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Olimpiadi, la storia di Pietro Masala di Sennori che partecipò con la Germania Ovest

di Enrico Gaviano
Olimpiadi, la storia di Pietro Masala di Sennori che partecipò con la Germania Ovest

Il pesista è l’unico sardo ad aver gareggiato con un’altra nazionale: erano i Giochi di Monaco 1972

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Heidelberg Oltre 100 atleti sardi hanno partecipato ai Giochi a partire dal 1912. Ma solo uno di loro è stato presente alle Olimpiadi con una maglia diversa da quella azzurra dell’Italia. Una storia di sport, di emigrazione, sacrifici e di una vita conclusa prematuramente quella di Pietro Masala, pesista nato a Sennori nel 1944 e che ha preso parte alle Olimpiadi di Monaco 1972 per la Germania Ovest.

Masala è scomparso ad Heidelberg nel 1998, a soli 54 anni, e il suo nome è stato quasi dimenticato. Nel web si trova giusto qualche traccia leggera, perché comunque esiste un catalogo che segnala anche con brevi cenni i dati essenziali di tutte le migliaia di atleti partecipanti alle 30 edizioni dei Giochi olimpici. Ma c’è qualcuno che ancora tiene vivo il ricordo di Masala: sua figlia Monika, 48 anni, nata in Germania e che vive ancora ad Heidelberg insieme alla madre.

«Papà è emigrato dall’Italia in cerca di un lavoro, e lo ha trovato nella ditta di produzione di sostanze chimiche Giulini di Ludwigshafen. Lì ha conosciuto Gisela, la compagna della vita, e si sono sposati». A ricordare Masala è Peppino Tanti, uno dei migliori pesisti sardi di tutti i tempi, anche lui nato a Sennori e anche lui presente ai Giochi di Monaco del 1972. «Ci siamo rivisti alle Olimpiadi in Baviera e abbiamo vissuto insieme quel bellissimo periodo. Gareggiammo a un giorno di distanza l’uno dall’altro, perché lui era di peso superiore al mio e dunque eravamo iscritti a due categorie diverse».

Tanti, classe 1941, ha preso parte a due edizioni dei Giochi. Dopo Monaco anche alla successiva di Montreal nella categoria pesi piuma». Ricorda il motivo della scelta del suo compaesano di gareggiare con la maglia della Germania Ovest. «Era un grande appassionato – sottolinea – e voleva a tutti i costi partecipare alle Olimpiadi. Ma in Italia nella sua categoria c’era qualcuno più forte di lui, così si rivolse alla nazionale tedesca che lo accolse e gli diede questa grande opportunità. In seguito ci incontrammo anche in altre gare internazionali».

Il nuovo incrocio fra i due sennoresi avvenne in particolare nello stesso anno nel corso dei campionati europei che si svolsero nella città di Costanza. Nella sua carriera, prima di arrivare in Germania, si registrarono diversi primati italiani non omologati perché non aveva mai fatto parte di un club nazionale. Nella carriera in Germania si registrano invece un successo ai campionati nazionali tedeschi nel 1972 nella categoria pesi leggeri e nel 1976 nei piuma. Nel palmares anche la vittoria nei campionati tedeschi di squadra con la sua società, il 1892 Mutterstadt, per ben otto edizioni. Tornando a Monaco 1972, per Pietro comunque la gara olimpica non fu esaltante. Infatti finì al 22° posto, non riuscendo a superare la fase eliminatoria.

«Ma certamente quella partecipazione lo rese molto orgoglioso – ricorda la figlia Monika – perché una presenza ai Giochi olimpici è sempre qualcosa di straordinario». Il legame con la Sardegna non si è mai interrotto e spesso, in estate, Pietro Masala tornava a Sennori, incontrava i suoi fratelli e gli altri familiari, andava a zappare nel terreno di famiglia.

«Amava molto il suo paese ed era orgoglioso di essere sardo. Aveva tanti nastri di musica sarda che ascoltava con avidità perché rappresentavano un ponte fra la Germania e la sua terra». La passione per lo sport, nata in Sardegna, non lo ha mai abbandonato. Ha continuato ad allenarsi sempre anche dopo aver smesso l’attività agonistica. «Lui aveva lo sport nel sangue – dice ancora Monika – ha sempre fatto attività fisica. Pensate che anche quando è stato ricoverato in ospedale per il trapianto di fegato a cui si doveva sottoporre perché era l’unico modo per salvargli la vita, faceva esercizi nascosto in bagno».

Questa è la parte più dolorosa da ricordare per Monika, che solleva qualche perplessità sui motivi che hanno portato anticipatamente suo padre alla tomba. «Si ammalò di cirrosi. Un fatto strano, perché non aveva mai bevuto e seguiva una vita tranquilla. Lavoro, casa, attività sportiva. Dunque non so che sostanze gli davano all’epoca della sua attività agonistica. Il tarlo del dubbio mi perseguita da sempre. Morì a causa di quella malattia».

Recentemente Monika, quasi per caso, ha trovato in un mercatino delle pulci un libretto in cui erano raccolti i principali atleti della regione di Heidelberg. «È stata una grande emozione, vedere la sua immagine e leggere l’articolo su di lui». Fra i testi a lui dedicati, anche uno in cui si parla del suo carattere. « Oltre alla sua bravura da atleta c’erano altre qualità che lo rendevano importante per ogni squadra: era sempre di buon umore, la sua risata era contagiosa e la sua gioia di vivere trascinante per tutto il gruppo».

Un vero uomo squadra che non ha potuto purtroppo esprimersi per i colori azzurri. Ma il suo nome resterà sempre impresso fra quelli dei sardi che sono riusciti a gareggiare alle Olimpiadi.

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