Semifinali scudetto, Milano nel mirino della Dinamo
Con difesa e lavoro di squadra Sassari compie l’impresa con Venezia. Contro l'Olimpia i Giganti non vogliono fare le comparse
Sassari Sembrava un sogno da visionari folli, quando a gennaio la Dinamo dagli scomodi posti di retroguardia della classifica ha cominciato il suo viaggio esaltante verso i quartieri alti della Lba, sfiorando il terzo posto e partendo da quinta nei playoff. E una volta decretato che l’avversaria nei quarti sarebbe stata Venezia, col fattore campo a sfavore, la probabilità che arrivasse in semifinale contro Milano era considerata solamente dagli ottimisti più inguaribili. E invece è successo, perché in quella banda di ottimisti c’era tutta la Dinamo al gran completo, dalla squadra allo staff, ovvero quelli che più degli altri conoscono le loro qualità e sanno dove li possono portare.
“Duri i banchi” è il motto della Reyer, che significa qualcosa tipo “duri come i moli del porto”, ma gli orogranata hanno imparato a proprie spese quanto tra quei banchi il più duro sia il Banco di Sardegna, capace di far affondare il loro ambizioso e munitissimo Bucintoro: una squadra costruita con la dichiarata intenzione di insidiare le due big della Lega A di basket, ma che la Dinamo ha reso più Umana. Duro il Banco, che si è guadagnato con pieno merito il diritto di sfidare la corazzata Olimpia Milano nelle semifinali.
Il via sabato alle 18 ad Assago con gara1, per proseguire lunedì in gara2 e spostarsi al PalaSerradimigni giovedì 1° giugno per gara3. E, c’è da giurarlo, dopo la giornata di riposo di ieri passata a godersi la splendida vittoria in gara4 sui veneziani, i Giganti stanno già meditando come fare per stupire ancora. Logica vorrebbe che abbiano raggiunto il top di quanto si potesse sperare in questa stagione: fare il bis dello scorso anno con la conquista della semifinale, il massimo sarebbe non sfigurare contro l’armata biancorossa che ambiva alle F4 di Eurolega.
Ma questo Banco dalla superdifesa che al Doge di Venezia oppone un... Dowe dalla leadership fortissima, questo Banco che abbatte il leone alato con le zampate del leone di Rufisque, il sempre più scatenato Diop che depotenzia la Reyer dei suoi Watt, che trova nel cecchino Kruslin un’arma illegale tale da rendere vano il ricorso a “San” Marco Spissu, che risponde colpo su colpo a un’avversaria mai così decisa a non diventare un Anonimo veneziano, può andare oltre ?
La gara in casa di Milano del 7 maggio in cui Sassari ha ceduto solo alla fine ci dice che, sì, in queste semifinali Sassari può ambire a divertirsi. Chiaro che un roster lunghissimo e di qualità sopraffina come quello di coach Messina in una serie in cui si gioca per giunta ogni due giorni ha un vantaggio notevole. Ma Bucchi e i suoi hanno creato l’emblema di ciò che si intende per squadra: un gruppo che punta tutto sull’affiatamento e sulla fame di vittorie, che annulla con la coralità le individualità altrui e maschera le giornate storte di qualcuno e forse un po’ di legittima stanchezza. Con questo spirito, se qualcuno ancora non al meglio sale di giri, anche Milano può cominciare a preoccuparsi.
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