La Nuova Sardegna

I romanzi di Salvatore Satta, l’uomo dietro lo scrittore

di Luciano Piras

A Nuoro una giornata di studio per ricordare l’autore del “Giorno del giudizio” «La sua scrittura è sempre sostenuta da un profondo sentimento di umanità»

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di Luciano Piras

No, no e ancora no. Nessuna casa editrice italiana era disposta a pubblicare “Il giorno del giudizio”. «Questo libro è rimasto orfano per sei mesi, un anno. L’avevo portato ovunque, avevo bussato dappertutto, ma tutti, i più grandi editori italiani, avevano detto no... fino a quando un ragazzino, Roberto Calasso, mi disse: “Lo faremo”». E Calasso fu di parola, con la sua Adelphi: nel 1979 ripubblicò il romanzo uscito due anni prima (a vuoto, pressoché inavvertito) con la Cedam di Padova, stesse edizioni che di Satta pubblicavano con successo la manualistica giuridica. «Così passano i capolavori italiani!», ironizza Francesco Mercadante, professore emerito di Filosofia del diritto alla Sapienza di Roma. Amico di Salvatore Satta, caparbio più dello stesso giurista nuorese, è a lui che si deve il rilancio dell’opera letteraria dello scrittore barbaricino.

Non a caso è lui, il professor Mercadante, che racconta l’odissea editoriale del “Giorno del giudizio”, il capolavoro di Salvatore Satta che con il marchio Adelphi spiccò subito il volò vendendo 60mila copie in pochi mesi, tradotto poi in 19 lingue, «uno dei tre capolavori del Novecento italiano – sentenzia Mercadante – insieme a “Fontamara” di Ignazio Silone e al “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e forse anche Montale, ma non ne sono sicuro... » scherza davanti al pubblico riunito, ieri mattina, nell’auditorium della biblioteca Satta a Nuoro per il 40° anniversario della morte del giurista scrittore Salvatore Satta (Nuoro, 9 agosto 1902 – Roma, 19 aprile 1975), un convegno nazionale voluto dal Comune, con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna.

«Giurista scrittore? No, in vita è stato solo giurista» attacca subito Ugo Collu, coordinatore scientifico del convegno (moderato da Ottavio Olita), mirato su “L’impegno civile di una vita. L’humanitas dell’opera letteraria”. «La forza evidente di Satta nelle opere pubblicate, lungo il corso della sua vita, è soprattutto giuridica – spiega Collu –. Eccelsa, riconosciuta, invidiata, anche sordamente osteggiata». «Lo scrittore sembra piuttosto marginale – sottolinea –, se non addirittura inesistente». Eppure la vocazione di Satta, la sua debolezza, il suo vero sogno resta la letteratura. Ma la sua produzione è segnata più dalle delusioni che dai successi. “La veranda”, del 1928, viene scartato dal Premio Mondadori. “De profundis” viene bocciato da Einaudi, nel 1946. Lo stesso “Giorno del giudizio” rimane incompiuto, fermo dalla fine del 1972. «Satta resta incompiuto», rimarca Ugo Collu. Pubblicato postumo, dalla Cedam due anni dopo la morte dell’autore, ripubblicato poi dalla Adelphi, «col senno di poi verrebbe da dire sbrigativamente “scrittore giurista” – va avanti Collu –, mettendo l’accento sul vertice del suo sogno più intimo. Che, in definitiva, pur se ripetutamente osteggiato dall’esterno, si deve senza ombra di dubbio riconoscergli di non aver mai tradito. La riunione dei monconi ci sarà, ma lui non lo saprà mai. Postuma. Perché il vero Satta (scrittore giurista o giurista scrittore) è solo postumo». Scrittore «dotatissimo», di «un’autorevolezza intemerata», dallo «stile propriamente sublime», sentenzia Bruno Pischedda, professore della Statale di Milano. «Sublime, “Il giorno del giudizio”, come “Aracoeli” di Elsa Morante e “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio». Scrittore universale, Salvatore Satta, immerso nel «microcosmo babelico» proprio di chi viaggia tra due lingue: il sardo, la lingua del cuore, e l’italiano.

«Tutto il romanzo è intriso di sostrato sardo», spiega Dino Manca, dell’università di Sassari. Mentre Salvatore Borzi, università di Catania, parla della forza redentrice dell’amore nell’opera letteraria di Satta, Manca legge tra le pagine della Bibbia dei nuoresi: «Che sia nel cielo... Così siamo... Era morto di repente... i dominari dei Corrales». Espressioni forti del latte materno nugoresu, prestati in uso all’italiano. Una libertà stilistica quasi a confermare un tema centrale nell’opera sattiana: la libertà, appunto, «il cammino individuale di ricerca – evidenzia Borzi –, il senso individuale della vita». «L’uomo è al centro», corre in aiuto Manola Bacchis, sociologa, università di Pisa e di Nuoro. «Più è ultimo, più è importante», dice. E fa l’analisi della vita e dell’humanitas che dominano nel “Giorno del giudizio”, seguendo un approccio teorico proprio «dell’interazionismo simbolico», va avanti, citando lo statunitense Herbert Blumer. È questa la grandezza dell’opera capolavoro dello scrittore postumo. Francesco Mercadante ne è certo: «Georges Bernanos diceva che bastano 30 anni per sapere se uno scrittore si affaccia oltre la sua stagione». Salvatore Satta ha superato la soglia dei 40. Anche se lui non lo ha mai saputo.

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