Nuoro celebra “IsReal”, un festival a metà tra fiaba e documentario
Dal 6 aprile all’Auditorium Lilliu cinque giorni di proiezioni Apertura con l’anteprima de “L’Accabadora” di Enrico Pau
SASSARI. Marzo del 2010. Vittorio De Seta è a Sassari e concede una lunga intervista alla Nuova Sardegna. Alla domanda su qualche possibile erede del suo modo di fare film tentenna un po'. Non gli piace fare la parte del maestro, titolo che però tutti giustamente gli riconoscono. Alla fine cita Pietro Marcello che da poco con “La bocca del lupo” ha vinto, al festival di Bari, il premio come miglior documentario intitolato proprio al grande autore di “Banditi a Orgosolo”. Dell'ondata di registi italiani affermatisi negli ultimi anni e legati a quello che oggi viene definito cinema reale, di cui De Seta è stato un anticipatore, Pietro Marcello è sicuramente uno degli esempi più importanti. È lui l'ospite speciale del festival IsReal in programma dal 6 al 10 aprile.
A Nuoro saranno presentati i suoi quattro lavori principali: “Il passaggio della linea” il già citato “La bocca del lupo”, “Il silenzio di Pelesjan” e il più recente “Bella e perduta” che all'ultimo festival di Locarno ha entusiasmato la critica. Una filmografia che mette in mostra un cinema capace di coniugare magistralmente lirismo e impegno civile (in quest'ultimo lungometraggio punta l'attenzione sullo sfacelo in cui versa lo stato dell’arte in Italia), che mescola realtà e fiaba. Pietro Marcello spinge verso nuovi confini il genere documentario, definizione di comodo per una maniera di fare cinema ormai indifferente alle etichette, che si nutre della contaminazione, che si muove senza distinzione tra finzione e non finzione. Il cinema contemporaneo più vitale, ma purtroppo ancora ai margini, poco visibile. Anche per questo diventano davvero preziose occasioni come quelle offerte da IsReal. Festival che, come indicato dal direttore artistico Alessandro Stellino, presenta un programma attraversato dalla commistione dei generi. Così accanto a opere che rientrano nella larga classificazione di documentari, si affiancano altre di esplicita finzione. Come il film d'apertura, “L’accabadora” di Enrico Pau che è un'anteprima assoluta proposta dalla manifestazione. La storia, con Daniela Finocchiaro, Barry Ward e Carolina Crescentini tra i protagonisti si svolge nei primi anni Quaranta a Cagliari, sotto i bombardamenti degli Alleati. Interessante anche per questa particolare ambientazione l'idea di abbinare alla proiezione una mostra con i costumi, realizzati da Stefania Grilli con la supervisione di Antonio Marras, e le foto di scena di Nicola Casamassima e Francesca Manca di Villahermosa. Da non perdere anche i nuovi lavori di altri due registi sardi che porteranno a Nuoro dei cortometraggi appena realizzati: Bonifacio Angius (“Domenica”) e Giovanni Columbu (“L’autobus”).
Quest'ultimo è anche il presidente della giuria del concorso composto da otto opere realizzate da autori di nazionalità differenti che con i loro film offriranno al pubblico anche un variegato spaccato delle tendenze del cinema del reale: “La fièvre” della regista francese di origini marocchine Safia Benhaim, “La familia chechena” dell'argentino Martín Solá, “Sobre la marxa” del catalano Jordi Morat, “Territory” dell'inglese Eleanor Mortimer, “The Living Fire” dell'ucraino Ostap Kostyuk, “Motu maeva” della franco-portoghese Maureen Fazendeiro. E poi gli italiani “Sponde” di Irene Dionisio e “Triokala” di Leandro Picarella. Attenzione anche al fuori concorso dove trovano spazio, insieme ai corti di Angius e Columbu già ricordati, anche il lavoro di un altro regista sardo, “Il presagio del ragno” di Giuseppe Casu, oltre al film spagnolo “L’accademia delle Muse” di José Luis Guerin e al documentario “La cupola" del tedesco Volker Sattel girato in Costa Paradiso e presentato lo scorso febbraio alla Berlinale.
Completano il ricco programma alcuni appuntamenti speciali, che si presentano sempre di sicuro interesse. La sonorizzazione dal vivo, a opera del musicista Gavino Murgia, delle immagini del film “Le stagioni” del regista armeno Artavazd Pelesjan (protagonista di uno dei documentari di Pietro Marcello) e la proiezione di “Scarabea - Di quanta terra ha bisogno di un uomo?”, film del 1969 diretto da Hans-Jurgen Syberberg e incentrato su un affarista tedesco che, innamorato della Sardegna dove vorrebbe investire sul territorio per stabilirvisi, viaggia per la Barbagia. Un viaggio, lungo cinque giorni, è anche quello da fare comodi all'Auditorium Giovanni Lilliu che propone il festival IsReal organizzato dall'Istituto superiore etnografico della Sardegna.
Per partire preparati, è possibile tutti i dettagli sul sito della manifestazione (www.isrealfestival.it).
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