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La prima ds donna nel calcio sardo

Cristina Ambrosio: «Via i pregiudizi nel calcio»

di Argentino Tellini
Cristina Ambrosio: «Via i pregiudizi nel calcio»

E’ stata scelta dal San Teodoro (Eccellenza) e svolge anche il ruolo di team manager

06 novembre 2023
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Sassari Dal 10 settembre il San Teodoro Porto Rotondo, squadra che milita nel campionato di Eccellenza, ha un'importante presenza femminile all'interno della società: Cristina Ambrosio, olbiese di 39 anni. Che ricopre allo stesso tempo il ruolo di team manager, direttore sportivo e accompagnatore ufficiale della formazione. Un fatto che ha pochi riscontri nel panorama calcistico sardo. In un contesto che è fondamentalmente rimasto maschilista. Cristina Ambrosio, commerciante nel settore abbigliamento, è però cresciuta a pane e calcio. Ha giocato tanti anni nell'Olbia femminile (una bandiera), nel Caprera e anche nella Torres. Ed è in possesso del patentino di tecnico Uefa B.

Com'è nata la sua chiamata al San Teodoro?

«Il presidente Elio Setzi, olbiese anche lui, un uomo a cui piacciono le sfide».

Ha contributo anche lei all'esonero del tecnico Simone Marini?

«Non proprio, ero appena entrata. Anche se 7 sconfitte consecutive hanno influito sulla scelta. Marini è comunque una grande persona e un tecnico che ha dato tanto alla formazione. Anche se penso che dopo tanti anni sia sempre meglio voltare pagina».

Quali sono le sue idee nella nuova veste?

«Innanzitutto questa stagione faremo in modo di tenere la categoria, per programmare al meglio la prossima. Di sicuro non faremo pazzie e la nostra linea come al solito sarà la valorizzazione del settore giovanile. Ma ho anche un altro intendimento: uno sguardo al femminile e la creazione di una squadra tutta gallurese. Vedremo nei prossimi mesi se ci saranno le condizioni».

Come è stata accolta dai calciatori della squadra?

«Molto bene e con grande rispetto. Anche se so di rappresentare una novità per loro e tanti altri. Ma anche tutto il calcio dilettantistico sardo dovrà abiuarsi a queste presenze».

Come giudica il calcio dilettantistico sardo?

«È generalmente buono. Anche se è auspicabile un miglioramento specie sulla tecnica individuale. Su questo aspetto reputo abbia fatto un passo indietro rispetto a qualche anno fa».

E i giovani?

«Sono per loro ma sono anche per il merito. Un ragazzo merita di giocare quando è bravo, non per i regolamenti. Per cui sia chiaro: non sono a favore del regolamento sui fuori quota. Non sono la sola a pensarla in questo modo».

Cosa le piace di più nel calcio?

«Mi piaceva giocarlo e fremere per la mia squadra del cuore, il Napoli, sono figlia di un napoletano. Quindi il campo, le partite, lo spogliatoio, lo spirito di gruppo. Ma anche imparare a gestire le vittorie e le sconfitte. Valori che vorrei trasferire anche ai miei attuali colori».

E cosa non le piace?

«L'esasperazione anzitutto. Inoltre lo scandalo delle scommesse ha creato una notevole sfiducia negli sportivi e non. C'è bisogno di pulizia».

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