Le favole del Bardo in salsa napoletana
Successo per “Sogno di una notte di mezza estate” a Sassari Le antiche favole partenopee s’intrecciano col testo classico
SASSARI. Il re degli Elfi Oberon e la consorte Titania, regina delle fate, sono invecchiati e hanno lasciato il loro bosco magico per trasferirsi in un antico palazzo nel centro di Napoli. Sospesi tra sonno e veglia i due rivivono antiche storie, ne sognano di nuove, inscenano drammaturgie intricate manovrando capricciosi burattini.
“Il sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare rivive di nuove suggestioni nella versione di Ruggero Cappuccio diretta da Claudio Di Palma in scena al Comunale all’interno della stagione di prosa Cedac.
Liberamente e poeticamente tratto da una delle più amate opere del Bardo lo spettacolo, sin dalle prime battute, coinvolge e stranisce per il totale sovvertimento delle ambientazioni, lo stravolgimento dei personaggi, dei testi e del linguaggio. Shakespeare parla il napoletano e di questa lingua musicale e ironica si impregna al punto tale da fonderla totalmente nel lirismo dei suo versi. Poetico e scurrile, irascibile e filosofico, verace e malinconico, ironico e drammatico il carattere di un popolo e di una lingua sposa felicemente le alternanze emotive della poetica scespiriana. Le assonanze proseguono nella scenografia dello spettacolo curata da Luigi Ferrigno che ricostruisce con pochi tratti il clima fiabesco e onirico del bosco degli elfi in un interno partenopeo.
Evocate dal contesto visivo e linguistico si uniscono idealmente ai sogni inglesi le antiche favole napoletane di Gianbattista Basile. Ma il “Pentamerone” e Shakespeare fanno anche spazio nello spettacolo a colorate ambientazioni circensi in cui i quattro innamorati del testo originale: Erminia, Elena, Demetrio e Lisandro diventano burattini manovrati dai capricci di Oberon e Titania. Un sogno nel sogno che non perde mai magia grazie anche alla maestosa interpretazione dei due protagonisti: Isa Danieli (Titania) e Lello Arena (Oberon) capaci di divertire e appassionare con una magistrale padronanza dei tempi e della mimica e con sapiente utilizzo dei timbri e dei colori infiniti della loro voce. Nell'intrico di storie, battibecchi, innamoramenti, sogni e stranezze varie ci si abbandona, ci si perde e si ride seguendo il ritmo del napoletano. Ma a ricordare che è di una storia in lingua inglese che si parla è proprio Oberon che di tanto in tanto traduce alcune battute divertendo il pubblico col suo inglese dallo spiccato accento partenopeo. I linguaggi si mescolano e catturano mentre ad un “liric boiling” e un “sugar spell” fa eco i “comme si brutto” e “io ’a jetto ’a coppa abbascio”. Ben disegnato e anche il Puch di Fabrizio Vona elfo dalle movenze da saltimbanco irriverente a cui tocca il compito di sconvolgere e riaggiustare i desideri amorosi dei quattro innamorati e i sogni di Titania.
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