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Lascia i guantoni e sceglie la toga: Goddi sale sul ring del tribunale

di Roberto Muretto
Lascia i guantoni e sceglie la toga: Goddi sale sul ring del tribunale

A 35 anni decide di non combattere più ma continuerà ad allenare. «Farò l’avvocato per difendere chi ha avuto un’infanzia difficile come me»

15 maggio 2023
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Nuoro Dai guantoni alla toga. Dal ring alle aule di tribunale. Alessandro Goddi ha deciso di dire basta. A 35 anni lascia la boxe professionistica e si iscrive all'università. Vuole diventare avvocato ma non cambiare vita del tutto. Il pugilato resta nel suo cuore, continuerà a praticarlo da amatore e da allenatore nella sua palestra, l'Accademia pugilistica Alexander a Nuoro, dove guida una trentina di ragazzi.

Il segnale che le ha fatto prendere la decisione di smettere?

«Intanto la scarsa attività legata alla pandemia. Poi è successo il grave infortunio di Daniele Scardina mio ex avversario che è finito in coma. Ho detto basta perchè non voglio rischiare per qualcosa di cui non vale la pena. Ho due figli, Leon Alexander di 3 anni ed Elena Maria Nives, 8 mesi, che hanno bisogno di avere un papà sano che li cresce. I soldi, pochi e la fama, non valgono il valore della famiglia».

Sua moglie Laura quanto c'entra in questa decisione?

Lei è il direttore nel nostro laboratorio di analisi. Dopo l'incidente di Scardina, mi ha chiesto: sei sicuro di voler combattere ancora? Stavo per riprendere ad allenarmi, lei mi ha consigliato che forse era il caso di ritirarsi. In quel momento ho capito che non aveva senso rischiare, le ho dato un bacio e gli ho riposto così: hai ragione amore».

Quindi basta con la boxe?

«Sono nato pugile e morirò pugile. Vado in palestra tutti i giorni. Non mi piacciono gli atleti che una volta smesso si lasciano andare. Chi è sportivo lo è sempre».

Davvero vuole fare l'avvocato?

«Sono geometra, diplomato a 18 anni. Poi sono partito militare volontario. O lavoravo o studiavo. A 23 anni sono diventato pugile professionista, investendo tutto sul mio futuro da atleta. Scelta della quale non mi sono mai pentito. Mi iscriverò all'università a settembre e il mio sogno è laurearmi. Ho avuto una vita difficile, i miei genitori si sono separati che avevo 3 anni, ho vissuto con i nonni e da giovane ho conosciuto situazioni giudiziarie spiacevoli. Voglio prendere la laurea per chiudere il mio cerchio formativo. Ora faccio il papà a tempo pieno, quello che i miei genitori non hanno fatto con me».

Sul ring c'è l'arbitro, in tribunale un giudice. Più o meno...

«Sono abituato al confronto, questo lato non mi spaventa. Ho il mio temperamento e se penso di avere ragione tiro dritto».

Da pugile si sarà trovato in disaccordo con l'arbitro, magari succederà anche quando metterà la toga.

«Nello sport mi è capitato. Il mio punto di vista in alcuni incontri era diverso da quello dell'arbitro e dei giudici. Sono una persona che difende le proprie idee ma senza avere la presunzione di pensare di avere sempre la verità in tasca».

Ha qualche rimpianto?

«Nello sport tutto quello che ho fatto mi è servito per essere una persona migliore. Ora sono allenatore e certe cose fatte fare a me da chi mi seguiva non le ripeterò con i miei allievi. Qualcuno ha giocato con la mia salute, ho dato troppa fiducia ad allenatori sbagliati. Forse con altri maestri conosciuti a fine carriera le cose sarebbero andare diversamente, avrei potuto fare di più».

È vero che sua moglie è anche organizzatrice di riunioni?

«Sì, lo fa ancora. Faremo degli eventi, ne stiamo pianificando uno per l'estate. Lei è stata una delle prime organizzatrici donne in Italia, ha superato alla grande l'esame sostenuto a Roma. Le hanno fatto i complimenti per la preparazione».

Dove vi siete conosciuti?

«In palestra. Lei era cintura nera di judo, si è trasferita a Cagliari per motivi di studio e frequentava la mia stessa palestra. E' stato un colpo di fulmine e quando ci siamo fidanzati Laura ha appoggiato tutte le mie passioni».

Un match che ricorda con piacere e uno che vorrebbe cancellare?

«A Montecarlo per il titolo Continental Europe Wba contro l'imbattuto padrone di casa Francillette. Dodici riprese perfette e vittoria netta. Cancellerei la sfida per il titolo europeo col polacco Szemereta. Era un match alla portata, ma ho fatto degli errori nella preparazione. Il match è stato rinviato più volte. Mi sono intestardito a rientrare in una categoria di peso dove non riuscivo più a stare, ai primi colpi sono andato ko. Quella lezione mi è servita ma solo dopo ho capito l’errore commesso».

La sua passione per il pugilato come è nata?

«Ce l'avevo da piccolino. Mio nonno Salvatore, porto il suo nome tatuato sul mio braccio, era appassionato. Ero un bambino irrequieto, problematico, ho provato tanti sport ma dopo qualche allenamento andavo via. Una volta a scuola ho fatto una marachella, così nonno mi ha portato in palestra per spaventarmi, forse per darmi una lezione. Ho avuto i brividi, ho capito che quello era il mio mondo. L'allenamento durava un'ora e mezzo, io restavo anche nel turno successivo, mi piaceva troppo. Quando mi ammalavo e non potevo andare in palestra era una tragedia. Nonno era severo e mi diceva se non studi in palestra non ci vai più. Io lo ascoltavo in silenzio, anche se all’inizio non capivo il motivo di tanta severità. Sono diventato uno studente modello. I miei nonni, invece, sono stati modelli di vita per me».

La boxe è scuola di vita?

«In tutti i sensi. Da quando ti alzi la mattina a quando vai a letto la sera. È sacrificio, duro lavoro, nessuno ti regala nulla. L eparole d'ordine sono sudare e faticare. Se vuoi emergere devi fare vita monacale e avere costanza negli allenamenti. Ci sono regole precise che devi rispettare, altrimenti è meglio lasciare perdere».

Da settembre farà vita monacale per studiare?

«Sono severo come me stesso, quando mi pongo un obiettivo non mollo finchè non lo raggiungo. Sono una persona che sa organizzarsi, la mia giornata sarà scandita da vari momenti: famiglia, studio e sport. Studierò e diventerò avvocato, così potrò combatte le ingiustizie e aiuterò chi come me ha avuto da piccolo una vita difficile».

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