La Nuova Sardegna

L’arte contemporanea sarda, generazione ’80 e ’90 al Man

di Paolo Curreli
L’arte contemporanea sarda, generazione ’80 e ’90 al Man

Apre al museo di Nuoro la seconda parte de “La costante resistenziale”. Le curatrici Ladogana e Camarda: «Novità nel solco delle esperienze precedenti»

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NUORO. Il museo Man inaugura domani alle 19 la seconda parte de “La costante resistenziale”, progetto vasto del Man sulla storia dell'arte contemporanea in Sardegna, che arriva ora agli anni '80 e '90. Operazione partita nell'aprile dell'anno scorso scegliendo un momento epocale: la vittoria nel 1957 alla Biennale di Nuoro di Mauro Manca con il suo “L'ombra del mare sulla collina”, opera con cui l'astrattismo sbarca nell'isola. La seconda esposizione da conto di un decennio in cui gli artisti sardi si confrontano con sperimentazioni nuove senza spezzare il filo che li lega alla generazione precedente.

Rita Pamela Ladogana curatrice della mostra con Antonella Camarda spiega un’epoca innovativa per le arti visive anche per gli artisti isolani. «Negli anni ’80 continuità con le precedenti esperienze e cambiamento convivono, anche se a differenza del decennio precedente, la scena artistica è più articolata, le tensioni ideologiche sono meno presenti, e si assiste al consolidarsi di itinerari individuali. La ricerca personale avviene al di fuori dall'adesione a correnti specifiche, un po' la fine degli “ismi” anche nella arti». Il titolo scelto per la rassegna cita il saggio con cui Giovanni Lilliu interpreta l'identità forte dei sardi, un popolo che percorre la storia tentando di essere sempre se stesso, resistendo all'omologazione e perfino al cambiamento.

«Gli artisti sardi guardano alla tradizione artigianale, collaborano con l’Isola (Istituto sardo del lavoro artigiano) un aspetto vastissimo e difficile da trattare in questo ambito.– spiega Ladogana ricercatrice dell'università di Cagliari –, ma la tensione della ricerca si indirizza verso una dimensione esistenziale. Come, in fondo, avviene col “riflusso” verso il privato comune al contesto generale degli anni '80. È l'epoca dei sentimenti e del privato, le ideologie hanno ormai poco da dire ma arrivano nuovi linguaggi e sono i primordi dell'era digitale. Gli artisti più solitari nei loro studi ritornano alla pittura, ci sono echi della Transavanguardia e di neo-espressionismo, ma appaiono anche i primi esperimenti di performance e video arte. Si guarda anche fuori dall'isola con un orizzonte di respiro internazionale. In Sardegna ci sono molte coincidenze con la ricerca europea, con Tonino Casula, per esempio, e la sua arte cinetica poi diventata video-arte, con l'attività dello Studio 58, solo per fare alcuni esempi».

La fertile esperienza delle gallerie come la Duchamp di Cagliari e la Chironi 88 di Nuoro – centri-motore ma che propongono anche esposizioni di maestri contemporanei– finisce negli anni '90. In quegli anni la politica promuove diverse iniziative con acquisizioni di opere ed eventi. Tra i tanti nomi in mostra da citare: Rosanna Rossi, Andrea Nurcis e Salvatore Garau per il sud e Aldo Tilocca, Pastorello, Boscani e Pinuccia Marras per il nord. «Abbiamo scelto un taglio storiografico– spiega la ricercatrice cagliaritana–. L'avvicendamento cronologico è stato preferito a quello legato alle tematiche». «L’intento di ricostruzione storica – spiega Antonella Camarda –è testimoniato in una sala di documentazione con filmati e soprattutto inviti, cataloghi e manifesti. Ricostruzione del clima dei due decenni».

La data di chiusura di un epoca e di ripartenza per la prossima ed ultima sezione ad aprile, sarà la mostra “Atlante” curata di Marco Magnani e Giuliana Altea a Sassari nel 1999.

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