Marco Spissu: «Dopo l’Eurodelusione sono già pronto a ripartire»
Il play sassarese racconta l’avventura con la nazionale di Pozzecco e guarda avanti: Saragozza lo aspetta
Sassari «Eravamo un grande gruppo, abbiamo dato il massimo e ci abbiamo creduto. Pensavamo di poterci giocare un piazzamento da medaglia, ma evidentemente ci è mancato qualcosa».
La delusione ancora forte che emerge dalla voce, le ferie lampo in Sardegna già praticamente finite, il biglietto di sola andata per la Spagna già salvato sullo smartphone, Marco Spissu tira per un attimo il freno e fa un passo indietro. Domenica il play sassarese della nazionale ha visto i sogni di gloria svanire alla sirena finale della sfida contro la Slovenia, che ha sancito l’eliminazione dell’Italia da Eurobasket 2025.
Tra l’Italbasket e la zona medaglie c’è da tempo una relazione molto complicata...
«Sì, manchiamo questo appuntamento da molti anni. Siamo delusi e un po’ tristi, perché ci credevamo».
Cosa è mancato?
«Non siamo stati in grado di mettere la giusta aggressività in una gara così importante. Quando parti concedendo tanti punti di scarto, poi le energie e la lucidità sono quelle che sono. Abbiamo fatto un mezzo miracolo a rimetterci in pista nel secondo tempo, ma a quel punto i dettagli hanno fatto la differenza. Poi è chiaro che ci sono anche gli avversari. E il fatto che squadre come Serbia, Francia e Spagna siano uscite di scena dimostra come il livello si sia alzato e anche che le gerarchie stanno un po’ cambiando».
Nel primo tempo Luka Doncic sembrava un adulto che gioca contro i bambini. Dal vivo è veramente così superiore come appare in tv?
«Sì, è un mostro, un fenomeno, un giocatore incredibile. Ma nei primi due quarti l’abbiamo guardato giocare, l’abbiamo ammirato anziché giocare contro di lui. Alla fine del secondo quarto l’abbiamo capito e infatti abbiamo aggiustato molte cose. Ma a quel punto anche i suoi compagni hanno segnato tiri difficili e noi stessi abbiamo combinato qualche pasticcio. Penso a quel contropiede tre contro uno finito con uno sfondamento. Ci ha spezzato le gambe, non potevamo permettercelo».
È soddisfatto del suo europeo?
«Ni. Il mio ruolo rispetto agli altri anni era un po’ cambiato, ma anche partendo dalla panchina ho cercato di essere il leader. Non so se ci sono riuscito, di sicuro ho dato veramente tutto».
Ha indossato anche una maglia speciale, la 33 di Achille Polonara.
«Spero di averla onorata come lui ha sempre fatto ogni volta che l’ha indossata, giocando con grande cuore».
Nello spogliatoio come avete preso l’addio di Gianmarco Pozzecco?
«Noi lo sapevamo già, ce l’aveva comunicato in anticipo. Dispiace perché era stato creato qualcosa di speciale a livello di gruppo, con grande voglia di competere, stare bene e soprattutto di venire a giocare con la nazionale. Spero che questo spirito continui a esserci negli anni futuri».
Com’è avere un dirigente come Gigi Datome?
«Gigi è presentissimo, quel ruolo gli calza a pennello, sembra che lo ricopra da 10 anni. È presente a 360 gradi, tra squadra, staff e dirigenza, sa quando dire la sua e ha l’autorità per poter dare a tutti certi consigli. È davvero la persona che ci mancava».
La sua stagione riparte subito?
«Immediatamente: ho fatto appena in tempo a trascorrere un paio di giorni tra Sassari e Alghero e ora è già tempo di tornare in Spagna. Torno a Saragozza con grande entusiasmo, perché siamo più competitivi e ci sono i presupposti per fare bene. Poi in Spagna il livello è davvero alto e ci si può aspettare di tutto».
Siete riusciti a vedere il trionfo di Alessia Orro e della nazionale di volley?
«Durante la finale eravamo in aereo, abbiamo scoperto il risultato all’atterraggio. Dopo Tokyo hanno vinto veramente tutto, sono davvero felice per loro e da sardo sono particolarmente orgoglioso dei successi di Alessia. Lei è davvero un grande esempio. Noi ci stiamo provando, in questi anni con i giovani è stato fatto un lavoro eccellente e non erano mai arrivate tante medaglie a livello giovanile. Spero che sia di buon auspicio per il futuro».
