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L’intervista

Il maestro di tennis Giancarlo Di Meo: «Lorenzo Carboni? Super competitivo già da bambino, la sua forza è la testa»

di Andrea Sini
Il maestro di tennis Giancarlo Di Meo: «Lorenzo Carboni? Super competitivo già da bambino, la sua forza è la testa»

Parla il tecnico che ha “coltivato” il campione algherese: «Sono felice del suo percorso»

07 giugno 2024
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Sassari «Lorenzo è un animale da competizione e lo era anche quando era un bambino. Adora competere, adora vincere e negli anni ha fatto grandi passi avanti anche nel rapporto con la sconfitta». Giancarlo Di Meo conosce Lorenzo Carboni da anni per averlo allenato sui campi del Tc Alghero. Arrivato sotto la sua ala dopo avere iniziato a prendere lezioni con la maestra Barbara Galletto, la giovanissima stella della racchetta è stata indirizzata verso l’accademia di Riccardo Piatti a Bordighera proprio dal maestro Di Meo. Che vive a Sassari e quest’anno ha collaborato con il circolo Novelli della Maddalena.

Come sta vivendo questo momento? «Sento spesso Lorenzo, ci ho parlato a lungo anche in questi giorni – racconta Di Meo –. L’altro giorno mi diceva che al primo turno era tesissimo e infatti il suo Roland Garros è partito male: 0-6 al primo set, poi ha riportato il match sul suo terreno, cioè quello della lotta, ha vinto quella partita e ha iniziato questa bella cavalcata».

Si aspettava di vederlo arrivare così in fondo?

«Conoscendolo bene, la prima cosa che mi viene in mente è che sono sicuro che non vede l’ora di scendere in campo per vincere la semifinale. Da piccolo per pungolarlo gli dicevo: “il secondo posto non conta” – racconta il maestro Di Meo, ex giocatore professionista e già direttori di circoli prestigiosi come il Tc Torres, Triestino, Villa Aurelia e Alghero –, ma onestamente la fame di vittoria e la voglia di migliorare non gli sono mai mancate. Ha giocato un gran bel quarto di finale, e secondo me come i grandi giocatori ha la capacità di crescere ancora durante un torneo».

Queste giornate parigine possono rappresentare una svolta della carriera di Lorenzo? «Una svolta magari no, ma comunque vada di certo sono un’esperienza importante, una tappa significativa in un percorso lungo. Quest’anno non aveva ancora fatto exploit particolari e penso che la scelta di mandarlo a Parigi sia stata azzeccata. È sceso un po’ di livello rispetto alle partita con i senior, ma deve comunque misurarsi su un grande palcoscenico, in un contesto prestigioso e competitivo che può dargli grandi soddisfazioni».

In tutti questi ragionamenti compare sempre sullo sfondo la gestione del maestro Piatti.

«Riccardo è il numero uno e di lui si parla sempre troppo poco. Basti vedere cosa è riuscito a fare con Sinner, nel periodo in cui l’ha guidato. Come dicevo, Lorenzo da bambino era già molto competitivo, ma non era mentalmente predisposto per la sconfitta. Intendo dire che la affrontava proprio male, arrivava persino a mollare completamente. Invece da quando è partito, e sono ormai cinque anni, è cambiato completamente. Si è allenato con i migliori, a Bordighera come a Montecarlo. È cresciuto sotto tutti i punti di vista, si sente anche responsabilizzato perché sa bene quanti e quali sacrifici la sua famiglia stia facendo per assecondarlo nella rincorsa a questo sogno. Insomma, è ben conscio di essere al centro di un progetto che non può essere certamente condizionato da una sconfitta. Sono davvero felice per lui e sono felice che sia nelle mani giuste».

Quante chance ha di andare sino in fondo in questo torneo?

«Alle semifinali arrivano solo i più forti, non ci sono più outsider in circolazione. Questo significa che dovrà giocare un’altra grande partita per arrivare in finale e poi un’altra ancora. Non faccio pronostici – conclude Giancarlo Di Meo – ma posso soltanto fare il tifo per lui».

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