La Nuova Sardegna

Ale e Franz al Verdi: ridere con la poesia

di Monica De Murtas
Ale e Franz al Verdi: ridere con la poesia

Successo del duo milanese con il loro “Tanti lati latitanti”

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SASSARI. Tutto esaurito al Verdi per la prima regionale dello spettacolo "Tanti lati latitanti" portato in scena da Ale e Franz all'interno del cartellone del teatro cittadino. Volti televisivi, attori, cabarettisti dalle battute raffinate e sagaci Alessandro Besentini e Francesco Villa hanno conquistato, per il secondo anno consecutivo, il pubblico sassarese con un nuovo spettacolo ricco di humor e poesia e quel gusto per il teatro dell'assurdo tipico dello stile Ale e Franz. Folla al botteghino per gli ultimi posti rimasti, teatro gremito di un pubblico, attento e partecipe, che ride di gusto alle battute più leggere del duo, ma apprezza e applaude anche i momenti più profondi e riflessivi del racconto che con ironia e sarcasmo mette a nudo i tanti lati, spesso latitanti, dell'uomo di oggi e le assurdità della società contemporanea.

Due ore di spettacolo non stop che fila via in un soffio grazie anche alla scrittura articolata dei testi che toccano registri alternati accompagnando lo spettatore in dialoghi surreali e sketch cabarettistici, attraverso i personaggi e le realtà umane più disparate. Prendendo ispirazione dai pensieri scritti dai pazienti dell'ex ospedale psichiatrico di Milano "Paolo Pini", raccolti in un libro, Ale e Franz danno vita a una serie di situazioni paradossali e tragicamente comiche. Applausi scroscianti per il filmato-tributo alla poetessa milanese Alda Merini anche lei "ospite" del "Pini" negli anni '70. Il cambiamento, la trasformazione, il fluire del tempo sono i temi dominanti di un lavoro che ironizza sulla tecnologia e la medicina, sulla religione e sulla politica. Queste ultime in particolare appaiono come metafore astruse, assimilabili tra loro nella loro distanza dalla realtà e nell'assenza di contenuti concreti, incapaci di assicurare alla società le verità assolute di cui si ostentano tenutarie.

Tra i personaggi che si materializzano sul palco due ex fidanzati che si incontrano dopo vent'anni per scoprire quanto il tempo li abbia cambiati (Maria è nel frattempo diventata Mario) ma anche come, nonostante tutto, il sentimento reciproco sia rimasto immutato. Ci sono poi i due novantenni, esilaranti nei loro battibecchi, ultimi folli baluardi di un mondo di valori ormai tramontati. Tra i dialoghi più graffianti quello, tratto da una famosissima gag di Walter Chiari, tra i due ex compagni comunisti, dagli evocativi nomi di battaglia Palmiro e Fidel, che regala un'analisi cruda e cinicamente realistica sul comunismo e la politica in generale. Fidel rimasto fedele agli ideali vive in una bolla di valori ormai obsoleti compra L'Unità, guida una Fiat Panda dell'ottantaquattro e porta al collo il kefiah. Palmiro, convertito al capitalismo, guida una Porche e ha un aereo privato per raggiungere ogni giorno la sua residenza a Montecarlo.

Surreale e spassosissimo lo sketch tra il ladro di offerte e la statua di Sant'Antonio da Padova "dispenser" di grazie. Scenografia essenziale ma efficace: lo spettacolo è costruito su un paesaggio notturno abitato da un albero spoglio e da un gigantesca luna evocata dal brano "Ti luna" di Enzo Jannacci. Accanto a questo tanti i passaggi dedicati ai maestri del duo, in particolare Giorgio Gaber, ma nel nuovo spettacolo emerge forte anche il personalissimo stile dei due artisti. Finale poetico con serenata milanese alla luna che ritorna in scena: musa di sogni cangianti e inafferrabili. Si replica stasera alle 21.

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