La Nuova Sardegna

Giornate Fai, successo di un’idea di Sardegna

Le cifre altissime indicano una possibile inversione di rotta

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SASSARI. Anche quest’anno le Giornate Fai di primavera sono state un successo. Sabato e domenica 700.000 persone in tutta Italia si sono messe in coda per visitare gli oltre 900 luoghi aperti in 380 località. «Il più grande evento di piazza – dicono soddisfatti al Fondo ambiente italiano – dedicato ai beni culturali. Un’invasione pacifica e gioiosa, un’occasione per sentirsi parte di una grande comunità che ama il proprio Paese e che difende le proprie ricchezze, resa possibile dal fondamentale supporto di 40.000 volontari».

Le cifre sono molto alte anche in Sardegna. A Cagliari in diecimila si sono messi in fila per visitare il complesso dell’ex noviziato dei Gesuiti, un tempo annesso alla Chiesa di San Michele e ora sede del dipartimento medico-legale dell’esercito. A Sassari in tremila hanno varcato la soglia della chiesa di San Paolo e dell’ex oleificio Ardisson. A Sorgono in 1.200 non hanno mancato l’occasione di conoscere Casa Serra (edificio medievale per la prima volta accessibile) e il sito archeologico Biru ’e Concas, con gli affascinanti allineamenti di menhir. A Palau in 120 hanno visitato la batteria militare Talmone.

Sono cifre che fanno riflettere. La cultura è capace di creare curiosità e di suscitare passione. In Sardegna la crisi economica mette in evidenza, ormai in maniera inequivocabile, la debolezza di un modello di sviluppo basato sull’ industria petrolchimica e su produzioni che divorano energia. Anche altre parti d’Italia si sono trovate in questa strettoia e ne sono uscite cercando altre strade. Che esistono. Qui da noi appare sempre più evidente che le vie d’uscita sono l’agroalimentare (legato al rilancio del settore primario dell’agricoltura e della pastorizia) e il turismo, che può trovare nel paesaggio e nella ricchezza del patrimonio culturale un volano eccezionale. Il successo delle Giornate Fai indica esattamente questa direzione.

Ma la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico è un problema che riguarda tutto il Paese. La necessità di una svolta è rilanciata dal manifesto www.emergenzacultura.org , nato per iniziativa dello storico dell’arte Tomaso Montanari. Il documento è alla base della manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 7 maggio con il sostegno di nomi illustri, da Salvatore Settis all’ex ministro della Cultura Massimo Bray. Con loro i sindacati e un ventaglio di associazioni: Italia Nostra, Patrimonio Sos, Comitato per la bellezza, Eddyburg, Unione degli studenti. Nel mirino, in particolare, la riforma dei Beni culturali voluta dal ministro Dario Franceschini. «Un progetto – dice Montanari – in linea con gli improvvidi tagli al settore della cultura decisi nel 2008 dal governo di Silvio Berlusconi».

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