Quando ci si ammala per eccesso di medicina
«Contro il mercato della salute», per Iona Heath troppe analisi e troppe cure possono essere dannose
È tutto un programma il titolo di questo libro di Iona Heath «Contro il mercato della salute» (Bollati Boringhieri). Del resto le corrosive tesi dell’autrice, per anni medico di medicina generale a Londra e una delle più importanti voci del movimento di denuncia dell’eccesso di diagnosi e di medicalizzazione della vita nel mondo di oggi, sono ben note. La Medicina, intrecciando buone intenzioni e business, ha messo tra parentesi il suo principale scopo che è quello di aiutare le persone sofferenti, indirizzando le risorse verso la cura dei sani, attraverso diagnosi preventive e stili di vita corretti.
Screening selvaggio. Pagina dopo pagina, l'autrice – nota per le sue posizioni critiche nei confronti dei sistemi sanitari all’epoca del liberismo trionfante – sviluppa un implacabile J'accuse . «Sollecitudine per la salute pubblica o affare colossale per il complesso medico-industriale?», si chiede l’autrice, forte dell’esperienza maturata in trentacinque anni come medico di base presso il Caversham Group Practice di Kentish Town, a Londra. Sofisticatissimi programmi di screening portano spesso a diagnosticare anomalie insignificanti e totalmente prive di effetti sulla salute, mentre il continuo abbassamento delle soglie di normalità di vari parametri biologici come la pressione arteriosa, il colesterolo, la glicemia, si traducono nella sovra-prescrizione di farmaci, facendo prosperare il lucroso mercato della salute.
Oppio dei popoli. Insomma, per la Heath la medicina preventiva sarebbe il nuovo «oppio dei popoli», assumendo il ruolo che Karl Marx aveva attribuito alla religione. «Le somiglianze sono impressionanti, come la religione, la medicina preventiva promette la salvezza se si seguono certi riti, visite periodiche, screening tumorali, ecc., e se si effettuano certi sacrifici, come le rinunce ad alcuni piaceri della vita. Ma i risultati promessi spesso latitano, perché l’origine di tante malattie è dovuta al semplice caso». Come non evocare la brillante e feroce satira delle conquiste e delle ambizioni della medicina di Jules Romains, Knock o il trionfo della medicina ( 1923), resa popolarissima nella versione cinematografica? La storia ruota intorno ad un’aberrazione prodotta nel primo Novecento dalle conquiste della Medicina: la trasformazione dei sani in malati, bisognosi di trattamenti e di farmaci.
Metodo Knock. In un piccolo villaggio francese, Saint Maurice, abitato da una popolazione che scoppia di salute, il giovane e ambizioso dottor Knock, frustrato dalla scarsissima clientela, mette a punto un piano strategico per convincere gli abitanti di essere dei sani che non sanno di essere malati o in pericolo di diventarlo. Assicuratosi la collaborazione del farmacista e del maestro, comincia a diffondere la paura dei "germi", che la batteriologia trionfante – con i suoi sempre più perfezionati microscopi – aveva fatto comparire sulla scena nell’ultimo quarto dell'Ottocento.
Diffondere la paura. L’opera di persuasione ha il supporto del nuovo concetto di causa microbica di una malattia: un sorso d’acqua bastava per introdurre nell'apparato digerente miliardi di germi patogeni, invisibili ad occhio nudo, ma pericolosi e capaci di produrre temibili malattie. Convocata la popolazione per una visita gratuita, il medico interroga abilmente i futuri pazienti, riuscendo a trovare in ciascuno di loro qualche vaga sensazione di malessere, subito elevata a sintomo di patologie e sindromi inventate ad hoc. In breve la gente comincia a lamentare disturbi e malesseri. L’osteria diventa un ospedale-laboratorio dove affluiscono urine ed escreati per le analisi. Finalmente la medicina ha trionfato, esulta il giovane dottore ormai ricco: quasi nessun abitante è sano.
Combinazione tossica. In pieno XXI secolo, la trasformazione dei sani in malati è il risultato della pratica medica difensiva e della concorrenza tra i dottor Knock di oggi, fornitori di servizi sanitari, dominati dall'ideologia basata sul mercato, denuncia la Heath, ponendo l'accento sulla «combinazione tossica di interesse personale e buone intenzioni». La troppa medicina, il regime di sovradiagnosi e sovratrattamento ci fa sentire tutti un po’ più malati, bisognosi di trattamenti e di farmaci, mentre distoglie preziose risorse di cui potrebbero avvantaggiarsi masse di popolazione prive della possibilità di accedere alle cure.
Orizzonti illimitati. Si può anche dissentire su alcune delle statistiche fornite dall’autrice e per qualche eccesso critico, ma è un fatto: nonostante i portentosi successi conseguiti nella lotta alla malattia e alla morte, non ci sentiamo affatto più sani, più felici, più liberi da sofferenze rispetto al passato, anzi, paradossalmente, il numero di malesseri, di disturbi, di sintomi fisici e motivi d'invalidità cresce anzi di anno in anno e dominano un'inquietudine e un'ansia generalizzate. Lo stesso proporsi orizzonti illimitati da parte della medicina e l’idea di dominare la natura hanno creato nuovi problemi e tante illusioni. Come quella di allontanare sempre più l'idea stessa della sofferenza come parte della condizione umana.
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