La Nuova Sardegna

Maroccolo, il live del tempo ritrovato

di Walter Porcedda
Maroccolo, il live del tempo ritrovato

Il fondatore storico dei Litfiba entusiasma il pubblico nel mini-tour sardo dedicato a Claudio Rocchi

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ORISTANO. E niente, alla fine, andrà perduto. Tutto ciò che in una o cento vite seminiamo tornerà a vivere in altra, inedita forma. Importante è coltivare la memoria, segnando il ricordo di un attimo quasi coincidesse con la vita stessa, la misura è quella di un respiro, un sorriso, o un battito di ciglia. Il tempo è cancellato e quello che è oggi è già ieri.

Sembra una illuminazione che apre nuove vie di ricerca musicale ed artistica, “Nulla è andato perso”, il concerto del bassista Gianni Maroccolo, tra i fondatori dei Litfiba e presenza carismatica in gruppi rock d'avanguardia, da Cccp a Csi, da Pgr a post Csi. Dopo trenta anni di attività Marok presenta il suo primo set dal vivo _ ieri sera in uno Smeraldo al completo a Sassari, giovedì al Fabrik di Cagliari _ con un pool di musicisti strepitosi: Antonio Aiazzi alle tastiere, Andrea Chimenti alla voce, Beppe Brotto, sitar e viole nepalesi e Simone Filippi, batteria ed elettronica. Un set simile a un affresco melodrammatico, un'opera moderna e pure atemporale che sviscera una tale potenza di espressività scarsamente raggiunta in Italia nella musica dal vivo. E' anche una summa enciclopedica della migliore scena indipendente, quella libera da logiche di mercato. Prendendo le mosse dalla tradizione psichedelica italiana degli anni Settanta, dopo aver attraversato mille temperie punk, a essa sembra tornare sospinta da una brezza leggera, eppure intensa come un haiku giapponese. Ed è una collana di componimenti poetici inanellati uno all'altro, la rete dei brani che si sussegue come tappe di un viaggio nel cuore dell'anima. Venerdì, anche simbolicamente, ha avuto proprio il suo clou nell'auditorium “Atzeni” di Oristano davanti a un pubblico partecipe come pochi. E' infatti a pochi chilometri da lì, alle pendici del monte Arci che tre anni fa avviene l'incontro tra il bassista dei Litfiba e Csi con Claudio Rocchi, scomparso poco tempo fa, autore di capolavori psichedelici come “Il Volo”, un passato di monaco induista che aveva scelto come suo ultimo ritiro le campagne di Marrubbiu. Fu uno di quegli incontri che cambiano la vita. L'amicizia e la collaborazione per l'album “vdb/Nulla è andata perso” getta i semi di un cambiamento. Ed è a Rocchi che è dedicato il live che nel suo cuore ha quell'album così spirituale e profondo da rapire sin dal primo ascolto.

L'ouverture del concerto, con l'omaggio a Rocchi di “La realtà non esiste”, è sontuosa come una marcia regale e introduce liquidamente in una atmosfera avvolgente e carezzevole simile a un liquido amniotico. E' l'incedere frammentato e teatrale di “Rinascere”, una lunga suite che in nuce racchiude l'aura filosofica del set. “Gira la vita che cerca/gira la vita che crea/ nessun arrivo nessuna partenza/ liberi nel cerchio della vita come fanno i larici d'autunno”.

La voce di Chimenti dà forma plastica ai versi, solleva le emozioni, rallentando il battito del cuore. Ed è così un avvitamento senza fine in un mood che commuove, fa sorridere e tremare. Due ore e mezzo di un concerto indimenticabile (con surplus la sorpresa del set di apertura del cantautore Andrea Andrillo, potente folksinger sardo dall'anima noise. Conquista e tiene per mano fino all'ultima nota). Ecco a seguire “Nights e Storms” da “Acau”; “Aria di Rivoluzione” (Battiato), “S.S. Dei Naufragati” (Capossela), “Peste” e “Versante est” (Litfiba), “Inquieto” (Csi) e la straordinaria “L.D.7.M” (“vdb”), “La battaglia” (Litfiba), “Stati dell'essere di Didone”, “Yuri” (Chimenti), “Nulla è andato perso” , “Annarella” (Cccp) e “Maria Walewska” (Litfiba) . E colpo al cuore a sorpresa “ No potho reposare”, cantata da tutti lentamente in coro, omaggio di Maroccolo, alla sua e nostra terra.

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