Maria Paola Tolu: «Farò la tedofora, il mio è un sogno a Cinque cerchi»
L’atleta paralimpica sassarese: «Il mio incidente? Mi considero fortunata, posso comunque seguire le mie passioni»
Sassari La torcia da tenere stretta tra le mani, la divisa ufficiale da tedoforo da indossare con orgoglio, la carrozzina da spingere a tutta forza ma non troppo. Perché quel momento andrà gustato sino in fondo. Saranno soltanto 300 metri, ma per Maria Paola Tolu sarà come toccare il cielo con un dito.
La campionessa di tennistavolo della squadra paralimpica del TT Sassari è stata selezionata tra i 501 tedofori che dal 24 febbraio al 6 marzo porteranno la fiaccola olimpica delle Paralimpiadi 2026 di Milano-Cortina.
«E dire che io non avevo neppure fatto la domanda – sorride l’atleta sassarese –. Qualcuno in famiglia ha presentato la mia candidatura e quando ho ricevuto la mail dal comitato organizzatore sono quasi svenuta. Per me, che da sempre sogno di partecipare a un’olimpiade, è stata un’emozione enorme. Non sarà come gareggiare, ma sarà comunque bellissimo».
Quarantasette anni, una vita normale sino al banale incidente domestico che l’ha costretta su una sedia a rotelle. Oggi Maria Paola Tolu si definisce semplicemente “fortunata”. «Sì, sono stata fortunata – dice – perché se anziché la schiena avessi battuto la testa, oggi non sarei più in questo mondo. Avevo 29 anni e in quel momento la mia vita è semplicemente cambiata, ma non mi sono mai fermata e ho imparato a fare più o meno tutto quello che facevo prima. In maniera diversa, certo, ma alla fine non sono le ruote della carrozzina a limitarti. I limiti piuttosto sono nella testa degli altri e in Sardegna, rispetto ad altri luoghi, il disabile è ancora una persona da compatire».
Quali limiti ci sono invece nella testa di Maria Paola? «L’altra cosa che devi imparare è chiedere aiuto agli altri. Perché è evidente che per me prendere un piatto da un pensile sopra un lavandino non è semplicissimo. E devi essere anzi in grado di metterti dei limiti, perché magari la testa continua a ragionare come se non ci fossero ostacoli: per esempio un paio d’anni fa ho subito un infortunio grave perché mi sono spinta un po’ oltre e mi sono rotta entrambi i femori».
E poi c’è lo sport. «La passione fa la differenza, insieme al desiderio di non stare mai fermi. Non ho trascorso un solo giorno della mia vita a guardare fuori dalla finestra e a compatirmi. Da adolescente facevo ginnastica ritmica e giochicchiavo a tennis. E siccome certi amori non finiscono, per me il tennis ha fatto giri immensi e a un certo punto è tornato».
«La terapia occupazionale nel reparto di lungodegenza – racconta ancora Maria Paola – mi ha riconsegnata al mondo pronta ad affrontare la vita: ho iniziato ad allenarmi a Porto Torres con una racchetta in mano e una carrozzina normale, poi ho conosciuto un grande maestro come Alessandro Ciotti, che al tempo seguiva Marianna Lauro, Alberto Corradi, Mario Cabras, vere istituzioni dello sport paralimpico sardo. Il primo torneo, nel 2018, per me fu un bagno di sangue, ma già l’anno dopo insieme a Marianna ho vinto il Sardinia Open nel doppio. Poi dopo il Covid è arrivato quell’infortunio».
Nel frattempo, tre anni fa, nella sua vita è entrato anche il tennistavolo. Tra il 2022 e il 2023 ha girato l’Europa, partecipando a 12 tornei internazionali e facendo incetta di medaglie, tra le quali spiccano i tre ori ai campionati italiani e l’argento nel doppio misto all’Ittf World Master di Roma, al quale hanno preso parte qualcosa come 10 mila atleti. «Ora attendo la chiamata per qualche “future” e poi in primavera ci saranno i campionati italiani assoluti, ai quali arriverò da campionessa in carica. La mia classe, la 4, verrà abbinata alla 5, che ha maggiore mobilità. Sarà più difficile e competitivo – sorride Maria Paola Tolu –, e per questo ancora più bello. Le sfide non mi fanno paura. E neppure sognare mi spaventa». La prossima sfida, il prossimo sogno, sono le Paralimpiadi. E non come tedofora.
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