“Born of Stone”, l’universo di Pinuccio Sciola
Presentato alla Cineteca sarda il documentario d’esordio del regista cagliaritano Emilio Bellu
CAGLIARI. Adesso lo certifica anche un documentario con la griffe della Scuola del cinema di Praga, città dove vive da dieci anni e dove si è laureato regista il cagliaritano Emilio Bellu di 33 anni. Pinuccio Sciola da San Sperate è nato dalla pietra, anzi “Born of Stone”, come recita il titolo del film di esordio dell’artista sardo presentata nei giorni scorsi alla cineteca sarda di viale Trieste a Cagliari da Antonello Zanda. Con immagini di qualità raffinata, suoni e mix audio del tutto originali, fotografia accurata come si conviene ai capolavori, si è ancor più compreso il genio dello scultore che – primo al mondo e nel tempo – ha dato voce alle rocce, ai sassi, ai macigni, a quell’elemento che più muto nessuno immaginava. Soltanto Pitagora, nel “Dialogo della Terra e della Luna” di Giacomo Leopardi, pensava che «le sfere celesti fanno un certo suono». E c’era Platone che aveva immaginato una «potenza divina» nella pietra, chiamata Magnetide da Euripide. Ma eravamo nel mondo virtuale, in un inafferrabile iperuranio, nelle idee di filosofi e matematici che la voce, il suono della pietra, delle pietre, avevano forse ipotizzato ma che mai avevano avuto la fortuna di sentire. Quei grandi dell’antica Grecia avrebbero dovuto lasciare Samo e Atene e sarebbero dovuti sbarcare negli orti e frutteti del Campidano per vedere le vibrazioni e le tonalità di Sua Maestà la Pietra. Che con Sciola ha iniziato ad aver voce nella notte dei tempi perché, citandovi Genesi e Corano, gli Incas o gli dei delle foreste asiatiche, vi dirà che «in principio non fu la luce ma il suono».
Misteri che vengono svelati, immagine dopo immagine, dal documentario. Dice il regista: «“Born of Stone” è il un viaggio nel lavoro di Pinuccio Sciola, tra San Sperate, la sua casa, il giardino sonoro, tra il suo lavoro e la sua opera. È un progetto pensato per raccontare l’opera dell’artista al mondo, c'è un testo in inglese pronto a essere proiettato in diverse città non solo dell’Europa. Immagini, suoni e parole di Sciola composte in un disegno unitario per collegare la sua opera con la tradizione e la terra sarda. Il tutto è accompagnato da una colonna sonora completamente realizzata con campionamenti delle celebri pietre sonore. “Born of Stone” è insomma una capsula di immagini e suoni per conoscere meglio un tesoro dell'arte sarda che con Sciola diventa arte universale».
Emilio Bellu ha molti progetti che non svela. Si sa che ha già prodotto altri cortometraggi presentati e apprezzati al festival di Los Angeles. Ha il sogno di internazionalizzare col cinema l'immagine della Sardegna. Ma è “sardo di fuori” che ama spaziare, non sogna muri ma campi e mari aperti. Lo fa partendo da una città multietnica come Praga con trecentomila immigrati fra Asia e Americhe e dove la classica Scuola del Cinema è quella che ha portato sugli schermi di tutto il mondo e sugli altari mostri sacri come Roman Polanskj e Miloš Forman e che oggi ha studenti e giovani registi di oltre quaranta nazioni in classi con 25 alunni al massimo. Bellu aveva già rifiutato di vivere a Roma, di ciondolare a Cinecittà: Dice: «Ho evitato di studiare in un mondo che ha perso rispetto per il suo primo pubblico. Anche oggi per un aspirante artista la scelta più ragionevole è dare senso all'Europa unita: viverla, assorbire le energie che nascono dalla caduta dei passaporti. Voglio raccontare la Sardegna: ma per rispettarne la tradizione occorre darle nuova vita. Come Sciola ha fatto con la pietra. Le dato voce, prima non aveva. Anche la Sardegna deve trovare per se stessa un altro linguaggio».
Per i curiosi e per gli appassionarti di tecnica va detto che il documentario è autoprodotto senza un centesimo di euro di contributi pubblici, che dura 15 minuti, che è a colori, prodotto nell'anno domini 2016, che è girato in Red Digital 4K.
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