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Il presidente della Torres Stefano Udassi: «Pronti a giocarcela e la B non ci fa paura»

di Roberto Muretto
Il presidente della Torres Stefano Udassi: «Pronti a giocarcela e la B non ci fa paura»

«Possiamo scrivere la storia e i ragazzi ne sono consapevoli»

21 maggio 2024
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La scommessa è non pensarci. Stefano Udassi si sforza, ci prova, ma poi il pensiero va sempre ai playoff. Il presidente della Torres vive giornate intense. L'emozione e la tensione crescono. L'attesa è snervante, inutile negarlo, ma il grande giorno è arrivato. Si conosce il nome dell'avversario, il Benevento e oggi i rossoblù esordiranno negli spareggi promozione.

Presidente, che cosa ha sognato la notte in questi giorni che mancano all’esordio?
«Sto Seguendo le partite dei playoff, vado a letto e un po' faccio fatica a prendere sonno. Siamo un pochino tutti in fibrillazione, credo lo sia tutta la città. Posso dire che noi dirigenti e tutto l'ambiente Torres stiamo vivendo questo momento in maniera serena che non vuol dire non essere sul pezzo. Abbiamo l'opportunità di scrivere la storia».

Dirigenza discreta, non caricate, quindi questo evento più di tanto?
«È il nostro modo di operare. Serve la giusta calma, nessuno deve sentire troppo il peso della responsabilità. Noi siamo presenti, lavoriamo per presente e futuro».

Le partite viste finora cosa hanno detto.
«Che la classifica non mente. Poche sorprese finora, le squadre indicate alla vigilia come le favorite hanno confermato i pronostici. Il livello è molto alto, le partite sono state tirate, c'è molta attenzione sul piano tattico. Diverse gare sono state sbloccate su palle inattive. I dettagli faranno la differenza».

Il fattore identitario può diventare un valore aggiunto?
«In squadra e nello staff abbiamo tanti sardi e sassaresi. Tutti ci siamo impegnati per trasmettere a chi viene dalla Penisolacosa significa attaccamento alla maglia. I ragazzi hanno capito che la città è legata alla squadra. Nello staff Tore Pinna, Alessandro Frau sono bandiere della Torres. La proprietà ha un illimitato senso di appartenenza. Io l'ho fatto con discrezione, ma le poche volte che ho parlato alla squadra ho cercato di trasmettere un concetto semplice: credere in un sogno e in quello che facciamo tutti i giorni. Ci vuole da parte di chi non è sardo grande disponibilità all'ascolto e sapersi calare nella realtà in cui si trova. Posso dire che i giocatori lo hanno fatto con umiltà e senso di responsabilità».

Serie B, se l'impresa riuscisse siete pronti come società per il gran salto?
«Dicevano la stessa cosa quando c'era la possibilità di andare in Lega Pro. La società è giovane, ha poca esperienza... Ci siamo rimboccati le maniche e lavorato sodo. Abbiamo fatto cose importanti e anche sbagliato ma sempre per il bene della Torres. Se succede siamo pronti. Stiamo implementando macro aree di competenza, ci struttureremo. Questa proprietà ha acquistato la Torres come un chiaro obiettivo: migliorarsi sempre. Sarebbe assurdo non avere ambizioni di salire di categoria. Il timore c'è sempre, anche nella vita di tutti i giorni».

Un appello ai tifosi?
«Non c'è bisogno, sono sicuro che il Vanni Sanna sarà pieno sabato prossimo. E non saremo soli nemmeno in trasferta, ci seguiranno in tantissimi. I nostri sostenitori saranno il dodicesimo uomo in campo».

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