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Il “ritorno” di Lazarus Il concerto tributo per David Bowie

di Monica De Murtas
Il “ritorno” di Lazarus Il concerto tributo per David Bowie

di Monica De Murtas Nessuna lapide, nessuna bara e neanche funerale per David Bowie, dopo quasi tre mesi dalla morte tanti invece ancora i misteri sulle sue ultime ore di vita, le suggestioni e i...

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di Monica De Murtas

Nessuna lapide, nessuna bara e neanche funerale per David Bowie, dopo quasi tre mesi dalla morte tanti invece ancora i misteri sulle sue ultime ore di vita, le suggestioni e i dubbi sulle cause del decesso alimentati anche dal riserbo della famiglia chiusa ermeticamente nel dolore e nel silenzio stampa. Il New York post parla di un testamento in cui Bowie avrebbe chiesto che le sue ceneri fossero disperse a Bali. Di fatto però non si sa dove sia stato cremato, pare a New York ma in gran segreto, senza familiari ne amici. «Era questa la sua volontà – ha comunicato la famiglia – non voleva clamori, né esser compianto in un cimitero ma ricordato per la sua musica».

Una scelta condivisibile e non particolarmente eccentrica soprattutto se a dettare le ultime volontà è un precursore assoluto come David Bowie: maestro della diversità intesa come pregio, valore, tappa di una naturale ed irreversibile evoluzione. Con la sua creatività geniale l'uomo delle stelle, da sempre associato ad un altrove lontano e irraggiungibile, è stato un absolute beginner anche nell'affrontare la fine. Aprile 2015 il cancro non gli da speranze e allora Bowie si dedica al suo ultimo progetto pianificando il saluto alle scene più spettacolare mai allestito. Il suo 25esimo album “Black star” non nasce per il mercato discografico, sarebbe uscito prima di Natale se l'obiettivo fosse stato: vendere, viene diffuso invece l'otto gennaio, il giorno del sessantanovesimo compleanno del cantante.

“Black star” per settimane in cima alle classifiche internazionali passerà alla storia, e non perché, come la stampa internazionale si è affrettata a scrivere, «è il suo testamento artistico». “Black star” entrerà nel mito perché rappresenta l'uscita di scena perfetta, il colpo di teatro assoluto, mai osato prima.

Quando esplode la notizia della morte di Bowie il 10 gennaio nei media rimbalzano le immagini del suo ultimo singolo appena uscito “Lazarus” nome legato al concetto di morte ma anche a quello di resurrezione, video seducente in cui Bowie grida al mondo il suo addio poetico e allucinato. Mescolando passato e presente, viaggiando da un letto di dolore ad una dimensione senza tempo Bowie si riunisce al suo alter ego Ziggy Stardust, assassinato in gioventù e trova lo scheletro cristallizzato di un'astronauta, forse il Major Tom del brano “Space Oditty”? approdato su un lontano pianeta nel suo viaggio alla deriva nello spazio. Il Duca bianco nella suo ultimo video cambia simboli e colori diventa una black star una stella nera «Sarò libero come un uccello» canta andando via per sempre inghiottito dal buio cupo di un armadio-stargate. Giù il sipario e luci in sala partono gli applausi. La standing ovation è planetaria. Con un finale così non può esserci funerale. Subito si parla di eutanasia programmata in concomitanza con l'uscita dell'album. Il mondo sconcertato piange il mito e guarda in loop il video “Lazarus”. Non è una cosa da poco assistere agli ultimi istanti di vita di una stella. E' come quando Orson Welles con la sua radiofonica “guerra dei mondi” convinse gli americani che gli alieni invadevano la Terra. E' un' emozione collettiva, potente. «Sono in paradiso» canta David nel video. Il pubblico commosso chiede il bis. Da tre mesi ormai il mondo chiede il bis a Bowie e non vuole lasciar il teatro senza quel bis. I fan si sfogano nei social net. Firmano un petizione in cui chiedono a Dio di «annullare la morte di David» mentre il London Faithful propone di rinominare Marte con il nome dell'artista. In suo ricordo, alcuni astronomi belgi intendono attribuire a una costellazione il nome della leggendaria star del rock. I più estremi sostengono addirittura che Bowie non sia morto veramente ma si sia fatto ibernare, difficile accettare la scomparsa di un mito aggrappandosi al placebo del «la sua arte vivrà in eterno».

Tra le frasi più condivise sul web una recita «Bowie non è morto sono solo venuti a riprenderselo». Si, il sogno di ogni fan è rivederlo cadere sulla Terra. Tra misteri e fantasie l'ultima affascinante suggestione sul “ritorno” di Lazarus nasce intorno al concerto che si terrà giovedì 31 alla Carnegie Hall di New York. Sul palco saliranno venti artisti tra cui Debbie Harry e Cindy Lauper in una serata dal titolo “The music of David Bowie” a cui dovrebbero partecipare anche Mick Jagger e Paul McCartney. L'organizzazione sta studiando la possibilità di trasmettere il concerto in diretta televisiva vista l'elevata richiesta di biglietti e la grande attesa mediatica per l'evento. 

La data, fissata mesi fa in accordo con l'artista e trasformata dopo la sua morte in tributo, è collegata ancora una volta in modo sconcertante al concetto di resurrezione. Nel calendario liturgico cattolico il 31 marzo 2016 coincide con l'ottava settimana di Pasqua, il colore liturgico è il bianco come quello del Duca prima di diventare black star. Ma è soprattutto il testo del Vangelo a colpire la fantasia, descrive infatti l'apparizione di Cristo risorto ai discepoli increduli. «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! – si legge nel Vangelo di Luca –toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io invece ho ancora».

Solo una coincidenza certo, l'ultima delicata poesia di un'artista visionario o magari, chissà dopodomani a New York assisteremo ad un ennesimo sconcertante colpo di teatro.

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