Owens, un campione contro il razzismo
Nelle sale il film “Race – Il colore della vittoria”, biografia del grande atleta trionfatore a Berlino nelle Olimpiadi del 1936
Mancano pochi mesi alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, l'edizione numero trentuno del più importante evento globale. Un sogno che si ripete ogni quattro anni, capace di affascinare e coinvolgere il mondo intero. Dai primi Giochi dell'era moderna, organizzati dal barone Pierre de Coubertin, è passato ormai oltre un secolo. Una storia ricca di campionesse e campioni dello sport entrati con le loro imprese nell'immaginario collettivo, nel mito. Da Fanny Blankers-Koen ad Abebe Bikila, da Mark Spitz a Nadia Comaneci, da Carl Lewis ai più contemporanei Michael Phelps e Usain Bolt. La lista sarebbe lunga, ma c'è un nome dal quale non si può che partire: quello di Jesse Owens. La sua storia trascende lo sport. Nel 1936, alle Olimpiadi di Berlino organizzate dal governo nazista con chiari intenti propagandistici, un atleta afroamericano vince quattro medaglie d’oro compiendo un'impresa sportiva non solo mai riuscita prima, ma probabilmente quella dal valore simbolico più alto di sempre. Ottant’anni dopo le gesta del lampo d'ebano, come fu soprannominato, arrivano sul grande schermo con il film “Race – Il colore della vittoria” diretto da Stephen Hopkins e in questi giorni nelle sale.
Omaggio a Owens che gli stessi americani a lungo non hanno celebrato come avrebbe meritato. Lo ricorda il finale del film. Accolto da milioni di persone al rientro dalla Germania, il velocista fu comunque ancora vittima di discriminazione per il colore della pelle e la Casa Bianca evitò ogni forma di riconoscimento ufficiale. Quello dell'atleta costretto ad affrontare il razzismo sia in patria, all'interno dell'università quando inizia correre, e poi ovviamente in Germania, quando si trova a gareggiare di fronte a Hitler, è il tema principale che accompagna il racconto della vita di Owens. Racconto volontariamente concentrato tra il 1935, quando esordisce nello sport agonistico stupendo subito tutti, e i giorni gloriosi dei Giochi di Berlino dell'anno successivo quando conquista la medaglia d'oro nei 100 e 200 metri piani, nella staffetta 4x100 e nel salto lungo.
Quest'ultima gara è sicuramente quella più ricordata, entrata nella leggenda per il duello con il tedesco Luz Long protagonista di un gesto divenuto simbolo dello spirito olimpico: l'aiuto a Owens in difficoltà nel turno di qualificazione, inizio di una bellissima amicizia che sfidava l'ideologia nazista.
Come gran parte dei biopic anche questo lungometraggio risulta abbastanza scolastico, convenzionale nella sua struttura e nelle scelte narrative. Ma la storia di Owens è così eccezionale che si perdonano facilmente certi difetti. Compreso il carico di retorica che in questi progetti è sempre ben presente. Cinematograficamente la scena più interessante è forse quella dell'ingresso dell'atleta americano nello stadio di Berlino per la sua prima gara, i 100 metri. Una bella sequenza senza dialoghi che ha notevole forza evocativa. Buonissimo il cast: dal protagonista Stephan James, scelto per interpretare Owens, a Jason Sudeikis che veste i panni del coach Larry Snyder, il primo ad accorgersi del talento incredibile di un uomo nato per correre. E poi due grandi della recitazione come William Hurt nel ruolo di Jeremiah Mahoney, l'uomo che guidò gli sforzi per boicottare le Olimpiadi del 1936 in protesta contro la Germania nazista, e più presente di lui in scena Jeremy Irons nei panni di Avery Brundage, presidente del Comitato olimpico americano che invece spinse per la partecipazione degli Stati Uniti. Così fu. E Jesse Owens ebbe l'occasione di scrivere la storia. A cantarne nel tempo le gesta, le immagini catturate dalla regista Leni Riefenstahl (nel film l'attrice Carice van Houten).
Un grande cantore di storie sportive di oggi è invece Federico Buffa, scelto come doppiatore di uno dei telecronisti dell'epoca. Scelta naturale anche perché il giornalista è protagonista di un seguitissimo spettacolo teatrale intitolato “Le Olimpiadi del '36” (da poco presentato anche in Sardegna) nel quale racconta con il suo coinvolgente stile quei Giochi olimpici. I più controversi della storia, ma anche i più memorabili per l'impresa di Jesse Owens.
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