La Nuova Sardegna

Le città primitive Il Radical Design in mostra a Orani

di Paolo Curreli
Le città primitive Il Radical Design in mostra a Orani

Aperta ieri la stagione delle esposizioni Un padre del progetto incontra l’opera di Nivola

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ORANI. Inaugurata nella mattinata di ieri al Museo Nivola di Orani la prima mostra di Andrea Branzi in Sardegna dal titolo “La Metropoli Primitiva”a cura di Richard Ingersoll. La mostra apre la programmazione espositiva del 2016 al museo, dedicata al rapporto tra arte, artigianato e design. Come dice la presidente della Fondazione Nivola Giuliana Altea «un intreccio, quello tra arte e design, fortemente presente nell’opera di Costantino Nivola e che è rispecchiato al più alto livello dalla ricerca di Branzi». Successo di pubblico con più di 150 persone che hanno assistito all’apertura dell’esposizione. Nella serata la mostra è stata visitata anche da diverse decine di iscritti al Fai e da un gruppo di guide turistiche per i quali la visita al museo ha rappresentato anche un momento di formazione professionale. Presente anche il presidente della Regione Francesco Pigliaru che ha riaffermato l’importanza del museo per l’intera Sardegna. «Con il nuovo allestimento il Nivola ha aumentato le visite di più del 50 per cento –ha detto Pigliaru–. Il museo unisce la forza dei progetti e la capacità di guardare verso l'esterno, concorrendo allo sviluppo del territorio, e noi siamo pronti a fare la nostra parte».

La mostra di Andrea Branzi –il pensatore più originale nel mondo del nuovo design–, comprende molte creazioni recenti, progetti e video, insieme a una selezione di opere delle fasi anteriori del padre del “Radical Design”. Sotto il nome di “metropoli primitiva”, Branzi propone una visione dell’attuale situazione urbana in cui la nuova capacità cognitiva dell’umanità si allontana dalla tradizione per offrire una libertà primordiale.

Nell’esposizione sculture-oggetto il cui utilizzo richiama uno spirito intrinseco del manufatto che ne trascende la pura funzionalità. Vasi di plastilina, legno, pietra, bronzo e plexiglas. Immagini di corpi senza testa, sedie fatte in parte di ceppi e oggetti in scatola circondati da specchi. L’arcaico, il feticcio, il divino dialogano in modo stretto con le “Grandi madri” di Nivola. «Sento un profondo collegamento con uno dei protagonisti dell’arte del secolo scorso. Il suo lavoro come quello di Le Corbusier, con cui Nivola era legato, è stato fondamentale per la nostra generazione», dichiara Andrea Branzi (nato a Firenze nel 1938) riferendosi all’esposizione della sua opera accanto a quella del maestro di Orani. «La componente mistica e spirituale, la presenza dell’arcaico, sono elementi che avvicinano la mia esperienza a quella di questo grande scultore». Aggiunge l’architetto fiorentino, la cui ricerca poetica sul progetto lo ha portato negli anni ’60, col gruppo Archizoom, ha sostenere una visione liberatoria dell’architettura che corrispondesse all’opera non figurativa di Pollock e Burri. La sua attività di designer indipendente fu sancita dall’esposizione al Museum of Modern Art di New York. «Il mio interesse si è sempre rivolto alla realizzazione di oggetti unici, l’industrial design non mi ha mai interessato particolarmente – spiega Branzi–. Mi interessa piuttosto una riflessione sulle origini della forma umana. La presenza animista nell’ambiente abitato. Come nella tradizione latina, l’oggetto ha sempre un’anima e componenti simboliche e misteriche. Le stesse cose le rintraccio nell’opera di Nivola».

In mostra un masso di basalto trasformato in scatola, con un innesto tra naturale e artificiale tipico di Branzi, l’opera dal titolo “Sasso” è stata realizzata ad Orani, «a conferma dell’interesse con cui il museo guarda alle straordinarie eccellenze artigiane presenti sul territorio, anche questa volta partecipi della realizzazione del progetto espositivo» sottolinea Antonella Camarda, direttore del Museo Nivola.

Interessante il percorso espositivo della mostra come spiega Giuliana Altea. «La mostra comprende una parte storica, che riassume i punti salienti del percorso di Branzi ed è raccolta nel padiglione del parco, e una parte composta di lavori più recenti, eseguiti per lo più nel 2015, ospitata nel vecchio lavatoio. In questo ambiente molto suggestivo, che abbiamo deciso di dedicare alle mostre temporanee, trova posto il dialogo intrecciato da Branzi con l’opera di Nivola». «La mostra conferma l’attenzione del museo Nivola per un’idea di arte che supera i confini e le gerarchie tra le tecniche, dove non ci sono barriere tra arte, artigianato e design – aggiunge la storica dell’arte Altea–. I contenitori di Branzi e i suoi mobili sono oggetti funzionali ma anche opere dotate di una forte autonomia estetica, dove materiali e tecniche moderne si sposano ad elementi naturali».

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