Racconti senza paracadute per i bambini di Betlemme
Scrittori e illustratori insieme in un progetto curato dal romanziere Carlo Deffenu «Parole che sappiano mutarsi in vestiti, latte, medicine, libri, penne e quaderni»
di Alessandro Marongiu
Venticinque scrittori e dodici tra illustratori e fotografi radunati dal romanziere Carlo Deffenu per quella che, se in principio poteva sembrare un'utopia o un azzardo, proprio in questi giorni è diventata un bellissima realtà: un libro, “Uno sputo di cielo. 27 racconti senza paracadute” (Watson Edizioni, 270 pagine, 12 euro), il ricavato delle cui vendite sarà interamente devoluto all’orfanotrofio di Betlemme La Crèche per tramite dell’associazione sassarese “Ponti non muri”.
«Tutto ha avuto inizio il 24 dicembre del 2014, in un pomeriggio come tanti altri», racconta Deffenu, al tempo alla ricerca di un modo per festeggiare i cinque anni di vita del suo blog personale. La volontà iniziale è di coinvolgere i tanti amici scrittori e chiedere loro dei brani da pubblicare nel suo spazio Internet, ma presto sopraggiunge l’intuizione decisiva: «Perché non provare con un progetto extra-blog? Perché non tentare di raccogliere dei racconti per farli uscire successivamente in un volume che potrebbe, per esempio, appoggiare un progetto benefico?». Insomma, non solo letteratura, ma parole che sappiano tramutarsi «in vestiti, mattoni, libri, latte, penne, quaderni, medicine», parole che incidano «davvero sulla realtà con azioni che produrranno degli effetti concreti, tangibili».
In meno di due ore, in quello stesso pomeriggio, le adesioni entusiastiche sono già tantissime: Gianluca Morozzi, Alessandro De Roma, Piergiorgio Pulixi, Riccardo Gazzaniga, Gianfranco Cambosu, Fabio Forma, Elio Satta e Lalla Careddu sposano da subito l'iniziativa, chi con testi scritti appositamente per l'occasione, chi partecipando con testi già pronti ma finora inediti. Deffenu però non si accontenta, e nelle settimane successive pensa a come arricchire ulteriormente il volume e rendere il progetto ancora più corale: «L'idea delle illustrazioni mi è venuta nel mese di marzo. Ho contattato diversi artisti e inviato a ognuno tre racconti, chiedendo che fossero loro a scegliere quale illustrare, ad “adottare” quello più adatto al loro stile e alla loro sensibilità». Da qui la chiamata a illustratori e fotografi quali, tra gli altri, Pier Gallo, Anna Ferrari, Ivan Lodi, Giovanni Pastorello, Antonio Lucchi e Roberto Oliva.
Se il titolo del libro riprende il nome del blog, al sottotitolo “27 racconti senza paracadute” è affidata una sorta di dichiarazione d'intenti: «Ho lasciato molta libertà agli autori – spiega Deffenu – accettando la loro visione e il loro modo di interpretare il tema del libro. Il senso è quello di racconti senza protezione alcuna: tutti ci siamo lanciati senza troppe precauzioni e tutti hanno declinato il tema seguendo la loro indole». A questo punto a Deffenu resta un ultimo passo da compiere per portare a compimento il suo proposito, ovvero trovare un editore: Ivan Alemanno della romana Watson Edizioni (che di Deffenu ha pubblicato il secondo romanzo, “Il clan dei cari estinti”, che a breve sarà tradotto e disponibile anche per il mercato spagnolo e sudamericano) risponde positivamente, e oggi “Uno sputo di cielo” dà il suo contributo a una causa più che giusta e condivisibile: quella, appunto, de La Crèche.
L’istituto di Betlemme, che ha già oltre un secolo di attività alle spalle, si occupa principalmente di bambini da zero a sei anni, accogliendo nei suoi locali i piccoli che vivono in condizioni disagiate per la povertà delle famiglie d'origine o perché maltratti, mal nutriti o picchiati. Non solo: da alcuni anni a essere accolte sono anche le ragazze madri in difficoltà, che vengono seguite durante la maternità e a cui viene proposto un lavoro adatto al loro stato; è stato poi creato un servizio sociale interno che offre aiuto medico, alimentare ed economico alle famiglie bisognose, e infine è stata aperta una scuola materna che ospita anche diverse decine di bambini esterni alla struttura. Pur essendo l’unica istituzione di questo tipo riconosciuta di tutta la Palestina, La Crèche non può contare su nessun tipo di sostegno né da parte dell’Autorità locale né da parte dello Stato d’Israele, e a farla andare avanti nella sua preziosissima opera sono solo le donazioni dei benefattori, una ventina di impiegati e volontari, e quattro suore: una francese, una libanese, una palestinese e una italiana. Sarda, per la precisione: si tratta di suor Maria Mastinu, originaria di Milis, a Betlemme ormai da undici anni.
A breve inizierà una serie di presentazioni a supporto del libro: chi volesse iniziare a supportarne lo spirito e le motivazioni, però, lo troverà fin da oggi in tutte le librerie.
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