Alessandro Masala, mister 200 presenze: «La maglia della Torres cucita addosso»
Il centrocampista classe 1996, laureato in Scienze motorie, entra nel ristretto club dei fedelissimi rossoblù
Sassari «Indossare la maglia della squadra della propria città ha un valore, ancora oggi. È impegnativo, ma è bellissimo e mi rende felice». Alessandro Masala dice 200, come il numero di presenze collezionate con la Torres tra campionato e coppa Italia. Un’impresa che in un centinaio di campionati ufficiali sono riusciti a realizzare davvero in pochi. Una quindicina in tutto, dai recordman Tore Pinna e Paolo Morosi, al leggendario goleador Marzio Lepri, sino ad Alessandro Frau e Stefano Udassi che Masala ben conosce.
Ventinove anni, sassarese doc, laureato in Scienze motorie, Masala è il classico giocatore da poche parole e molti fatti, il jolly di centrocampo che pur di giocare farebbe anche il portiere, ma che sa aspettare il suo momento anche quando gli tocca restare fuori magari per un mese di fila.
Che effetto fa entrare nel club dei fedelissimi rossoblù?
«Ho raggiunto un bel traguardo. Sono felice, trovarmi in quella lista accanto a personaggi che hanno fatto la storia dello sport a Sassari mi fa molto piacere e chiaramente da sassarese sento ancora di più questa emozione».
Ha ancora un senso parlare di legame affettivo con una maglia?
«Io penso proprio di sì perché so come vivo questo rapporto. Andavo allo stadio da piccolo, vedevo giocare alcune di quelle persone che fanno parte del club dei fedelissimi ed è una soddisfazione ulteriore. Oggi scendere in campo con questi colori è fantastico, tra l’altro lo faccio insieme a molti ragazzi che sono alla Torres da tanto tempo».
Tra l’altro non sono neanche sassaresi.
«Esatto: penso a Nico Antonelli, al quale manca poco per toccare il traguardo delle 200 presenze, ma anche a Riccardo Idda, Adama Diakite, Andrea Zaccagno che ha appena superato quota 100. Tutti noi sappiamo che significato abbia indossare questa maglia».
Quella con la Torres per lei è una storia di partenze e ritorni: ha esordito in rossoblù addirittura 11 anni fa. Altri tempi.
«Arrivavo da una stagione nel vivaio del Genoa dopo tanti anni al Latte Dolce. Sono andato via e tornato tre volte, ho attraversato epoche societarie completamente diverse. Ci sono stati periodi complicati, non lo nego, ma la storia non si può cambiare e va bene così. Ecco, il fatto di nuovo stabilmente alla Torres da 5 stagioni, così come qualche altro compagno, conferma che il club è solido, ha trovato una stabilità e che le cose vengono fatte in una certa maniera».
La presenza di tanti veterani presenti nello spogliatoio ha un peso nei confronti dei nuovi?
«In realtà certi input vengono trasmessi in maniera del tutto naturale. Dipende ovviamente dalla testa di chi arriva, ma anche quest’anno c’è un gruppo di ragazzi molto intelligenti, che si sono calati nella nostra realtà senza bisogno che ci fossero tante spiegazioni da dare. Anche chi gioca meno sta dando una grande mano, sono tutti a disposizione e hanno capito la situazione attuale».
Dopo due anni esaltanti, lo schiaffone preso dall’Atalanta e diversi mesi in totale apnea, ora avete ricominciato a vedere la luce. Come ci siete arrivati?
«Con il lavoro, l’impegno, la mentalità. Abbiamo vissuto un po’ sulle montagne russe e i mesi scorsi sono stati davvero difficili. L’abbiamo risolta molto serenamente, con il ritorno di mister Greco abbiamo ripreso a fare le cose come siamo sempre stati abituati a fare. Il ritorno del mister è stato fondamentale, ci ha trasmesso fiducia e serenità, ci ha detto sin dal primo giorno che questa squadra è forte e poteva dimostrarlo su ogni campo. Dovevamo solo riprende i nostri concetti. Secondo me c’erano state altre buone prestazioni ma i risultati non arrivavano, ed è stato snervante. Ora guardiamo solo avanti, abbiamo grande convinzione e il gruppo c’è, c’è alla grande. La vittoria di domenica è stata molto importante».
Sia ad Ascoli che in casa della Samb avete tirato fuori il meglio nei momenti più complicati: dopo il vantaggio dell’Ascoli, dopo il pareggio della Samb. Un segnale di grande sicurezza e mentalità.
«Quando le cose girano, poi cambia tutto: in passato eravamo fragilissimi, al primo errore crollavamo, ora continuiamo a giocare, a fare le nostre cose e sappiamo reagire. Abbiamo un’altra forza mentale. Dentro una partita spesso ci sono dieci partite diverse, e ci sono anche gli avversari. Noi dobbiamo cercare di mettere in pratica i concetti che ormai sono ben consolidati».
Pur giocando sulla mediana, nella sua carriera ha segnato tanti gol. Quali le sono rimasti nel cuore?
«Quello segnato a Pescara un paio di stagioni fa, e poi quello in rovesciata dell’anno scorso in casa, contro la Vis Pesaro».
Sabato a Sassari arriva proprio la Vis Pesaro...
«Niente calcoli: proveremo a prenderci i 3 punti».
