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Il dramma dell’infortunio è lontano, Marco Ceron: che bello essere alla Dinamo

di Antonello Palmas

	<strong>Marco Ceron</strong>
Marco Ceron

La guardia ala veneziana nel 2018 ha subito una terribile frattura del cranio, restando fermo due anni per poi tornare a giocare, anche in Serie A. «A Sassari ambiente caldo e molto carico»

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Sassari Felice di essere atterrato a Sassari. Marco Ceron, 33 anni, guardia-ala originaria di Mirano (Venezia), ultima stagione a Pistoia, è uno dei tanti volti nuovi della Dinamo e non nasconde le impressioni molto positive avute dal primo momento: «Ho trovato una città e un ambiente davvero super caldi, c'è un sacco di entusiasmo. E c’è un clima caloroso tra noi. C'è bella gente, belle facce, bei sorrisi, tutti sono disponibili. È stato davvero un bell’impatto. Io ho cercato di venire anche un po' prima, per iniziare ad ambientarmi meglio. Un bel primo mese, ho visto anche i Candelieri».

Ritrova diversi amici. «Conoscevo molto bene Mauro Sartori, e Ale Zanelli con cui abbiamo fatto la trafila delle giovanili insieme. E Mezzanotte. È bello ritrovarsi a 30 anni a lottare per la stessa maglia. E aiuta molto, perché non occorre la fase di rodaggio per conoscersi. Luca Vincini (che del gruppo italiano è il ...veterano) è una persona super, è stato bravo nel fare da collante».

Con che spirito arriva? «Il coach Massimo Bulleri è stato molto chiaro, mi ha detto: ho bisogno di una persona che si possa far trovare pronto tutti i giorni, devi allenarti a mille, ci può stare che in alcune gare non entri, mentre in altre occorra maggiormente il tuo contributo. La chiarezza la apprezzo tanto, perché so qual è il mio ruolo. Ho accettato perché l'ho già fatto in passato e so farmi trovare pronto quando e se sarà. Sono carico e non vedo l'ora di sfruttare le occasioni che mi arrivano».

Chi è Marco in “borghese”? «In borghese è una persona che sta con il suo cagnolone Memphys tutto il tempo che può. È un Akita americano, una bella bestia di 50 kg. Sta qui con me, lo porto in giro, stare con lui è la cosa che mi fa più felice fuori dal campo».

Passioni oltre al basket? «Ero un gran giocatore di playstation, però ho smesso. Ora vado a farmi una passeggiata, la sera mi piace guardare qualche film, qualche partita. Adesso che abbiamo anche un bel gruppo di ragazzi ci siamo già trovati qualche sera a fare un po' di giochi da tavola, chiacchiere, una partita a carte. Stare in compagnia mi piace, ma sono uno che sa stare anche da solo. Mi piace molto il calcio, sono tifoso milanista. E il tennis, che praticava mamma».

Non si può non chiederle di quel 25 novembre 2018 a Brescia e della frattura cranica per una botta in partita che ha segnato la sua vita. «Ormai la vedo in maniera positiva: è successo, stop. Però avrei anche potuto non essere qui a raccontarlo. Un’ operazione mi ha salvato la vita (la testa era rotta, c’erano frammenti ossei da togliere) e ho affrontato un calvario di guai fisici che mi sono venuti dopo quell'infortunio. Anni fa pensandoci mi dicevo: madonna, perché mi è capitata questa cosa? Poi mi sono detto: rimboccati le maniche e pedala. È stato sicuramente un momento brutto e difficile, però ho avuto un sacco di gente accanto a me che mi ha aiutato, mi ha seguito, mi ha fatto capire le cose anche importanti della vita. Facendomi diventare una persona migliore».

Conseguenze? «Per la carriera è stato un po' una stroncatura, sono rimasto due anni fermo. Il problema è stato che non trovavo nessuno che mi firmasse l'idoneità. Ho dovuto fare un po' di ricorsi, sono dovuto andare al tribunale di Milano. È stato l'iter lungo per quello, però fortunatamente dopo che mi hanno sistemato il cranio, nel luglio successivo quando mi è stata impiantata una placca in titanio, ero a posto».

Ed è tornato a giocare, anche in Serie A. Di Sassari che cosa sapeva? «Vedevo sempre un gruppo super affiatato, un palazzetto super caldo. Tutte le persone con cui ho parlato mi hanno detto tutti: vedrai che starai benissimo, perché è come se ci fosse una grande famiglia. Anche il presidente è una persona molto calorosa, viene a vedere gli allenamenti, ci fa i due chiacchiere, è come se fosse una persona della squadra».

Che obiettivi avete, e quali sono quelli raggiungibili? «Presto per dirlo. Sarebbe bello prenderci la salvezza abbastanza presto da puntare a entrare nelle prime otto per i playoff. Sarebbe di sicuro un'annata bellissima. I ragazzi mi sembrano bravi, oltre che persone disponibili. Le qualità ci sono, se riusciremo tutti e 12 a restare sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, secondo me è fattibile».

Per il pomeriggio di oggi, lunedì 1° settembre, la Dinamo ha organizzato un allenamento a porte chiuse con l’Esperia Cagliari, B Interregionale.

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