Ranieri, lo stile di chi sa vincere
L’allenatore lo vedi dalla capacità di tenere unito il gruppo, di avere il massimo da tutti. Lo vedi anche dalla fantasia di mandare in campo il vecchio bomber nei minuti di recupero
La prima volta c’era in campo Gigi Riva che ancora non si scriveva tutto attaccato. Era il campionato 1963-64 e Rombodituono non aveva ancora 20 anni: il suo gol, segnato a Udine, regalò al Cagliari la prima promozione in serie A. L’ultima festa ha invece gli occhi lucidi di Claudio Ranieri che salda il suo debito d’amore con Cagliari e si inventa una vittoria impossibile da prevedere solo pochi mesi fa. Da Riva a Ranieri, da Ranieri a Riva. «Lui, Claudio, è uno di noi» disse il bomber quando si parlava del ritorno a Cagliari dell’allenatore romano. «E quella dichiarazione di stima ha influito tantissimo sulla mia decisione» ribatte oggi Ranieri. E così come la donna cannone mister Claudio ha buttato il suo enorme cuore oltre le stelle e senza passare dalla stazione ha preso l’ultimo treno per scrivere una bella pagina di storia sportiva. La vittoria del Cagliari sembra un thriller mozzafiato, dove pagina dopo pagina emergono indizi e particolari, ma il finale giusto un fuoriclasse come Alfred Hitchcock poteva immaginarlo. Il pareggio all’ultimo respiro della gara d’andata, con il portiere rossoblù che aveva fatto il fenomeno, i 60mila del San Nicola in amore. Tutto sembrava indicare nel Bari un unico favorito, mancavano anche alcuni dei rossoblù più esperti come Nandez e Mancosu.
Ma qui si capisce il lavoro fatto da Ranieri nel creare ambiente, atmosfera, clima solidale, gruppo. Dentro due ragazzini e la squadra ha continuato a sviluppare il suo gioco, a inseguire il suo sogno, a mantenere il suo equilibrio. L’allenatore lo vedi dalla capacità di tenere unito il gruppo, di avere il massimo da tutti. Lo vedi anche dalla fantasia di mandare in campo il vecchio bomber nei minuti di recupero. Pavoletti non lo sa ancora, ma è diventato l’uomo del destino. Un giocatore lo vedi dal coraggio, ed è quello che ha avuto Zappa nel calciare l’ultimo pallone come una preghiera. E il suo pallone “come un enorme mistero volò” e come dice la canzone “tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì” per riaprirli nel momento in cui Pavoletti lo colpisce e gonfia la rete regalando la vittoria all’ultimo respiro. Le foto immortalano la gioia incontenibile perché inaspettata, la delusione degli sconfitti atroce perché improvvisa. Un finale spettacolare dove l’eccezionale normalità di mister Ranieri emerge ancora di più quando nell’eccitato finale, con i ragazzi che lo portano in trionfo, trova il tempo di rimproverare i tifosi rossoblù che sbeffeggiano gli sconfitti. Grandissimo gesto, che invita al rispetto degli avversari, che aiuta a capire i valori profondi dello sport, che insegna a saper vincere come sottolinea don Gaetano. Si è anche commosso sir Claudio, piangendo in diretta tv, perché le emozioni non hanno età. Sarà ricordata anche per questo l’impresa del Cagliari di Ranieri, ma se bisogna citare un giocatore simbolo non può non essere Gianluca Lapadula, il peruviano sorridente che ha tenuto in piedi il Cagliari in tutte le fasi di questa stagione tormentata ed esaltante: 25 gol, una presenza rassicurante per i compagni, una lucidità sotto rete e il gol come ossigeno. Lapa è stato decisivo con le sue prodezze ma anche nel tradurre all’interno dello spogliatoio la filosofia di Ranieri. È la settima promozione del Cagliari in serie A. Nel 1964 la squadra allenata da Silvestri si affidò al genio di Greatti e al talento di Riva. Nel 1979 con Mario Tiddia alla guida il giocatore simbolo fu Gigi Piras. Il 1990 è l’anno della prima promozione di Ranieri, il 1998 è quello di Ventura e di bomber Muzzi. Nel 2004 mister Reia può contare sul genio assoluto di Magic box Zola e sui gol di Suazo, Esposito e Langella. Nel 2016 la squadra allenata da Rastelli fa affidamento sulle reti di Joao Pedro e Farias. Ora in bacheca ci sono i lampi di Lapadula. Non stava nella pelle il presidente Giulini nella notte di Bari, una felicità senza confini. Finora la sua avventura col Cagliari gli aveva dato più dolori che gioie. Lo choc dell’anno d’esordio con la squadra affidata a Zeman che retrocede malamente, la rinascita con Rastelli e poi appena un anno fa la maledetta notte di Venezia con il secondo capitombolo. Aveva voglia di riscattarsi subito e c’è riuscito grazie all’intuizione Ranieri, ora faccia tesoro degli errori passati. Claudio, uno di noi, può aiutarlo davvero.
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