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Stefano Sardara: «Senza più il capitano, ma salva. Ora Dinamo a caccia dei playoff»

di Antonello Palmas

	<strong>Stefano Gentile</strong> ormai ex capitano della Dinamo e il presidente<strong>&nbsp;Stefano Sardara</strong>
Stefano Gentile ormai ex capitano della Dinamo e il presidente Stefano Sardara

Il presidente sulla scelta di Stefano Gentile di trasferirsi a Trapani in A2: «Non lo giudico, ognuno gestisce la propria professione come crede meglio». «Squadra brava a tenere botta alla sfortuna. Nella prossima stagione roster da ricostruire, carta bianca al coach Nenad Markovic»

01 aprile 2024
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Sassari Senza più il capitano, ma con parecchie certezze in più e ora un’ambizione playoff da coltivare. La Dinamo Banco di Sardegna ha vinto a Brindisi blindando la salvezza e ha salutato Stefano Gentile: l’ufficialità della risoluzione del contratto per consentirgli di trasferirsi in A2 al Trapani è stata data nel giorno di Pasqua. Una scelta, quella del giocatore, accolta con filosofia da una parte dei tifosi e con feroci critiche da altri.

Presidente Stefano Sardara, come siete arrivati a questa risoluzione consensuale?

«Ci siamo confrontati al nostro interno dal punto di vista tecnico, l’allenatore ha detto di essere sereno e allora lo siamo anche noi».

Un capitano che se ne va in corso d’opera: un po’ anomalo per modalità e tempistica.

«Ognuno fa le cose come sente di doverle fare. Mi astengo dal dare giudizi, ognuno gestisce la propria attività o professione come meglio ritiene».

Pensate di prendere qualche rinforzo nel ruolo per questo finale di stagione?

«Quella è una scelta del coach Nenad Markovic e del giemme Federico Pasquini. Io ho sempre dato la disponibilità a intervenire qualora vi fosse bisogno. Credo che si debbano coprire 13-14 minuti, ma penso che Markovic lo farà senza ricorrere a nuovi nomi, anche perché ad aprile è difficile prendere qualcuno valido».

Alla fine la partenza di Gentile potrebbe avvantaggiarvi: via un italiano esperto ma in netta fase calante e con un anno di contratto…

«Non credo sia un vantaggio, ma nemmeno uno svantaggio. Per la prossima stagione la squadra sarà totalmente da ricostruire, forse è la prima volta che siamo contenti che sia così, perché di fatto abbiamo solo Alessandro Cappelletti sotto contratto. Markovic potrà farlo come meglio ritiene opportuno. Stefano resta un giocatore che è stato importante, ora il coach farà altre scelte: ha un foglio bianco su cui scrivere. Se usufruiamo di un buyout? No, abbiamo risolto e basta».

Tra i tifosi torna un entusiasmo dato un po’ in calo.

«L’entusiasmo è sempre frutto dei risultati. Quest’anno abbiamo fatto una stagione horribilis, quando scopri che dal 20 agosto ti mancano 4 quinti del quintetto, che recuperi alla spicciolata in tre mesi, e uno non lo recuperi per niente, chiaro che annaspi. I ragazzi sono stati bravi a tenere botta e compensare come potevano. Chiaro che ci sono momenti in cui arriva la frustrazione e aumenta la difficoltà. Abbiamo giocato per tanto tempo con giocatori fuori ruolo, Alfonzo McKinnie ha faticato, ma ora emerge che il progetto di Piero Bucchi e Pasquini non era campato in aria, lo stesso Stanley Whittaker, andato via come se fosse il più grosso dei problemi, da due mesi fa l’Mvp in Russia. Bisogna sempre mantenere la calma. Bravi i tifosi a sostenerci quando le cose non andavano bene, felice di rivederli felici dopo che siamo tornati a essere la Dinamo di sempre, al posto che ci compete».

Salvezza affatto scontata, con la firma del nuovo coach.

«Ero molto preoccupato. Chi fa sport sa che anche squadre costruite per vincere se si trovano invischiate in situazioni complicate non sempre hanno i mezzi psicologici per uscirne. L’arrivo di Markovic era legato all’esigenza di colmare un gap che poteva diventare una valanga. Il coach è un ex giocatore. Intendiamoci, ci sono tanti ottimi allenatori che non lo sono stati (vedi Scariolo, Messina) che stanno nell’Olimpo, ma per personale esperienza dico che i risultati di coach come Meo Sacchetti, Gianmarco Pozzecco e ora Markovic non sono un caso. Hanno la capacità di interagire con i giocatori un minuto prima degli altri».

Ora si può pensare ai playoff, per la Dinamo è un po’ un dovere?

«Ci siamo quasi, perché ora quasi tutto è nelle nostre mani. Abbiamo fatto uno sforzo enorme per rientrare in lizza, ora a mente libera abbiamo l’obbligo morale e sportivo e la volontà di provarci, credo che la squadra abbia tutti i mezzi per riuscirci. Ci sono 5 partite da giocare, siamo un po’ tutte lì, si può fare. Squadre date come casi di successo in questa stagione (Pistoia, Napoli, Cremona) oggi o sono alla pari con noi o sotto. Bisogna dare atto a questi ragazzi che nonostante le enormi difficoltà e l’assenza di uno come Eimantas Bendzius ci hanno tenuto dove dobbiamo stare».

Playoff anche per le Coppe europee, importanti in chiave mercato?

«Dobbiamo riuscire a posizionarci nel miglior modo possibile perché se la classifica ci vedrà tra le prime 6-7 avremo le chance per esserci ancora. Sarebbe bene per il mercato, ma anche, nonostante sia un grosso impegno economico, per la crescita del club e del brand».

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