Il ministro Andrea Abodi: «Sardegna paradiso del golf, del turismo e dei grandi eventi» – Tutti i progetti
Il titolare dello Sport: «In estate il cantiere del nuovo stadio di Cagliari. Rally? Ripartiamo dall’Europeo»
Si intensificherà il confronto con la Regione per sfruttare al meglio le potenzialità dello sviluppo turistico legate al golf, per promuovere l’isola attraverso i grandi eventi, ma anche presidiare al meglio il tema della sicurezza in ambito sportivo e valorizzare gli investimenti sullo sport di base che passano attraverso l’adeguamento delle strutture scolastiche, l’apertura di playground e il sostegno alle famiglie meno abbienti. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, evidenzia con un circoletto rosso alcune delle priorità lungo il percorso che il suo dicastero sta tracciando anche lungo l’asse Roma-Cagliari, ovvero Governo-Regione.
Ministro Abodi, eravamo rimasti allo spostamento del Rally Mondiale dalla Sardegna a Roma. Da dove si riparte?
«Da altre e nuove opportunità. Quella partita è stata giocata con pazienza, rispetto reciproco e senso di collaborazione. Dopo la decisione di assegnare il Mondiale a Roma, l’Aci ha trovato, di concerto con l’organismo internazionale che organizza la manifestazione, altre buone opportunità, che garantiranno interesse, attenzione e presenze alla Sardegna».
Si riparte dunque dall’Europeo.
«Sì, e direi con reciproca soddisfazione. Avevamo detto che avremmo accompagnato la Sardegna verso un altro obiettivo, non avremmo accettato un cambiamento di programmi senza una concertazione. L’Europeo è una base, e dico anche che Aci e Regione stanno lavorando per nuove opportunità che potranno essere presentate entro l’anno. Lo sport, in varie discipline, offrirà ulteriori possibilità legate agli eventi nazionali e internazionali e il Governo sta dando il suo contributo in tal senso. Di questo lavoro si avrà evidenza nei prossimi mesi».
Nel frattempo la Regione è tornata a organizzare il Giro di Sardegna di ciclismo.
«La Sardegna già da tempo lavora molto bene e con efficacia sul connubio tra sport e turismo. Dialoghiamo costantemente con la Regione e con diverse federazioni sportive, per aumentare il profilo delle opportunità sulla base delle caratteristiche dell’isola. Penso, per fare un esempio, al triathlon, che potrà sembrare anche ristretto dal punto di vista della dimensione del fenomeno, ma è invece una disciplina che si sta sviluppando in maniera forte anche in Italia e ha già dimostrato il livello della partecipazione internazionale. E poi c’è il golf».
La Sardegna deve puntare sul golf?
«Va aperta una pagina nuova, più strategica. Con il ministero dell’Economia stiamo lavorando sui presupposti e su una elaborazione di un piano che coinvolgerà, prioritariamente, le regioni del sud. Bisogna fare tesoro dalle esperienze di Spagna e Portogallo, ma anche della Turchia, tanto per non allargare troppo gli orizzonti. Il golf rappresenta in Italia una delle potenzialità inespresse più significative, abbracciando sport, turismo, ambiente e sviluppo economico dei territori. La Sardegna è isola di opportunità, alcune già manifestate, altre da esplorare attraverso la collaborazione tra istituzioni e nel solco dell’economia sostenibile. E il governo si fa promotore di questa progettualità, ma non la porterà avanti da solo».
In che senso?
«Il governo si muove nel rispetto degli articoli 117 e dell’articolo 33 della Costituzione: la collaborazione con le regioni e le province autonome, nel rispetto del principio della materia concorrente, e il riconoscimento del valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme. L’idea di base riguarda l’equilibrio tra la dimensione sociale dello sport, per tutti, e quella competitiva legata anche ai grandi avvenimenti».
Dove potrebbero nascere nuovi campi?
«Bisogna tenere conto di quello che già c’è in ambito golfistico, che è poco, e anche della volontà e delle scelte della Regione. Uno degli obiettivi principali è destagionalizzare. Bisogna tenere conto del fatto che i piani di fattibilità legati al turismo internazionale golfistico poggiano su almeno tre capisaldi: la matrice tecnica, innanzitutto, cioè la qualità dei campi. La creatività del disegno del campo è un presupposto indispensabile, serve una cultura internazionale e bisogna tenere conto delle questioni ambientali: esistono ormai macroterme che hanno un bisogno limitato di acqua, che possono essere irrigati con acqua salmastra e hanno bisogno di alte temperature per crescere».
Quali sono gli altri presupposti?
«Il secondo riguarda l’ospitalità: servono strutture alberghiere che si qualifichino anche con aree dedicate al benessere. Il terzo è la parte legata alla residenzialità: occorre cioè valutare come poter contribuire al sostentamento di questa potenziale rete di impianti anche con una qualificata componente di residenzialità di un certo livello. Magari pochi moduli, ma di una certa qualità. Durante e dopo la Ryder Cup sono state fatte analisi che hanno evidenziato come nel mondo del golf c’è un grande interesse a venire in Italia, mancano le condizioni che il golfista straniero richiede: una rete di opportunità. Questo non significa lasciare fuori gli italiani. Bisogna anzi cercare di costruire un modello che sia accessibile più o meno a tutti, utilizzando una serie di leve che contribuiscano alla finanziabilità dell’opera e della sua gestione».
Tra le partite aperte tra sport e grandi eventi, in Sardegna c’è sempre quella dello stadio di Cagliari.
«Mi auguro che in tempi brevi, prima dell’estate, si possa chiudere definitivamente il cerchio per vedere aprire il cantiere con lo smantellamento del Sant’Elia e la nascita del nuovo impianto. Per quanto riguarda la priorità di Euro 2032 il nostro obiettivo è di arrivare a settembre mettendo la Figc nella condizione di indicare all’Uefa cinque impianti che abbiano le caratteristiche indicate dall’organismo internazionale. Subito dopo ci saranno altri progetti che avranno la stessa attenzione da parte nostra e faranno parte di un progetto di sistema».
A proposito di Sardegna, di recente lei è stato chiamato in causa per quanto riguarda il decreto sicurezza che ha investito alcune storiche manifestazioni culturali e folkloristiche.
«Il decreto in questione porta la mia firma, ma è il frutto dell’elaborazione di altri due ministeri, ovvero quello della Salute e quello dell’Agricoltura. Sin da subito abbiamo cercato di avere una sensibilità particolare là dove ci sono tradizioni secolari da rispettare, e mi sembra che la soluzione trovata per la Sardegna rispetti la norma utilizzando gli strumenti in deroga previsti nella norma. Resta fermo il fatto che il tema della sicurezza è importante e deve trovare il suo equilibrio con il tema delle tradizioni e questo a mio avviso dovrebbero farlo le Regioni, che hanno più sensibilità proprio in relazione al rapporto tra sicurezza e tradizioni. Ricordo che molte di quelle che ricadono sotto la norma non sono manifestazioni sportive a tutte gli effetti, non sono gare nel senso stretto del termine ma qualcosa di più profondo e sentito dalle comunità. Di certo la sicurezza deve riguardare tutti: il pubblico, i protagonisti e i cavalli».
Lei in passato ha parlato più volte della valorizzazione della base sociale dello sport. Cosa state facendo in proposito?
«Ci stiamo muovendo su quattro elementi. Le palestre scolastiche: bisogna utilizzare più efficacemente le risorse messe a disposizione del ministero dell’Istruzione e del Merito per migliorare le infrastrutture sportive scolastiche. A disposizione di comuni e province c’è un miliardo di euro e l’invito è di utilizzare bene questi fondi, perché ogni scuola possa avere una palestra sicura, a norma, accessibile, attrezzata, multidisciplinare e aperta anche al pomeriggio alla comunità. I Giochi della Gioventù: allargare la partecipazione a questi progetti che abbiamo fatto rinascere, che dai territori porta alle finali nazionali di Roma. I playground: rappresentano il cuore dello sport accessibile a tutti, all’aperto e gratuito, a disposizione delle comunità. Al sud e nelle isole ne stanno nascendo 1548, 165 solo in Sardegna. Ma c’è un’ulteriore misura legata al diritto allo sport, per le famiglie meno abbienti».
Di cosa si tratta?
«Parliamo di Dote famiglia, il supporto del Governo alle famiglie con un basso livello di reddito, ovvero Isee inferiore ai 15.000 euro, che si potranno rivolgere alle 510 società sportive e Asd sarde che si sono accreditate – elenco sul sito sport. governo.it – e stanno facendo da tramite per assegnare 300 euro per ciascun figlio dai 6 ai 14 anni all’anno per la pratica sportiva».
