La Nuova Sardegna

Marco Travaglio Sul palco contro le penne “Slurp”

di Paolo Curreli
Marco Travaglio Sul palco contro le penne “Slurp”

Il giornalista il 17 marzo a Cagliari e il 18 a Sassari In scena per fustigare l’informazione asservita

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SASSARI. Marco Travaglio ritorna in Sardegna per presentare il suo lavoro, “Slurp”, con l'attrice Giorgia Salari e la regìa di Valerio Binasco. Non soltanto i suoi commenti al vetriolo sul “Fatto Quotidiano” e i suoi libri, (dall’ultimo è tratto questo show), ma anche informazione dai palchi dei teatri in giro per l’Italia nelle vesti di intrattenitore e di fustigatore della stampa al servizio dei potenti.

«È uno spettacolo satirico – dice Travaglio – che fa ridere, un riso utile e positivo però, che invita anche i lettori e il pubblico a farsi parte attiva, a pretendere un’informazione corretta, per non lasciare soli i tanti che nelle redazioni ogni giorno si dedicano al proprio lavoro con impegno e coscienza e fanno giornalismo. Quello vero».

Tra crisi dell’editoria e omologazione bisogna salire sul palco per farsi sentire?

«Io non la vedo come un’alternativa. Mi piace lavorare in un giornale cartaceo, ma il teatro ti dà il polso della situazione. Il pubblico è la davanti a te reale, ne puoi constatare le reazioni, i commenti sono senza i nickname – per la maggior parte fasulli – del web. In televisione non sai chi c’è dall’altra parte del teleschermo. Ormai i giornalisti vivono chiusi nelle redazioni, hanno poche possibilità di sentire cosa pensa e cosa sa davvero la gente».

Da questa visuale, i giornali locali sono sempre stati più vicini ai bisogni reali della gente?

«Se l’informazione locale riesce a essere libera dai poteri e dal ricatto della pubblicità istituzionale, svolge un ruolo importante. Ben vengano le voci delle città e delle regioni, con i giornali e le radio locali. Sono sempre stato convinto che più testate e più giornali ci sono e meglio è».

“Slurp” parla di una certa attitudine alla piaggeria e alla sottomissione ai potenti: è un tratto caratteristico italiano?

«Nello stesso periodo in cui in Germania Lutero appendeva le sue tesi sul portone della chiesa del castello di Wittenberg, dando il via alla riforma protestante – un gesto coraggioso per mezzo stampa – in Italia Baldassarre Castiglione pubblicava il suo manuale del perfetto cortigiano. Un esempio di intellettuale al servizio del principe. Da noi sopravvive in pianta stabile la mentalità cortigiana. Siamo un Paese con una cultura autoritaria, anche quando la chiamiamo democrazia. Le classi dirigenti continuano ad avere questa tendenza e gli italiani continuano a sentirsi sudditi e non cittadini. Sono le nostre tare ataviche».

I potenti sono davvero così potenti?

«Per quello che riguarda i politici sono sempre più asserviti a poteri che è difficile conoscere, ma in fondo sono solo marionette. Il segreto è prenderli in giro invece che prenderli sul serio. Chi parla più di Monti o della Fornero? Mentre facevano danni nessuno li criticava. Io sostenevo che bisognava andare al voto e venivo contraddetto da tutti, perché l’importante era mandare via Berlusconi. Invece gli hanno assicurato altri dieci anni di vita e addirittura c’è chi lo rimpiange».

L’Oscar a un film come “Spotlight”?

«Spero che tutti lo vedano, chiarisce come si intende il giornalismo fuori dall’Italia. Quando si usa la lingua per dire la verità e non per “leccare”. Da noi quando facciamo bene il nostro lavoro siamo indicati come gufi o rosiconi che non sono mai contenti».

Di cosa e come si ride nel suo spettacolo?

«La lettura di certe “leccate”è davvero esilarante, sono tutte storie vere anche se sembrano inverosimili. Il pubblico si chiede: “Come mai? Queste cose le ho sentite o lette anch’io”, ma magari non le aveva collegate. Spero che “Slurp”– una volta finite le risate – insegni a leggere meglio i giornali o a seguire con più spirito critico il talk show e i telegiornali, nella speranza di far crescere la voglia di protestare. Spero anche che qualche lettore prenda carta e penna o mandi una email dopo un telegiornale o la lettura di un pezzo, in modo che i direttori stiano più attenti al giudizio del pubblico».

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