La Nuova Sardegna

Brendan Behan, la dura vita di un irlandese a New York

di Fabio Canessa
Brendan Behan, la dura vita di un irlandese a New York

La storia del drammaturgo approdato a Broadway dopo aver militato nell’Ira Gli incontri con Kerouac e Miller nell’omaggio a una città dove si sentiva a casa

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«La figura più controversa che ho incontrato nel Village è Jack Kerouac, lo scrittore. Non viveva lì, ma veniva abbastanza spesso a trovare i suoi amici, a bere qualcosa e a cercare di prendere in giro drammaturghi irlandesi di passaggio, attività che, devo dire, non gli rendeva granché. Era un tipo robusto e da lui avrei preferito prendere una sigaretta piuttosto che un cazzotto in faccia». C'è anche il mito della beat generation nei ricordi del periodo newyorkese di Brendan Behan.

Incontri, osservazioni, appunti dai quali prende forma un volume pubblicato per la prima volta nel 1964, lo stesso anno della sua morte, e ora disponibile anche in Italia: “Un irlandese in America. La New York di Brendan Behan” (168 pagine, 20 euro), appena pubblicato dalla casa editrice 66thand2nd che nel nome rende omaggio proprio alla Grande Mela. La città accoglie l'autore di Dublino nel 1960. Arriva negli Stati Uniti con la fama di drammaturgo di successo, ma anche con una storia particolare alle spalle: ex militante dell'Ira, trascorsi in carcere e una nota passione per l'alcol che complice il diabete lo porterà alla morte ad appena 41 anni.

A Broadway, come ricorda con orgoglio, la sua opera teatrale “L'ostaggio” viene molto apprezzata da pubblico e critica. Un amore subito ricambiato da Behan: «In nessun posto mi sono sentito a casa mia come a New York» si legge all'inizio del libro che si presenta come un omaggio alla città, una guida firmata da una penna fuori dal comune, un viaggio particolare attraverso alcuni dei quartieri simbolo della Grande Mela. Per citare un suo illustre connazionale, James Joyce, il vagare di Brendan Behan assume i contorni di un flusso di coscienza.

Un racconto dove si mescolano aneddoti su abitudini americani, riflessioni sulla razza, la religione e la libertà sessuale durante un percorso irregolare che lo porta da Harlem a Chinatown, da Chelsea al Greenwich Village. Con tappe obbligate nei bar della città. Quello che interessa a Behan non sono tanto i luoghi, ma le persone con le loro storie: che siano di gente comune o di personaggi noti. Tra questi incontra (oltre al già ricordato Kerouac) Arthur Miller, Allen Ginsberg, l'attrice Tallulah Bankhead, l'ex campione di boxe Jack Dempsey.

Ad accompagnare le parole dello scrittore irlandese ci sono poi le illustrazioni dell'artista inglese Paul Hogarth che ritraggono angoli noti, ma non solo, della Grande Mela. Disegni che arricchiscono di un tocco nostalgico le parole di Behan e portano il lettore anche visivamente nella magia della New York di quegli anni.

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