La Nuova Sardegna

La nuova cura del perdono per rivoluzionare la società

di Roberto Sanna
La nuova cura del perdono per rivoluzionare la società

Mondadori pubblica l’opera del docente universitario sassarese Andrea Pinna «L’elemento di rottura definitiva sarà la filosofia del dare e non dell’accumulare»

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SASSARI. «Perdonare ci aiuta a trasformare la sofferenza in nuove risorse e opportunità, è come trovare un nuovo carburante». Il pensiero di Daniel Lumera, pseudonimo dello scrittore sassarese Andrea Pinna, 41 anni, si è trasferito dalle conferenze che ha tenuto tra l’Italia e la Spagna a platee spesso molto distanti tra loro (dai manager di economia ai detenuti) nel libro “La cura del perdono” pubblicato da Mondadori. Andrea Pinna, docente all’università di Girona, formatore internazionale e scrittore, ha messosulla carta il pensiero e l’esperienza maturati negli scorsi anni, con un percorso cominciato nel 2005 «al termine di una profonda crisi personale – racconta –. Un percorso che mi ha portato a presentare i “dialoghi sul perdono” nelle scuole e nelle carceri e, con l’inizio della mia docenza a Gerona, anche ai manager di economia. Il libro è il condensato di tutte queste esperienze, in un viaggio del quale sono il primo a essere sorpreso».

Per quale motivo?

«Onestamente, dieci anni fa avrei pensato al perdono come a un atto di debolezza, mi sarei vergognato. Adesso stiamo arrivando alla Scuola internazionale del perdono e a una nuova educazione alla consapevolezza e alla felicità. Anche i grandi manager si stanno interessando perché, con un nuovo approccio e in un contesto mutato, possiamo arrivare all’economia del dare e non a quella dell’accumulare».

Il perdono ha qualcosa a che vedere con la new age o il pensiero di figure spirituali di spicco negli scorsi decenni quali Anthony De Mello?

«No, siamo molto distanti dalla new age. L’educazione al perdono nasce da una lunga meditazione e dall’incontro e la frequentazione con uno degli ultimi discepoli di Gandhi, Anthony Elenjimittan, un ex missionario. Il perdono non ti allontana dalla società, anzi ti insegna valori veri».

E il rapporto con la religione cattolica?

«Non la seguo ma ho visto che il perdono può integrare il cattolicesimo. Due anni fa c’è stato il primo “Master del perdono” e si sono iscritti alcuni frati, interessati in particolare all’approccio psicologico, sociologico e universale».

Il perdono dove può portare?

«Come ho già detto, ci permette di trasformare i momenti difficili in nuove opportunità e porta benefici multipli alle persone. Per esempio migliora la salute del corpo, aumenta le abilità personali, porta a una migliore qualità della vita e aiuta a non ammalarsi. Il perdono che intendo io non è quello del cristianesimo, intendiamoci, perché è un concetto che è stato recuperato da culture già esistenti quattromila anni prima di Cristo. Il perdono è inteso come attivatore, elemento educativo e rivoluzionario, che può diventare fondamentale per la trasformazione della società».

Come si può trasformare una società che spinge gli individui a essere cinici e ultracompetitivi alla ricerca del successo e dell’affermazione personale?

«Ero molto perplesso anche io, all’inizio. La nostra società ci spinge alla competizione e in Sardegna questo lato è ancora più accentuato. Invece si tratta di proporre un nuovo modello che sta piacendo molto e appunto le persone che più l’hanno recepito sono i manager».

Perché un nuovo modello dovrebbe soppiantare quello esistente?

«Perché quello attuale è finito, c’è una crisi generale di valori e servono strade alternative. Adesso si può misurare l’abilità sul dare e non sull’accumulare, come ho già accennato. Il secondo fattore che oggi fa la differenza è quello dell’interconnessione: più stai bene, più influenzi quelli che ti stanno intorno che a loro volta influenzano gli altri. Un’altra cosa importante sarà la capacità di andare oltre se stessi, creare empatia. Proprio per questo motivo sono convinto che nei prossimi anni si sentirà parlare tantissimo del perdono, in questo momento le persone hanno bisogno di elementi di rottura, hanno bisogno di provocare».

Tutto questo fa pensare che oltre a questo libro ha un progetto da portare avanti.

«Esatto. C’è un progetto internazionale molto grosso sui dialoghi del perdono tra Italia e Spagna, con un “Tour del perdono” in Italia che vedrà protagonisti attori, registi e altre personalità molto note. Il biennio 2016/17 ci vedrà anche consolidare il Master del perdono, che durerà due anni. In Italia abbiamo già diversi appuntamenti importanti, per esempio l’8 marzo saremo a Roma alla Sapienza in occasione della Giornata della donna insieme al presidente della Regione Zingaretti, l’11 in Campidoglio con l’ex procuratore di Mani pulite Gherardo Colombo e presto organizzeremo una giornata a Sassari invitando Don Ciotti».

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