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L’intervista

Dalle difficoltà agli undici gol, Lorenzo Di Stefano racconta la sua corsa salvezza: «La Torres il mio riscatto»

di Sandra Usai
Dalle difficoltà agli undici gol, Lorenzo Di Stefano racconta la sua corsa salvezza: «La Torres il mio riscatto»

L’attaccante ripercorre la stagione appena trascorsa, dal blocco alla rinascita

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Sassari Non segnava, non riusciva a sbloccarsi, ma mister Greco lo ha guardato negli occhi e gli ha predetto che avrebbe realizzato almeno 10 gol. A fine stagione, playout compresi, le reti firmate da Lorenzo Di Stefano sono state undici. «Quando me lo ha detto, visto il momento di difficoltà, sono rimasto sorpreso. Aveva più fiducia lui in me che io in me stesso, aveva ragione e l’ho ringraziato, da quel momento per me c’è stata la svolta». L’attaccante rossoblù ha chiuso la stagione col titolo di capocannoniere, andando in doppia cifra in un’annata ricca di problemi sul piano personale e di squadra. «Eravamo tutti in difficoltà, ma quando non si segna gli attaccanti diventano il bersaglio di ogni critica. Ci sta, quando le cose girano male, ma l’importante è sapersi risollevare».

Siciliano di Catania, 23 anni, un diploma di liceo Scientifico a indirizzo sportivo in tasca, Lorenzo è cresciuto tra le giovanili del Catania e della Sampdoria. «Genova è stata il mio trampolino di lancio, con due presenze in panchina in serie A contro Roma e Inter. Che emozione quella sera a San Siro». Poi il calcio “vero”, al Gubbio in C e tra Lecco e Modena in serie B (18 presenze, con un gol e due assist", ricorda), quindi l’arrivo a Sassari, con la Torres vista come una bella opportunità di crescita per un ragazzo dotato di estro e tecnica. «Le premesse erano buone, mi aspettavo una bella avventura – dice – ma sono subito arrivate grandi difficoltà, ero in ritardo di condizione e mi sono anche infortunato. È stato un periodo complicato, non si segnava, non si vinceva e la classifica piangeva. Riprendersi non è stato semplice, ma con l’arrivo del nuovo allenatore piano piano le cose sono migliorate».

Cosa è cambiato? Tutto, la mentalità, la fiducia, il modulo di gioco che mi ha reso più libero nei movimenti e dato più consapevolezza nel tentare certe giocate. La squadra ha cambiato pelle, siamo tutti cresciuti in carattere e personalità. E poi quella predizione del mister, a gennaio, che mi ha dato la spinta decisiva per migliorare». La salvezza, anche se tramite spareggi, è stato il premio alla tenacia rossoblù. «In certi momenti sembrava un traguardo lontano, ma visto come si giocava sembrava assurdo non centrare l’obiettivo. No, non si poteva retrocedere, siamo sempre stati convinti di farcela. Un’esperienza così aiuta a crescere, fortifica e insegna anche a gestire le emozioni, che sono state forti. Sabato nella gara decisiva col Bra – continua – in tribuna c’era per la prima volta a Sassari mio padre, che mi aveva chiesto un gol. Quando ho segnato è stato bellissimo, anche per questo».

Tanti i momenti difficili, facile invece individuare il più bello. «Come potrò mai dimenticare i 3 gol al Livorno in nove minuti? Un ricordo bellissimo, come la prima rete in B al Catanzaro con il Lecco. È stata la mia prima tripletta, ho portato il pallone a casa e quando lo guardo rivivo quei fantastici momenti». Lorenzo Di Stefano ha un altro anno di contratto e la sfida è fare meglio, ovvero superare quota 11 e spingere in alto la Torres. Non una promessa ma... quasi, mentre non dimentica di ringraziare i tifosi. «Il loro sostegno è stato importante, non ci hanno mai fatto sentire soli, neppure in trasferta. Anche loro ci hanno sempre creduto, quando giustamente ci hanno contestato è stato per spronarci a reagire alle difficoltà. Una tifoseria così è un valore aggiunto».

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