La Nuova Sardegna

“Concerti di primavera” nel segno del folklore

di Antonio Ligios
“Concerti di primavera” nel segno del folklore

A Sassari nella Sala Sassu apertura della stagione cameristica con l’Ighme String Quartet

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SASSARI. Un bel concerto ha inaugurato nella Sala Sassu la stagione dei Concerti di primavera 2016 organizzata da Ellipsis. A rompere il ghiaccio è stato l'Ighme String Quartet, una formazione composta da docenti delle più importanti accademie musicali della Polonia, nonché prime parti dell’Orchestra da camera Radom. L'Ighme si è tra l'altro aggiudicato il 1° premio al Concorso internazionale per quartetto d'archi della New York University.

La prima parte del programma era – a nostro avviso immeritatamente – interamente occupata dal Quartetto spagnolo “El Alcazar de la perlas” scritto dal compositore e organista di origine catalana Joaquim Valls e Cassadò, vissuto tra il 1867 e il 1926. Si tratta di un lavoro di rara esecuzione, intriso di echi del cante hondo e di un folklorismo spagnolo di maniera, che presenta spunti tematici interessanti, che a volte rinviano ai Cantos d'España di Albeniz, ma che si rivela molto debole dal punto di vista dell'architettura formale. L'Ighme ne ha comunque offerto una lettura tesa, precisa, e sempre attenta a ricreare quelle atmosfere seducenti che sono tipiche delle espressioni musicali di ascendenza popolaresca.

In fondo il tema della folklorismo inteso alla maniera ottocentesca, ossia come pennellata di colore, come reminiscenza esotica, costituiva il motivo conduttore del concerto. Tanto è vero che nella seconda parte del concerto l'Ighme String Quartet ha presentato uno dei grandi capolavori del repertorio quartettistico di tutti i tempi, il Quartetto n. 12 in Fa maggiore op. 96 “Americano” di Dvorak. Un lavoro che venne concepito dal compositore boemo durante il soggiorno americano (1893) insieme ad un altro celeberrimo lavoro, la “Sinfonia in Mi Dal Nuovo Mondo op. 95”: tutte opere accomunate dalle suggestioni derivanti dal patrimonio folkloristico americano che si fondono in modo nostalgico con le reminiscenze musicali della tradizione popolare boema. Anche qui la componente “americana” è risolta con pochi tratti, ossia col riferimento ai canti religiosi della popolazione nera, con un sapiente impiego della scala pentatonica e di ritmi sincopati. In questa composizione l'Ighme String Quartet ha dato il meglio di sé, palesando le ottime individualità dei suoi componenti e una visione d'assieme dell'opera decisamente condivisibile, ricca di chiaroscuri dinamici e di sottigliezze timbriche.

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