Marras veste Adele H: stile e follia
Sfila a Milano la collezione autunno-inverno ispirata al personaggio del film di François Truffaut
MILANO. Eccoci arrivati al momento più importante della settimana della moda milanese Autunno-Inverno 2016: il week end. Eccoci quindi alla sfilata di un grande artista algherese, Antonio Marras, tra i pochissimi a rinnovarsi sempre del tutto, a reiventarsi da zero pur mantendo fede alla propria visione artistica. Marras usa sempre la narrazione, le sue radici e diversi stimoli culturali, per ideare e proporre i suoi modelli. Marras si tiene ben lontano dal folklore e dai suoi consunti luoghi comuni ma la Sardegna, la sua insularità, è sempre fortemente presente nelle collezioni dello stilista, così come il cinema ha sempre un posto importante nelle sue creazioni.
«L'Ispirazione per questa collezione viene da un film che amo moltissimo: “Adele H” – una storia d'amore, interpretato da una splendida Isabelle Adjani, e girato da un regista, François Truffaut, che ha segnato la mia adolescenza». Il film del 1975 narra la storia di Adele H, la figlia secondogenita di Victor Hugo, che impazzisce per amore (non ricambiata) e segue il miltare che lei ama in giro per il mondo, finendo su un'isola caraibica. «Io cambio un po' la sceneggiatura – racconta Marras - perché la faccio approdare in Sardegna, dove c'è un'altra donna, una scrittrice che ha vinto il Nobel per la letteratura, Grazia Deledda, che scrive lettere d'amore (non corrisposta) a un suo amato. Adele H impazzirà, cosa che non succederà a Grazia Deledda».
Il percorso emotivo che porta alla follia, è tradotto in abiti dallo stilista che riesce ad avere una visione artistica anche in questa mancanza di adattamento alle regole sociali. «La cosa straordinaria che mi interessava, era raccontare la follia: dalla follia infatti possono nascere, crescere e svilupparsi idee veramente nuove, perché chi è folle non ha barriere precostituite o limiti di alcun genere». E Marras è riuscito con i suoi abiti e i loro tagli, stili e colori a raccontare l'affascinante e pericoloso percorso che conduce a tale condizione estrema. «Credo si possa raccontare la follia, questo genere di follia, anche in passerella: La prima parte della collezione è molto severa, rigorosa, quasi cupa, per poi svilupparsi con il colore e con le stampe. Lei (Adele H, ovvero le modelle vestite da Marras) parte con un cappotto militare, veste colori scuri ma ad un certo punto c'è un cambiamento, lento ma radicale, della collezione: dai colori scuri Adele H passa a raccogliere in giro per il mondo, colori stampe e dettagli che incrosta su di lei; quindi dal nero, dal grigio, si passa al colore, alle stampe, ai fiori».
Le modelle- Adele H aprono la sfilata vestite con giacche maschili, quelle di ottimo taglio sartoriale, con cappotti dallo stile militare con grandi revers cappe e mantelle, ma «non ho più voglia di formalità» fa dire Marras ad Adele H in una immaginaria lettera al padre Vicor Hugo, «sono diventata audace». L'audacia della fanciulla si palesa in abiti leggeri con stampe floreali, volant e ricami. Tutto l'insieme è molto romantico: i bordi degli abiti sono finememte merlettati, hanno rouches e bottoncini rivestiti. Adele conosce Graziedda (Deledda, ndr), così scrive al padre, «esattamente il mio contrario ma siamo già amiche». Adele si perde completamente e alla fine della storia-passerella la vediamo girare in pigiama avvolta in una coloratissima coperta.
Marras descrive il cammino verso la malattia mischiando audacemente e brillantemente: i dettagli mai casuali, accessori forti, duri, in contrasto col romanticismo degli abiti, lunghi, svolazzanti al vento di maestrale. Borse e scarpe dall'aspetto aggressivo, borchiate, quasi punk. Cammina, Cammina, l'Adele H di Antonio Marras, perde la percezione di sé, ma è viva, anarchica e libera.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
