La Nuova Sardegna

Le nozze d’argento di Aldo, Giovanni e Giacomo

Nasce uno spettacolo-festa con gli sketch migliori del trio che ha segnato un’intera generazione

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MILANO. «La nostra prima volta fu una domenica del novembre '91, in un localino a Verghera Samarate. Io mi ero appena rotto una gamba ed entrai in scena con tutta la carrozzina. Sulla ruota facevamo la Ruota della fortuna». Ride ancora ripensando a quel debutto Giacomo Poretti, per tutti solo Giacomo, ovvero, insieme a Cataldo Baglio e Giovanni Storti, il 33% periodico della travolgente comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo. Non solo un trio, ma un modo di ridere per un'intera generazione e più, che quest'anno festeggia i primi 25 anni di carriera con uno spettacolo-festa che è un vero, dichiarato, amarcord: «The best of Aldo, Giovanni e Giacomo - Live 2016», con Silvana Fallisi, la musica dal vivo dei Good Fellas e la regia di Arturo Brachetti, al via l'8 marzo a Vigevano e poi in tournée nei palazzetti dello sport di tutta Italia e anche all'estero, tra Londra, Bruxelles, Barcellona, Zurigo e Lugano.

Sul palco allestito come un Luna Park, i loro sketch migliori di questi anni, mai più rifatti e in versione originale, come La Montagna, I Gemelli (da I Corti, 1995), Scuola di Polizia, Pdor, Dottor Alzehimer, Il Viaggio (da Tel Chi El Telun, 1999), Il Museo di arte moderna, Bancomat (da Anplagghed, 2006). «25 anni? Sono tantissimi - racconta per tutti e tre Giacomo alla vigilia del debutto - Quando cominci non si sa se parti, quanto duri. Ci vuole tanta fortuna, applicazione, persone che credono in te, come Paolo Rossi e la Gialappa’s band. In questi anni - prosegue - abbiamo litigato tantissimo, ma sempre con grande rispetto. Ma a riguardarci oggi, avevamo un'energia folle. Facevamo dei numeri particolarissimi, molto fisici, che non si vedevano in Italia. Era davvero molto probabile che ce l'avremmo fatta». «Mai dire Gol” fu il momento di svolta - dice ancora Giacomo - Nelle prime 3-4 puntate abbiamo rischiato il licenziamento. Poi abbiamo messo le nostre cose, gli animali, i Bulgari, ed è cambiato tutto». Calarsi oggi nei panni indossati 25 anni fa è un po’ come tornare a misurarsi con quei ragazzi di allora. «Devi ritrovare l'energia - ammette Giacomo - La cosa curiosa è che quando incontriamo gli studenti di 14-16 anni, scopriamo che ci conoscono benissimo senza averci mai visto dal vivo».

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