«Italia stai attenta, ormai l’Isis è alle porte»
Il premio Nobel Abdelaziz Essid, domani a Sassari per un convegno, illustra il suo punto di vista sulla crisi internazionale
SASSARI. «Non siamo alla vigilia di una Terza guerra mondiale ma la situazione è caldissima, l’Europa ha l’Isis alle porte e se vuole arrestare l’avanzata del Califfato deve sostenere la Primavera araba e aiutare la Tunisia nella lotta al terrorismo». Abdelaziz Essid, Premio Nobel per la pace 2015, alla vigilia della sua visita a Sassari traccia un quadro preoccupante di quello che sta accadendo in queste settimane nel Nord dell’Africa e invita l’Occidente a non sbagliare le prossime mosse in Tunisia e in Libia. L’avvocato tunisino ha ricoperto un ruolo di primissimo piano all’interno del cosiddetto “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino”, un gruppo formato nell’ottobre del 2013 dall’Ordine degli avvocati e da altre tre organizzazioni della società tunisina che avevano contribuito in misura rilevante al successo della “Rivoluzione dei Gelsomini”, le grandi manifestazioni popolari che nel, 2011, misero fine a più di 20 anni di potere di Zine Abissine Ben Ali, favorendo il dialogo fra cittadini, politici e classi dirigenti. Gli avvocati, in particolare, furono protagonisti di una storica giornata il 31 dicembre 2011, passata alla storia come “vendredi de la matraque” (“Il venerdì dei manganelli”), quando in centinaia formarono un vero e proprio scudo umano, frapponendosi fra la popolazione che manifestava e la polizia che, armi in pugno, voleva disperdere la manifestazione.
Lo scorso anno il Quartetto è stato insignito del prestigioso riconoscimento e Abdelaziz Essid continua a girare il mondo e per invitare le nazioni al dialogo e sostenere l’onda della Primavera araba che ha portato la tunisia a essere considerata l’unico paese arabo arabo ad aver adottato un sistema democratico di governo. Domattina sarà a Sassari al Teatro Verdi per partecipare al convegno, che prenderà il via alle 9, promosso dall'Ordine forense della provincia di Sassari in collaborazione con l'Ordine regionale dei giornalisti della Sardegna sul tema "Il ruolo dell'avvocatura nelle trasformazioni sociali", nel corso del quale verrà intervistato dal presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Giuseppe Giulietti.
Avvocato Abdelaziz Essid, la sensazione che abbiamo in tanti è di sentirsi alla vigilia di una nuova guerra mondiale. Come vede questo momento difficile della comunità internazionale?
«Non siamo arrivati a un punto tale. Al momento non ci sono le premesse per un nuovo conflitto mondiale, pero la pace bisogna guadagnarla affrontando insieme l'integralismo e cercando di risolvere i conflitti con il dialogo».
Resta il fatto che l’Africa del Nord, il Medio Oriente e anche l’Occidente siano in pieno clima bellico. Come siamo arrivati a questo punto?
«L'Occidente ha commesso un errore gravissimo quando ha fatto cadere regimi come quelli di Saddam Hussein e Gheddafi. É vero che si trattava di regimi totalitari, però bisognava pensare al dopo. La libertà e la democrazia non si instaurano con i carri armati e le bombe».
Qual è il ruolo della Turchia in questo momento?
«La Turchia sta aiutando moltissimo il mio paese nella guerra contro il terrorismo e non abbiamo intravisto alcuna volontà di incidere sulla nostra politica interna o sul modello della nostra società. Per il resto é chiaro che Erdogan cerca di giocare un ruolo di primissimo piano nel conflitto siriano, anche prendendo posizioni discutibili».
Cosa pensa della guerra alla Libia?
«É sbagliato bombardare, creerà solo caos . In Libia si sta nascendo un dialogo fra i due governi, bisogna incoraggiarlo perché é meglio un dialogo difficile che una guerra che farà tanti morti e non risolvera alcun problema».
L’Isis può essere fermata?
«É un cancro che dobbiamo fermare subito, non dobbiamo associarlo né a una réligione né a un paese: la loro cultura é quella della morte e del sangue, le prime vittime sono l'Islam e i musulmani, serve una mobilitazione generale».
L’Italia è realmente in pericolo?
«L'Europa e in particolar modo l'Italia sono in pericolo. Se la Tunisia perde la sua battaglia contro il terrorismo, preparatevi ad avere l’Isis alla vostra frontiera. Dovete aiutare l'unica vera Primavera araba a proseguire il suo cammino verso la democrazia e aiutarla anche nella sua guerra contro l'integralismo armato».
Ha invitato i governi al dialogo, ma in questo periodo si parla troppo con le armi: come mai la diplomazia è stata messa in secondo piano?
«Sfortunatamente per l'umanità, le grande potenze pensano piu a preservare i loro interessi, per esempio assicurarsi le vie del petrolio o vendere le armi che producono. Con questo sistema, la loro politica estera é sempre di piu legata all'interesse economico».
Quale ruolo può recitare in questo momento l’Onu?
«Mi dispiace dirlo, ma non dobbiamo aspettarci molto dalle Nazioni unite. L’Onu è manipolato dalle grandi potenze e gli altri stati non possono far nulla. L’esempio più eclatante è che gli Stati Uniti non chiedono più il permesso dell’Onu quando decidono di intervenire militarmente in qualsiasi parte del mondo, bombardano e basta».
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