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Crimini e mass media La cronaca nera nella società della paura

di MARIO MORCELLINI
Crimini e mass media La cronaca nera nella società della paura

di MARIO MORCELLINI Da sempre, le scienze umane e sociali hanno maturato un interesse particolare per la relazione tra media e devianza, ma è altrettanto chiaro che questo connubio diventa soffocante...

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di MARIO MORCELLINI

Da sempre, le scienze umane e sociali hanno maturato un interesse particolare per la relazione tra media e devianza, ma è altrettanto chiaro che questo connubio diventa soffocante in tutti i momenti di crisi sociale, quando la centralità e il potere dei media nella descrizione della realtà sociale ripropongono l’antica questione dell’influenza dei messaggi della criminalità sul pubblico. Nel rapporto con le audience, il messaggio comunicativo si inserisce con forza nel dibattito collettivo, strutturando l’interazione societaria e contribuendo alla definizione dei temi percepiti come rilevanti.

Ossessione sicurezza. Le narrazioni che riguardano la devianza, la cronaca nera e quella giudiziaria, in sintesi il male tra noi particolarmente evidente negli ultimi anni, mettono in luce l’ipertrofia comunicativa della violenza e del crimine nei media generalisti italiani. Così i continui messaggi che parlano di violenza non sono più una parte trascurabile dei contenuti trasmessi dai mezzi di comunicazione proprio perché, trovando spazio su generi diversi, sono diventati uno dei più ridondanti luoghi comuni della cultura di massa. L’attenzione dei media al crimine è certamente una conseguenza di quel malessere valoriale che è l’anomia e si rafforza in presenza di una diffusa esigenza del giornalismo di moltiplicare tempi e spazi della cronaca nera, secondo le logiche autoreferenziali delle organizzazioni mediali.

D’altronde, la fotografia della realtà sociale e della violenza che la pervade è opera di professionisti che vivono nella società, ne colgono problemi, timori, contraddizioni e aspettative, rendendo dunque questo plot narrativo particolarmente coinvolgente. È così che la diffusione della devianza nei messaggi comunicativi echeggia l’importanza che hanno assunto le problematiche legate alla criminalità e in genere alla sicurezza.

Reati in calo. Nonostante gli alti livelli di sicurezza raggiunti dalle società occidentali, la percezione del rischio e della paura è infatti in aumento. È un bel paradosso, perché le statistiche di molte tipologie di reati risultano addirittura in calo e la possibilità di prevenire i pericoli dovrebbero ridurre i timori dei cittadini. Eppure, la paura e il rischio sono diventati oramai una forma di ideologia del nostro tempo. Si tratta di un aspetto ampiamente affrontato da illustri sociologi contemporanei: tra questi Bauman ricorda che nell’epoca moderna, dominata dall'instabilità, la paura trova ampio spazio diventando una vera e propria visione del mondo.

Narrazioni del male. In questo scenario si scorge un evidente accanimento narrativo della cronaca nera che, inevitabilmente, conduce ad una trasformazione nella figurazione sociale e nella stessa percezione del cambiamento del sistema socio-culturale. Nella narrazione del male, temi complessi come la follia, l’ira, l’interesse economico o familistico vengono talvolta evocati dai media come motivi “umanamente” comprensibili dell’azione criminale, con un conseguente rischioso spazio di ambiguo protagonismo. I toni sono allarmistici, il sensazionalismo domina la descrizione dei fatti che emergono con tratti sempre più cruenti, suscitando di riflesso forti preoccupazioni e timori nell'opinione pubblica.

Il crimine mediatizzato è molte volte rappresentato come eccezionalità, si avvale di protagonisti che assumono la fisionomia di “cattivi da telefilm”, mentre è oggettivamente scarsa l’attenzione verso gli sviluppi delle attività investigative. Tuttavia, quando la scrittura emotiva della cronaca nera spettacolarizza ed enfatizza intensamente i fatti, ecco che il giornalismo perde le sue funzioni sociali, suggerendo l’idea di una società orientata da passioni e follie imprevedibili.

Effetti forti. Uno stile giornalistico che sfiora l’irresponsabilità.Alcuni eventi più o meno recenti trovano maggiore spazio nei media: i delitti di Cogne, Erba, Garlasco, Perugia e Avetrana sono solo alcune “scene del crimine” che hanno attratto negli ultimi anni le redazioni dei tg, riempito le pagine dei quotidiani e alimentato il dibattito nei salotti tv delle serate di approfondimento.

L’occhio della tv. Il fine sembra quello di raggiungere, con poca fatica e rielaborazione, ciò che fa notizia, mettendo in secondo piano l'obiettivo di fornire all'interlocutore le chiavi di lettura necessarie per capire e interpretare la realtà. Si raccontano storie di vita enfatizzando gli aspetti privati e personali; si accendono le telecamere sulla quotidianità delle vittime, dei colpevoli, dei familiari e di chiunque possa arricchire la storia di emozioni e sensazioni. Dalle informazioni sui fatti si passa voracemente alla diffusione di dettagli e ipotesi verosimili che suscitano interesse, attirando la curiosità del pubblico e permettendo di creare nuove occasioni di discussione e di dibattito, in un circolo vizioso che tutto accentua ed amplifica. Tutto è sottoposto all’occhio crudele della televisione, spesso mettendo volutamente in secondo piano il pudore e il rispetto. La rappresentazione giornalistica della criminalità e di alcuni delitti efferati come quelli di Cogne o di Avetrana ha mostrato come la cronaca nera possa diventare risorsa economica, addirittura location turistica.

La crisi italiana. Il bel volume di Valeria Lai, “Black News”, si propone di mettere in luce le principali evidenze di un fenomeno che nella modernità ha assunto una particolare forza quantitativa e qualitativa, considerato che la cronaca nera nei media sembra un genere che non conosce declino col passare del tempo. L’autrice parte da qui per sollecitare una riflessione più generale sull’informazione italiana. Valeria Lai riesce ad affrontare una problematica così complessa attraverso uno schema interpretativo supportato da una buon impianto teorico e da numerosi dati recenti. Oltre ad approfondire un argomento attuale ma delicato, il lavoro si arricchisce delle significative considerazioni di autorevoli esponenti del mondo accademico, del giornalismo e delle scienze umane. L'approccio multidisciplinare utilizzato è il valore aggiunto e innovativo di un lavoro che ha l'ambizione di osservare i molteplici aspetti che concorrono a farci capire meglio un punto chiave della crisi italiana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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