La musica ha perso “il quinto Beatle”
George Martin, produttore dei Fab Four, aveva 90 anni
SASSARI. Galeotta fu la cravatta. Quella che indossava ai primi di giugno del 1962, George Martin, musicista, raffinato produttore e compositore tra i più importanti al mondo, all'epoca responsabile per la Emi dell'etichetta di musica classica e jazz Parlophone, al quale si era rivolto nel febbraio dello stesso anno, Brian Epstein manager in cerca di contratto discografico, per proporgli l'ascolto del nastro di una giovane band di Liverpool, quella dei Beatles. Ma Martin, scomparso ieri all'età di 90 anni _ e la notizia è diventata pubblica dopo un tweet di cordoglio del batterista Ringo Starr, mentre, giusto per stare a Twitter, il social network ha clamorosamente "toppato" la news scambiando il musicista per l'omonimo scrittore della saga de "Il trono di Spade" _ non sembrò molto entusiasta.
Apprezzò certo le voci di John Lennon e Paul Mc Cartney, ma rimase scettico su quel provino che, per la cronaca, registrato alla Decca (l'etichetta rifiutò i Fab Four ma poi arruolò i "rivali" Rolling Stones) non faceva gridare al miracolo. A far cambiare idea a Martin, quattro mesi più tardi ad Abbey Road, fu l'audizione del quartetto. Proprio lì nei mitici studi dove poi, oltre ai Beatles incideranno anche i Pink Floyd e tanti altri, Martin, che non aveva partecipato in diretta all'esibizione dei Beatles, nell'ascoltare il nastro di quella registrazione domandò a quei quattro ragazzi se ci fosse per caso qualcosa che non andava. "Non ci piace la tua cravatta" rispose prontamente George Harrison. Martin che era uomo di vivace intelligenza e sensibile all'ironia apprezzò quella dei Beatles. Così, una seduta iniziata in modo formale proseguì in tono più disteso tra i giochi di parole e le gags dei futuri baronetti, mettendo di fatto il primo tassello di una storia musicale tra le più significative del secolo scorso. George Martin arruolò i Beatles e contribuì, nel dare forma e contenuto, a uno dei progetti musicali più innovativi della musica contemporanea. Fino a segnare una rivoluzione anche nel costume e nei comportamenti di più di una generazione.
La storia di George Martin si è quindi saldamente intrecciata a quella dei Fab Four fino ad essere stato battezzato addirittura come "quinto Beatle". Di sicuro la sua enciclopedica conoscenza musicale, unita a un accorto uso della tecnologia e una perfetta padronanza dello studio di registrazione con uno spirito di ricerca raro per il periodo, furono fondamentali per la nascita del fenomeno Beatles. Era lui che riusciva a indicare sempre la giusta orchestrazione vestendo con gli abiti giusti le intuzioni geniali della coppia Lennon-McCartney. Fu sempre Martin d'altra parte, un uomo dai modi distinti, tipici di un gentleman a segnare la svolta psichedelica dei Beatles, da "Revolver" a "Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band", gli album forse più seminali del gruppo, tali da influenzare in seguito, schiere di musicisti.
Se fu riluttante all'inizio di certo, dopo la divertente storia della "cravatta", Martin ebbe sempre chiara la direzione da prendere grazie ad un fiuto da segugio di razza. «Signori, avete giusto realizzato ora il vostro primo disco da record». Così profetizzò con british aplomb a John, Paul, Ringo e George, al termine della registrazione di "Please, Please me". Era il novembre del 1962, i Beatles dopo una tormentata gestazione e a seguito del singolo "Love me do", avevano trovato il pezzo giusto per entrare nelle charts e nella storia. Il singolo fu pubblicato gennaio del 1963 diventando di colpo quel successo che aprirà la lunga serie di una storia artistica fortunata. George Martin lavorò gomito a gomito con i Beatles per far brillare con la luce giusta e più appropriata gioielli della psichedelia come "A day in the Life" o "Strawberry fields forever", suggerendo soluzioni geniali per brani come "Eleanor Rigby" , "Yesterday" e "Penny Lane" grazie a una vasta conoscenza del repertorio classico. Restò con loro fino all'ultimo album "Abbey Road".
Oltre ai Beatles George Martin produsse e lavorò anche in decine e decine di album, collaborando con altri artisti celebri come Celine Dion, Cheap Trick, Elton John e Paul Mc Cartney, ma la sua storia resterà per sempre legata a quella epica e per certi versi leggendaria del quartetto di Liverpool, come il "quinto Beatle".
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