Yundi Li, bravo e glaciale interpretando Chopin
SASSARI. Yundi Li nel 2000, quando era appena diciottenne, fu il più giovane pianista - primo di nazionalità cinese - a vincere il prestigioso Concorso Chopin di Varsavia, al quale aveva partecipato...
SASSARI. Yundi Li nel 2000, quando era appena diciottenne, fu il più giovane pianista - primo di nazionalità cinese - a vincere il prestigioso Concorso Chopin di Varsavia, al quale aveva partecipato su esplicito invito del ministro della cultura: il primo premio non veniva assegnato da ben due edizioni, e ciò rese ancora più clamorosa la sua affermazione. Oggi registra per la Deutsche Grammophon, tiene un centinaio di concerti l'anno, e nella sua patria è una star di primissimo piano. Insieme a Lang Lang costituisce oggi la più esemplare espressione di quel fenomeno che vede gli artisti orientali impadronirsi della cultura musicale occidentale, contribuendo ad affermarla - paradossalmente anche in Occidente - come oggetto di consumo diffuso.
Peraltro Yundi Li è universalmente considerato l' "anti-Lang Lang": più introspettivo Yundi Li, più mediatico e incline a compiacimenti virtuosistici Lang Lang. Yundi Li è stato ospite della stagione dei Grandi interpreti della musica, e proprio con un programma interamente chopiniano ha riscosso un meritato successo, privo però di quel calore che altre volte abbiamo percepito nella stagione del Comunale. Il perché va probabilmente ricercato nel fatto che il pianista cinese nelle sue interpretazioni - ad esempio - delle quattro Ballate, eseguite nella prima parte del concerto, pur lasciando trasparire quella consapevolezza estetica di chi conosce perfettamente una lunga tradizione interpretativa, non riesce poi a plasmarla criticamente per giungere ad una chiave di lettura attuale e personale. Per carità, nulla da dire sul piano prettamente pianistico, a parte qualche riserva sull'uso a volte discutibile del pedale di risonanza: Yundi Li rimane un pianista di prima classe, ma l'ascolto delle quattro Ballate non lascia un'impressione forte, in termini di originalità di lettura, di senso della forma e di cura dell'invenzione timbrica.
Nel ciclo dei Preludi op. 28 Yundi Li appare invece maggiormente a proprio agio, in relazione all'estrema varietà della scrittura, dei caratteri espressivi e della densità dell'ordito strumentale. Il pianista affronta le ventiquattro pagine con una tecnica smagliante - in particolare quando è richiesta una grande agilità alla mano sinistra - e con una evidente volontà di caratterizzare in modo deciso la fisionomia di ciascun preludio. Forse la lettura di Yundi Li non lascia trasparire quell'unità strutturale che fa dei Preludi op. 28 un grande polittico e non una serie di pezzi disposti "selvaggiamente e alla rinfusa", come ebbe a dire Schumann: ma ogni singolo brano è scolpito dal pianista con una naturalezza, con un senso del cantabile strumentale e con un misurato slancio che non possono non coinvolgere l'ascoltatore.
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