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Il ritorno al futuro di Paolo Citrini: «Che emozione allenare la Dinamo Women»

di Antonello Palmas

	<strong>Paolo Citrini </strong>durante la festa del Triplete con <strong>Elisabetta Canalis</strong>
Paolo Citrini durante la festa del Triplete con Elisabetta Canalis

Dopo sette anni come responsabile della comunicazione riparte da una panchina, ma con la femminile biancoblù. Che ha cominciato la preparazione

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Sassari Il ritorno alla guida di una panchina di Paolo Citrini è una delle curiosità che accompagnano l’ennesimo nuovo corso delle Dinamo Women. Una carriera da allenatore sino al 2018, a Sassari come vice di Cavina nel 2007, poi di Sacchetti dal 2010, proseguendo con Calvani e Pasquini, quindi il nuovo percorso come responsabile del settore comunicazione nel quale la competenza da tecnico di “Citro” ha sempre fatto la differenza. Ora il richiamo alle armi, ma con le donne. Che da qualche giorno hanno cominciato la preparazione al PalaSerradimigni.

Com'è questo ritorno al futuro?

«È una grande responsabilità nel senso che le Women comunque hanno sempre fatto un grande lavoro con chi mi ha preceduto (Antonello Restivo). Io avevo un rapporto molto bello con loro, quindi è stata una chiamata inaspettata, però devo ringraziare tantissimo Federico Pasquini e Jack Devecchi, oltre al presidente Stefano Sardara, che hanno pensato questa soluzione. Pensare di farmi tornare in panchina è stato un motivo di grande orgoglio. Per l'energia e l'entusiasmo che avevo sono veramente stato contento di raccogliere una nuova sfida perché ho fatto 8 anni di fila, 447 panchine consecutive con la maschile dal primo giorno di Serie A. Mi sarebbe piaciuto arrivare a 500, ma ora era giunto forse il momento di accettare un'ulteriore sfida. E farlo a Sassari sicuramente è grande emozione, perché sono praticamente a casa, ho qui tutta la famiglia e questo ti dà più responsabilità».

Non la preoccupa il fatto che non abbia mai allenato il femminile ad alti livelli?

«L'ho fatto quando ho iniziato a 22 anni, un po' per gioco a casa mia, a Domodossola, guidando la B femminile per tre anni, il capitano ni anni ne aveva 36... È stata una grande palestra, da allora solo maschile. Ma porto l'esperienza di aver visto tutti in questi anni allenamenti, partite di Coppa, di campionato delle ragazze della Dinamo, non ne ho saltata una, raccogliendo in maniera diretta o indiretta tutto un bagaglio importante vedendo lavorare e confrontandomi con tecnici come Antonello Restivo, Piero Bucchi, Nenad Markovic, Federico Pasquini, Meo Sacchetti, vedendo il basket anche da angolazioni diverse».

Una Women tutta nuova tranne Carangelo.

«Compatibilmente con le nostre possibilità, volevamo avere dieci ragazze che potessero comunque affrontare una stagione lunga, difficile, con la Eurocup (preliminari permettendo), puntando su delle giovani e su una base italiana che potrebbe avere un futuro. Abbiamo affidato il timone a Debora Carangelo, play che conosce benissimo l'ambiente, conosce il campionato, la Coppa, ha esperienza per guidare la squadra e quindi lei è il capitano e ha raccolto questa sfida anche lei con una nuova motivazione. E poi le scelte straniere, con un’ala americana che mi piace moltissimo per il tiro e l’atletismo, Temira Poindexter; quindi Didi Richards, ala piccola che sa fare tante cose e ha appena vinto il torneo messicano con Aguacalientes (insieme alla ex Gonzales, ndc), motivo per cui è l’unica che non si è ancora aggregata al gruppo; e poi una giocatrice come la guardia Julia Boros che ha giocato in un club importante in Ungheria come Szekszárd, con grandissima voglia di mettersi in vetrina in Italia. Ho messo un'altra giocatrice esperta nel 5 come l’olandese Kourtney Treffers, perché mi piaceva una alla Kyle Hines (passatemi il paragone), ovvero un gatto che abbia grandissima dinamicità e anche l'esperienza in Italia (l'anno scorso ha vinto il campionato in Francia un campionato durissimo)».

Le altre italiane?

«Ci sono delle ragazze che vengono dalla A2 come Trozzola, Sammartino ed Egwoh che hanno sicuramente del potenziale su cui poter lavorare, e altre due come Turel e Spinelli che hanno già fatto la A1 e però sono in cerca magari di un salto di qualità»

 Cosa vuole da loro?

«Per me sono le migliori che io potessi avere, gliel’ho detto, ho una grandissima fiducia in loro, ci credo ciecamente. La prima cosa che dobbiamo avere è il coraggio, la voglia di lavorare, l'entusiasmo, non avere paura di andare in campo, di sbagliare e questo cercherò di trasmettere alle atlete. E poi lo staff, composto da giovani, come i preparatori Bertolini e Sinibaldi, il fisioterapista Puggioni, con l'aggiunta di un assistente importante come Pietro Carlini, sardo, dalla grandissima competenza e ci cui ho grande stima».

Prime impressioni?

«Ottime anche se all'inizio è sempre tutto bello. Domenica sono andate tutte al mare a Mugoni, si sta creando un bel gruppo. Ma se saremo bravi nelle difficoltà a rimanere uniti e creare quella chimica che rappresenti un quid in più, e se io sarò riuscito a metterle nelle condizioni migliori (umane e tecniche) per sfruttare le loro caratteristiche, sono certo che faremo bene».

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