Edoardo Bove e Flavio Cobolli: dal tennis al calcio, storia di una amicizia fraterna. E il centrocampista rivela: «Sapevo che avrebbe vinto»
Tra il tennista semifinalista al Roland Garros e il calciatore romano c’è un legame profondo: da bambini giocavano insieme nella Roma
Il centrocampista, il tennista e quel filo giallorosso: Flavio Cobolli ed Edoardo Bove vivono due vite parallele che si intrecciano sempre. Veri amici, che sanno le cose un attimo prima: ci credono e, molto spesso, ci azzeccano. «Sapevo che sarebbe finita così, che sarebbe andata esattamente in questo modo», racconta Edoardo Bove. Il suo non è il commento di un semplice appassionato, ma le parole di un fratello acquisito, l'ombra fidata e la spalla costante di Flavio Cobolli. Nonostante gli impegni, Edoardo non si perde un match dell'amico, trasformando l'attesa in un rito condiviso con il fratello di Flavio, Guglielmo. Una liturgia che per la sfida contro Auger-Aliassime al Roland Garros di Parigi mercoledì 3 giugno si è rivelata profetica: «Questa mattina (ieri ndr) l’ho detto al fratello di Flavio: perderà il primo set e poi vincerà 3-1. So che se entra in modalità battaglia, difficilmente perde». Ed è andata esattamente così, Flavio è in semifinale e incontrerà un altro italiano, Matteo Arnaldi, che ha avuto la meglio su un altro azzurro ancora, Matteo Berrettini, che si è ritirato al secondo set per un infortunio.
Flavio ed Edoardo: storia di un’amicizia
Per capire la profondità di questo legame bisogna riavvolgere il nastro e tornare a Roma, dove tutto è iniziato. Molto prima dei circuiti Atp e degli stadi inglesi, c'era un campo da calcio. Cresciuto all'Appio-Latino da madre italo-tedesca e padre napoletano, Edoardo Bove ha mosso i primi passi nella Boreale Don Orione prima di varcare, nel 2012, i cancelli di Trigoria sotto l'occhio attento di Bruno Conti. In quegli stessi anni, con la maglia delle giovanili della Roma, al suo fianco c'era proprio Flavio. Hanno condiviso spogliatoio e sogni fino a quando, a 13 anni, Cobolli ha scelto di dedicarsi anima e corpo alla racchetta. Da quel bivio, le loro carriere sono decollate su binari paralleli. Mentre Flavio scalava le classifiche del tennis mondiale, Edoardo — iscritto in Economia Aziendale alla Luiss dopo il liceo sportivo — faceva innamorare José Mourinho. Dal debutto in Serie A nel maggio 2021 fino al primo gol contro il Verona e al trionfo europeo in Conference League nel 2022, la sua ascesa è stata inarrestabile. Segnata da quell’episodio che ha fatto tremare: il 1° dicembre 2024 Edoardo (allora alla Fiorentina) ha subito un arresto cardiaco in campo durante la partita contro l'Inter . Soccorso tempestivamente, è stato salvato grazie all'uso del defibrillatore. Gli accertamenti medici hanno indicato come causa un'aritmia ventricolare maligna, la "torsione di punta". E’ andata bene, Bove ha ripreso la sua vita e si è trasferito in Inghilterra.
Il tatuaggio
Nonostante strade diverse, la Roma e la loro infanzia sono letteralmente tatuate sulla pelle. Sul braccio sinistro di Flavio spicca il "lupetto" giallorosso, mentre sul destro c'è il numero 52, la maglia che l'amico Edoardo indossava nella Capitale. E a proposito di pelle e promesse, i fioretti per il futuro sono già stati fissati. Se il tennista dovesse conquistare un torneo Masters 1000, Edoardo ha promesso un taglio netto: "Mi farò la boccia". Se dovesse arrivare un Grande Slam, allora è pronto a farsi un tatuaggio anche lui. Scommesse che nascono dall'affetto puro.
I festeggiamenti
Martedì 17 marzo, Bove è tornato al gol in Inghilterra, entrando nei minuti finali e firmando la rete del definitivo 3-1 nella sfida di Championship contro il Wrexham. Una gioia personale che si incrocia perfettamente con i successi di Cobolli nel tennis: «È bello poter gioire dei suoi successi. Ci sarò sempre anche nei momenti di difficoltà. Sempre con lui e lui lo sa». All'orizzonte, per Flavio, c'è un'altra battaglia: il derby con Arnaldi in semifinale a Parigi venerdì 5 giugno (ore 15.30). E se è vero che i veri amici sanno sempre tutto prima, questa volta il centrocampista sceglie la via della sana scaramanzia: «No, ora però non chiedetemi un pronostico per la semifinale...»
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