Abatantuono a caccia di talenti comici
Parte su La7 “Eccezionale veramente”: «Riderete anche con noi, promesso»
MILANO. Dal film cult diretto da Carlo Vanzina sulla vita calcistica di tre tifosi, il milanista Donato, l'interista Franco e lo juventino Tirzan, sono passati 34 anni. Ma anche se con qualche "z" in meno e qualche capello bianco in più, a Diego Abatantuono la voglia di ridere e di far ridere, non è passata. «Da tempo sentivo la necessità di tornare alle atmosfere del Derby». Detto, fatto: l'occasione è arrivata da La7 che da domani proporrà in prima serata "Eccezionale veramente", il primo talent interamente dedicato alla comicità. Dopo una prima fase di casting, a cui hanno preso parte più di mille persone, una giuria sui generis andrà alla ricerca del nuovo volto della comicità. Al timone ci sarà Gabriele Cirilli, a cui spetta il compito di introdurre gli aspiranti comici, le cui performance saranno valutate da Diego Abatantuono, Paolo Ruffini, Selvaggia Lucarelli e da un quarto giurato chiamato, di volta in volta, a indicare il volto più originale. «Sono delle mine vaganti – scherza Abatantuono–, anche perché molti di loro sono fuori contesto, come Oscar Farinetti e Gianni Rivera. Ma la scelta non è casuale, visto che l'obiettivo del programma non è quello di scovare un comico che sappia solo far ridere, ma un artista che sia duttile».
Abatantuono, sembra entusiasta…
«E lo sono, perché quando c'è un'idea nella quale si crede, ci sono tutte le premesse per andare avanti bene. Sono certo che il pubblico si divertirà. Abbiamo selezionato artisti molto validi, che potrebbero tranquillamente avere uno spazio autonomo in trasmissioni di prima e seconda serata, sostituendo agevolmente colleghi che ormaida tempo non strappano più una risata».
Tipo?
Non farò mai i nomi! Però la comicità è cambiata e bisogna saper tenere il passo. Vero è che siamo in un perimetro molto soggettivo, perché far ridere è una cosa intima. Più personale dell'umorismo c'è probabilmente solo la sessualità, ma quella è una sfera nascosta dei singoli, un lato che non si racconta tanto facilmente. Però è altrettanto vero che quello che ci sembrava divertente vent'anni fa, magari oggi non lo è più».
Lei è un veterano: come è cambiata la comicità?
«Cambiano gli stimoli e le esperienze. E poi gli strumenti. Prima c'era un iter quasi obbligatorio per chi voleva fare spettacolo: il cabaret, i villaggi… Oggi non esiste più quella gavetta, perché la tv macina tutto, è un terreno di battaglia dove viene spinto chiunque, un po' come accadeva durante la prima guerra mondiale quando si trascinavano al fronte perfino i quindicenni. Apparentemente è più semplice partire e farsi notare, ma per restare in quota ci vogliono molti sacrifici. Questo ha determinato un calo nella quantità dei nomi validi».
Chi sono i suoi preferiti?
«Renato Pozzetto è quello che continua a farmi ridere più di tutti. E poi Claudio Bisio, Fabio De Luigi… Anche Marco Giallini e Valerio Mastandrea sono due attori brillanti, oltre che simpaticissimi».
A proposito di simpatia, con lei in giuria c'è Selvaggia Lucarelli. Com'è lavorare con lei?
«Ognuno di noi è cattivo a modo suo. Selvaggia è la più istituzionale nella sua cattiveria, perché è profondamente intransigente. Sta lì a sottolineare ogni performance: questo è troppo scontato, quell'altro troppo volgare, quell'altro ancora vira troppo verso il mimo… Il pubblico potrebbe vederla come un elemento in rotta di collisione, visto che tra me e Paolino Ruffini c'è maggiore confidenza. Ma in realtà non è così. Il vero elemento destabilizzante è il quarto giudice. Può salvare un solo concorrente e puntualmente sceglie sempre la persona che io invece non avrei selezionato».
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