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Angelo Binaghi: «Il premio per un ragazzo straordinario. La rinascita del tennis italiano è partita dalla Sardegna»

Angelo Binaghi: «Il premio per un ragazzo straordinario. La rinascita del tennis italiano è partita dalla Sardegna»

Il presidente della Fitp si è commosso abbracciando il “suo” campione

04 giugno 2024
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Parigi Era seduto in prima fila al Roland Garros. Il suo telefono è letteralmente impazzito appena si è diffusa la notizia che Jannik Sinner era il nuovo re del tennis mondiale. Angelo Binaghi, cagliaritano, presidente della Fitp, ha vissuto momenti di grandissima emozione. Si è commosso e nonostante sia una persone “fredda” ha fatto una faticaccia trattenere le lacrime. «Questo storico traguardo è merito di un ragazzo straordinario, circondato da uno staff di valore assoluto. Jannik ha alle spalle una famiglia che gli ha dato un bagaglio di valori che lo hanno portato ad ottenere questo risultato a soli 22 anni. Avere un italiano in cima al mondo riempie di orgoglio il nostro movimento e fa sentire realizzate tutte le persone che insieme a me, in questo lungo periodo, hanno con passione dedicato la loro vita al rilancio prima e al successo poi del tennis italiano. È una vittoria di tutto il sistema».

La prima reazione è stata? «Mai avrei pensato che con me al vertice della Federazione si potessero raggiungere risultati straordinari come quello di oggi. Un premio per tutti, dagli insegnanti di tennis, alle società, in particolare quelle sarde che hanno supportato questo nuovo corso. Da oggi saranno più motivate, più orgogliose del nostro sport». Binaghi è un fiume in piena. «Jannik è nato in Alto Adige, il nuovo corso è partito 23 anni fa in Sardegna. Abbiamo 5-6 giocatori nei primi cinquanta al mondo, il tennis che esplode di popolarità e prestigio a livello nazionale. Sono orgoglioso di poter dire che abbiamo cominciato da un'isola lontana e povera come la nostra. Ci abbiamo messo anima, idee e cuore. Da brutto anatroccolo dello sport, il tennis è passato ad essere la federazione regina al mondo. Qui a Parigi il presidente francese ha detto alla nostra ambasciatrice che ci stanno studiando. Sì, fatemi gonfiare il petto».

Bellissimo l’abbraccio tra il campione e il presidente federale. «Ci siamo stretti davanti a tutti al termine della conferenza stampa. È venuto verso di me con enfasi. Abbiamo fatto la stessa cosa di quando abbiamo vinto la Coppa Davis e gli Australian Open. In quel momento è stato bello condividere una grande soddisfazione. Gli ho detto: ti abbraccio solo in questo momenti straordinari». Binaghi non si ferma più: «Noi sardi siamo simili agli altoatesini. Perchè? Non siamo guasconi o protagonisti. Ci assomigliano perchè siamo schivi e riservati, ma in certi momenti un abbraccio non è proprio possibile contenerlo».

Angelo Binaghi prepara le valigie, un lutto lo costringe a tornare in Italia. «Vado a Palermo e non vedrò la semifinale - conclude - ma se vince torno qui per la finale». E poi: « Forse stiamo raccogliendo più di quanto ci meritiamo grazie a questo straordinario ragazzo. Mi va di ricordare Antonello Montaldo, era presidente del comitato regionale sardo quando 23 anni fa dissero se entra Binaghi noi ce ne andiamo e lui rispose così: bene, andatevene». Da lì è partito tutto». (r.m.).

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