da gentiluomini e un sincero abbraccio scambiato a ogni incontro successivo. Paolo Morosi ricorda invece più l’aria elettrizzante che si respirava e gli sfottò tra tifosi, ma non ha memoria di scontri particolari né in campo né fuori. «Il profumo del derby si iniziava a respirare già in settimana in città – racconta l’ex giocatore di Fiorentina e Palermo, che vanta 14 presenze e 4 reti in serie A e una finale di Coppa Italia giocata da titolare–. Ne venivano sempre fuori partite molto accese ma sostanzialmente corrette, giocate di fronte a bellissime cornici di pubblico. Loro avevano Selleri, Caocci, Favilli, noi Corucci, Ronchi, Miani. Si entrava duro, ma di base si giocava a pallone. I tifosi ci tenevano moltissimo, ovviamente, e ogni volta veniva fuori qualche trovata memorabile. Ma non ricordo scontri, o risse. Era pur sempre una partita di calcio, e così dovrebbe essere anche ora».

Sfottò memorabili Tra gli episodi più esilaranti di quell’epoca che si tramandano, c’è l’asinello vestito (o secondo alcuni pitturato) di bianco che i tifosi sassaresi fecero sfilare per le vie del centro di Olbia prima di arrivare al Nespoli. «Ma io ricordo anche una volta – aggiunge Morosi – in cui comparvero sulle gradinate una forca, una bara e dopo l’impiccagione anche una sorta di funerale. Era un tifo genuino, sicuramente tagliente e aspro, ma non cattivo».

Quella di domenica sarà la sfida numero 32 nei campionati professionistici, ma dal 1924 a oggi Olbia e Torres, che complessivamente contano 238 anni di vita, si sono affrontate circa 110 volte. «Non sarò allo stadio, ovviamente tiferò per la mia Torres – conclude Morosi – ma spero che sia soprattutto una bella festa per il calcio sardo».

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