Primo brindisi col “Bianco di Babbudoiu”
Ieri al Cinema Moderno la proiezione inaugurale del film di Pino e gli Anticorpi con Caterina Murino e Benito Urgu
SASSARI. Emozionati, un po’ tesi, pronti a stare sui carboni ardenti e sentire (finalmente) i commenti del pubblico. Stefano e Michele Manca e Roberto Fara, ovvero Pino e gli Anticorpi, accompagnati da Francesca Rossi e Carlotta Bazzu si sono presentati in viale Umberto all’ingresso del vetusto Cinema Moderno (ancora in attesa di trasformarsi in multisala e dare alla città finalmente un cinema degno di questo nome). La Babbudoiu Corporation stavolta l’ha fatta grossa e il film concepito sei anni fa ha visto la luce ieri pomeriggio. Primo spettacolo alle 17 «e per questo orario abbiamo fatto il record di spettatori a Sassari» hanno scherzato i tre, che sono poi andati a Terralba e rientrati al Moderno per chiudere la serata con un brindisi col Bianco di Babbudoiu. Diretto da Igor Biddau, prodotto da 3Zero2, Firenze Produzioni e Babbudoiu Corporation, il film è stato distribuito dalla Lucky Red in tutta Italia proprio da ieri. L’avventura è ufficialmente cominciata.
Film sardo. Si comincia con l’immagine della torretta della Pelosa, uno degli spot più conosciuti della Sardegna. E la caratterizzazione locale è ben rimarcata. Le tenute di Babbudoiu sono in realtà le vigne e la struttura delle Tenute Delogu, sulla strada per l’aeroporto di Alghero, e l’immagine della piana con Monte Doglia sullo sfondo si ripete più volte. Facile riconoscere le vie del centro storico di Sassari e il Teatro Civico di Sassari fa sicuramente la sua figura nella scena clou del finale. Anche Usini ha offerto due location indovinate (un bar della via principale e una piazza col pavimento in ciotoli) a due delle scene più rustiche e intense. I sassaresi e i sardi ameranno riconoscersi nei luoghi, la scommessa casomai è quella di non risultare troppo scontati nelle sale della penisola.
Ci sono tutti. Se lo scenario è dichiaratamente e volutamente sardo, nel film ritroviamo anche i principali attori comici e caratteristi che la Sardegna ha saputo sfornare negli ultimi anni. Da Marco “Baz” Bazzoni a Valeria Graci, Massimiliano Medda, si vede anche Enzo Mugoni. Poi c’è Caterina Murino, l’unica vera figura femminile della storia, che si destreggia in un film comico dopo una vita professionale in ruoli prevalentemente drammatici.
Il vecchio leone. Benito Urgu è favoloso nel suo cameo, un mercante di opere d’arte gay con un look chiaramente ispirato a Salvador Dalì. A 77 anni lascia sempre il segno e continua a essere geniale nelle sue interpretazioni.
La storia. È ovviamente un canovaccio nel quale si inseriscono gli sketch del trio, che evita accuratamente di riproporre i personaggi storici o i tormentoni e nemmeno indulge troppo al “botta e risposta” modello Pino la Lavatrice che ha sfondato anche in tv. Dopo un inizio un po’ faticoso il film decolla ed è piacevole, con gli spendaccioni gestori delle tenute che devono racimolare in due settimane 350mila euro per non farsi pignorare l’azienda. La banca li ha lasciati a terra dopo un investimento sbagliato in Cina e i tre sono costretti a inventarsi i sistemi più astrusi (alcuni percorribili, altri un po’ meno e abbandonati all’istante) per recuperare a poco a poco la cifra. Alla fine, quando tutto sembra perduto e si aspetta solo l’arrivo dell’ufficiale giudiziario, la soluzione spunta fuori dalla cantina di quelle tenute fortemente volute dal babbo e che non potevano essere vendute «per non farlo morire due volte».
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